Il governo guidato da Giorgia Meloni ha ufficialmente aperto il cantiere della prossima Legge di Bilancio, l’ultima di questa legislatura. Il confronto tra maggioranza ed esecutivo è partito con la risoluzione parlamentare sulla flessibilità energetica e con il dibattito sul Safe, lo strumento europeo per finanziare la difesa.
Indice
Le tempistiche e il nodo del deficit
Prima di conoscere i contenuti definitivi della manovra bisognerà attendere due scadenze chiave:
- il 22 settembre, quando arriverà la certificazione finale sul rapporto deficit/Pil 2025;
- il 15 ottobre, termine per l’invio a Bruxelles del Documento di programmazione di bilancio.
Se il deficit resterà al 3,1%, come indicato nella stima preliminare, non sarà possibile chiudere in anticipo la procedura per disavanzo eccessivo aperta dall’Ue nel 2024. Se invece scenderà sotto il 3%, si apriranno maggiori spazi di finanza pubblica.
Giorgetti, dal canto suo, continua a mantenere una linea di prudenza sui conti, pur sottolineando le nuove stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio, che ha rivisto al rialzo allo 0,9% la crescita del Pil nel 2026.
La flessibilità su energia e difesa
Il governo chiederà all’Europa il massimo della flessibilità concessa: lo 0,6% del Pil per l’energia e lo 0,9% cumulato fino al 2028 per la difesa. Quest’ultima quota si inserisce nel margine dell’1,5% annuo consentito. In termini assoluti si tratta di 35-36 miliardi complessivi, di cui circa 14 miliardi per l’energia e 21-22 miliardi per la difesa. Una parte delle risorse destinate alla difesa potrebbe inoltre essere utilizzata per misure finanziate con il Safe.
Secondo alcune ricostruzioni, l’esecutivo starebbe studiando anche un meccanismo per liberare risorse, spostando sulle voci di energia e difesa spese già effettuate o programmate. L’obiettivo sarebbe ricavare margini aggiuntivi per la manovra.
Pensioni, la partita della Lega
Tra i temi più caldi c’è quello previdenziale. Con l’addio di Quota 103 e Opzione Donna, dal 2027 è previsto l’adeguamento automatico dei requisiti alla speranza di vita, con la pensione di vecchiaia che salirebbe a 67 anni e un mese e quella anticipata a 42 anni e 11 mesi per gli uomini. La Lega, però, punta a evitare questo scatto e a introdurre:
- un’uscita anticipata fissata a 64 anni;
- una Quota 41 flessibile, che permetterebbe di andare in pensione con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età, ma con ricalcolo interamente contributivo dell’assegno.
Si tratta di misure che dividono la maggioranza, anche per gli elevati costi sul lungo periodo, e che richiederebbero un compromesso per non gravare eccessivamente sui conti dell’Inps.
Il fronte fiscale: Irpef, bollo auto e altre ipotesi
Sul piano fiscale, l’obiettivo condiviso da più partiti è estendere l’aliquota Irpef del 33% ai redditi fino a 60.000 euro, rispetto all’attuale soglia di 50.000, con un costo stimato di 3-4 miliardi di euro, da compensare con un riordino delle detrazioni per i redditi sopra i 200.000 euro. Le altre proposte sul tavolo riguardano:
- Forza Italia spinge per l’estensione della flat tax incrementale alle partite Iva, il cashback sanitario e l’abolizione del bollo auto;
- un possibile riordino del bollo auto legato alle emissioni inquinanti, con l’obiettivo di penalizzare i veicoli più vecchi e incentivare il rinnovo del parco circolante;
- l’ipotesi di un’aliquota agevolata del 5% sugli affitti destinati agli under 35 e una revisione delle aliquote Iva.
Ma resta l’incognita coperture
Per ora la dote complessiva della manovra non è stata quantificata ufficialmente, come ribadito dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo. Alcune fonti di maggioranza, tuttavia, parlano di una cifra compresa tra 15 e 40 miliardi di euro, a seconda degli spazi che si apriranno con l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo.
Per finanziare il pacchetto, Giorgetti guarda a una revisione della spesa dei ministeri e, secondo alcune indiscrezioni, anche al contributo delle banche, ipotesi cara alla Lega. Resta il nodo di fondo: costruire una manovra dal sapore elettorale senza intaccare la credibilità finanziaria dell’Italia sui mercati internazionali.