Smart working, multe fino a 7.500 euro e arresto: i nuovi obblighi

La legge sulle Pmi prescrive che il lavoratore in smart working debba essere debitamente informato. Si rischiano multe e arresto

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Smart working, si cambia: dal 7 aprile 2026 i datori di lavoro che non rispettano gli obblighi informativi sulla sicurezza arrivano sanzioni penali e amministrative.

Non si tratta di nuove regole sul lavoro agile, ma di un inasprimento delle conseguenze per chi non applica le norme che già esistono.

Legge sulle Pmi

La novità è contenuta nella legge n. 34/2026 sulle piccole e medie imprese, che introduce pene fino a quattro mesi di arresto e multe che possono superare i 7.400 euro per chi non trasmette l’informativa ai lavoratori da remoto e ai rappresentanti per la sicurezza.

Cosa cambia dal 7 aprile

L’obbligo di informare i lavoratori in smart working non è nuovo: era già previsto dalla legge 81/2017. Ma fino ad oggi la sua applicazione è stata spesso discontinua. Con la nuova norma, il mancato invio dell’informativa diventa un illecito punibile. Le sanzioni previste sono:

Nel lavoro da remoto viene meno il controllo diretto del datore di lavoro sull’ambiente operativo. È proprio per questo che la normativa rafforza il ruolo dell’informazione.

In pratica l’informativa scritta sostituisce, almeno in parte, la supervisione fisica che esiste nei luoghi di lavoro tradizionali.

Cosa deve contenere l’informativa obbligatoria

Il documento deve essere fornito almeno una volta all’anno e includere una valutazione chiara dei rischi legati allo smart working.

Tra i principali contenuti richiesti:

Gli obblighi per i datori di lavoro

Per essere in regola, le aziende devono: predisporre e aggiornare l’informativa, inviarla sia ai lavoratori sia ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, garantire strumenti tecnologici sicuri, verificare la conformità delle attrezzature personali se utilizzate, formare i dipendenti sui rischi e attivare la sorveglianza sanitaria se prevista.

Non basta quindi inviare un documento standard: è necessario dimostrare che l’informazione è stata effettivamente fornita e compresa.

Per molte aziende, in particolare le piccole e medie imprese, il cambiamento sarà soprattutto operativo.

Il lavoro da remoto resta invariato nella sostanza, ma cambia la sua gestione da parte del datore di lavoro: chi finora ha trascurato questo obbligo dovrà creare o aggiornare l’informativa, strutturare procedure di invio e tracciamento e integrare formazione e sicurezza nel lavoro agile.

Ipotesi infortunio in smart working

Onorato l’obbligo informativo, si specifica che l’azienda non ha alcun ulteriore onere di controllare o di mettere a norma la casa del dipendente in smart working. Il datore di lavoro, quindi, informa sui rischi generici e specifici della mansione mentre è il lavoratore ad avere l’obbligo di gestire il luogo di lavoro domestico.

Ma se l’azienda ha adempiuto all’obbligo di comunicazione e il lavoratore in smart working riporta comunque un danno alla salute pur avendo osservato ogni prescrizione, allora l’infortunio in smart working può essere equiparato a un infortunio sul luogo di lavoro.

E le spese mediche, se necessarie e giustificate, possono essere rimborsate dall’Inail. Così ha sancito la Sezione Lavoro del Tribunale di Padova con la sentenza 462/2025.

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