Oltre al Btp Italia Sì quali sono gli altri titoli di Stato che proteggono dall’inflazione?

Dai Btp€i ai Bund tedeschi indicizzati all'inflazione, gli strumenti che aiutano a difendere il valore dei risparmi quando i prezzi salgono

Pubblicato:

Alessandra Di Bartolomeo

Giornalista di economia

Giornalista esperta di risparmio, ha maturato una vasta esperienza nella divulgazione di questioni economiche.

Dal 15 al 19 giugno 2026 debutta il nuovo Btp Italia Sì, il titolo di Stato indicizzato all’inflazione che adegua le cedole e il capitale all’andamento dei prezzi al consumo. Ma a chi è riservato questo nuovo prodotto e quali sono le sue principali caratteristiche? Quali sono inoltre gli altri bond che proteggono dal caro vita?

Come funziona il Btp Sì

Il nuovo Btp Italia Sì è un titolo di Stato riservato al mercato retail ovvero ai risparmiatori individuali e ad altri investitori retail che potranno acquistarlo fino alle ore 13 del 19 giugno 2026, salvo chiusura anticipata del collocamento.

Questo prodotto ha una durata di 5 anni e offre un premio finale extra uguale allo 0,6% se si acquista all’emissione e si tiene fino alla scadenza nel 2031. Il tasso minimo garantito è poi dell’1,60% che può essere modificato solo al rialzo alla chiusura del collocamento in base alle condizioni del mercato.

Le cedole di questo titolo sono semestrali e calcolate in base al tasso fisso (garantito anche nel caso di deflazione) e a quello di inflazione nazionale rilevata dall’Istat nel semestre di riferimento.

L’importo delle cedole viene poi calcolato applicando il tasso fisso semestrale al capitale nominale rivalutato con il tasso d’inflazione rilevato nel semestre di riferimento.

Per quanto riguarda il tasso di riferimento, è l’indice Foi ovvero quello Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di impiegati e operai al netto dei tabacchi.

Così come gli altri buoni del Tesoro poliennali, gode poi di:

Su questo titolo durante i giorni di collocamento, inoltre, non si applicano commissioni di acquisto, il taglio minimo è di 1.000 euro mentre l’investimento non è vincolato nel tempo.

Il Btp Italia Si, infine, si può sottoscrivere presso Poste Italiane e tramite banche abilitate al collocamento.

Per quanto riguarda il diritto di recesso, esso non è applicabile agli ordini effettuati online ed eseguiti sul Mot durante il periodo di collocamento. Quest’ultimo è il mercato obbligazionario telematico gestito da Borsa Italiana sul quale sono negoziati i contratti di compravendita relativi alle obbligazioni nazionali ed estere e ai titoli di Stato dalle 9 alle 17.30 durante i giorni di apertura della Borsa.

Come funzionano i titoli di Stato indicizzati all’inflazione?

I titoli di Stato indicizzati all’inflazione sono strumenti pensati per proteggere il potere di acquisto dei risparmiatori.

Funzionano in questo modo: quando l’inflazione aumenta, cresce anche il capitale rivalutato su cui vengono calcolate le cedole periodiche. In questo modo l’investitore può limitare gli effetti dell’aumento del costo della vita. Il loro rendimento dipende da diversi fattori come le decisioni delle banche centrali, l’andamento dei prezzi e il livello generale dei tassi di interesse.

Qualora l’inflazione nell’area euro dovesse nei prossimi tempi stabilizzarsi intorno al 2-3%, questa tipologia di titoli potrebbe offrire dei rendimenti superiori rispetto ai Btp tradizionali a seconda delle condizioni di mercato e della durata. Nel caso di inflazione più alta e persistente, i rendimenti potrebbero risultare più alti, mentre in caso contrario più contenuti.

Quali sono gli altri titoli che proteggono dall’inflazione?

Oltre ai Btp Italia Sì, ci sono anche altri strumenti che proteggono i risparmi dall’inflazione come i Btp€i. Si tratta di buoni poliennali emessi dal Tesoro e collegati all’andamento dell’inflazione dell’Eurozona. Questi prodotti a differenza dei Btp Italia non seguono l’andamento dei prezzi al consumo in Italia ma sono legati all’inflazione europea. Consentono infatti di beneficiare della crescita del costo della vita nell’intera area euro. Vengono utilizzati soprattutto da fondi pensione, compagnie assicurative e investitori istituzionali per creare un portafoglio diversificato ma possono essere acquistati anche da piccoli risparmiatori mediante il mercato secondario. Rispetto ai Btp Italia, però, le scadenze possono essere più lunghe e arrivare anche a 30 anni.

Anche altri Paesi europei offrono titoli simili come la Germania dove vengono collocati regolarmente Bund inflation-linked che sono considerati molto sicuri grazie all’affidabilità del debito pubblico tedesco anche se spesso i rendimenti sono inferiori a quelli dei titoli italiani.

Quali rischi bisogna considerare prima di investire?

Nonostante siano in grado di proteggere il potere di acquisto dei risparmiatori, i titoli di Stato indicizzati all’inflazione non sono totalmente privi di rischi. Proprio per questo prima di sottoscriverli bisogna fare delle accurate valutazioni. In primis, è importante considerare i tassi di interesse: quando i tassi di mercato restano stabili a lungo o salgono, infatti, nel caso si voglia vendere prima della scadenza si potrebbe ottenere un prezzo più basso rispetto a quello di acquisto con possibili perdite in conto capitale.

Va inoltre considerato lo scenario dell’inflazione futura. I Btp indicizzati sono molto efficaci quando l’aumento dei prezzi è sostenuto o superiore alle attese. In caso di inflazione bassa o in rallentamento, invece, il vantaggio rispetto ai Btp tradizionali si riduce di molto e in questi casi il rendimento può essere più contenuto rispetto alle obbligazioni a tasso fisso.

È necessario inoltre considerare che il mercato dei titoli di Stato è molto ampio e soggetto a frequenti emissioni e rifinanziamenti, ciò contribuisce alla liquidità dei titoli ma non elimina le variazioni di prezzo dovute alle condizioni economiche e alle aspettative degli investitori.

Non si deve poi sottovalutare la gestione dell’investimento nel tempo, soprattutto se si vuole mantenere il Btp fino alla scadenza. In questi casi va valutato il rischio di timing ovvero il momento in cui si entra o si esce dall’investimento. Nel caso in cui si acquisti un titolo quando i tassi sono ancora alti e poi iniziano a scendere, il valore dei titoli sul mercato secondario può aumentare, generando così una possibile plusvalenza nel caso di vendita anticipata. In caso contrario, invece, il prezzo del titolo si può ridurre anche se c’è una buona protezione dall’inflazione.

Per tutti i motivi indicati, il consiglio è quello di investire denaro in questi strumenti soprattutto per investimenti a lungo termine, evitando approcci troppo speculativi di breve durata. Un altro suggerimento è poi quello di diversificare le durate acquistando dei Btp con durate differenti così da ridurre l’impatto delle variazioni dei tassi.

Infine bisogna sempre ricordare che la scelta tra Btp a tasso fisso e Btp indicizzati non dipende solo dalle previsioni sull’inflazione ma anche dalla tolleranza che si ha al rischio e dalla necessità personale di rendimento.

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