Dietrofront sulla spesa per la difesa: il Governo intende rivedere l’obiettivo del 5% del Pil entro il 2035. La attesta una mozione firmata dai capigruppo di maggioranza al Senato Lucio Malan, Stefania Craxi, Massimiliano Romeo, Michaela Biancofiore, nella quale si afferma che l’impegno del 5% del Pil (pari a circa 70 miliardi in più all’anno) deve essere rivisto.
Nel giugno 2025, al vertice Nato dell’Aja, l’Italia aveva aderito al nuovo target del 5% del Pil per la difesa, una soglia molto più ambiziosa rispetto al precedente obiettivo del 2%. Eppure, nella mozione depositata dalla maggioranza al Senato, il governo propone una revisione sostanziale dell’impegno
Come cambia la spesa militare
Il documento contiene la formulazione per cui il governo si impegna a mantenere un impegno realistico e credibile in ambito Nato, confermando il raggiungimento del 2% del Pil. Ma chiede contestualmente di promuovere “una revisione degli obiettivi più ambiziosi come il 5%”, includendo nel computo anche gli investimenti per la sicurezza energetica e le infrastrutture critiche.
Obiettivo del Governo è quello di collegare la spesa militare agli investimenti in sicurezza energetica e infrastrutturale. Secondo la mozione, infatti, la difesa nazionale non si esaurisce nella componente militare, ma include anche la resilienza economica e la protezione delle infrastrutture critiche.
In questa logica, il governo punta a includere nel computo delle spese per la difesa:
- investimenti in reti energetiche e diversificazione delle forniture;
- sviluppo di infrastrutture critiche;
- tecnologie dual use, cioè con applicazioni sia civili che militari;
- misure di cybersicurezza e resilienza.
I piani del Governo
La crisi energetica prodotta dal blocco dello Stretto di Hormuz ha imposto all’esecutivo la priorità di ridurre l’impatto sulle bollette di famiglie e imprese.
A ciò si aggiunge la prospettiva delle elezioni del 2027; un aumento della spesa militare potrebbe non venir bene accolto dagli elettori. Il Governo sta cercando di contenere l’aumento delle bollette per famiglie e imprese e rafforzare le energie rinnovabili e il ruolo dell’Italia come hub energetico nel Mediterraneo. In questo scenario, destinare decine di miliardi aggiuntivi alla difesa rischierebbe di comprimere altre voci di spesa considerate politicamente ed economicamente più urgenti.
La scelta italiana di rinegoziare al ribasso gli impegni di spesa va in controtendenza rispetto agli accordi presi con Donald Trump. Il presidente americano da molto tempo preme i paesi della Nato per aumentare la loro spesa militare.
Meloni chiede all’Ue di cambiare il Patto di stabilità
Il governo italiano non punta solo a rivedere il tema della difesa, ma anche quello delle bollette. Giorgia Meloni ha scritto una lettera a Ursula von der Leyen per chiedere di poter estendere anche alle spese per l’energia le misure di flessibilità riconosciute dal Patto di stabilità per la difesa. Per ora Bruxelles non si sbilancia, suggerendo a Meloni di usare i fondi esistenti attualmente a disposizione degli Stati.
La richiesta di Meloni riguarda l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale prevista nel Patto di stabilità, un dispositivo che consente di derogare ai vincoli europei su deficit e debito e che al momento è riconosciuto per le spese destinate alla difesa. La premier, alle prese con il caro bollette, vorrebbe allargare la deroga anche ai costi energetici.