G7, 100 milioni di barili dalle riserve: cosa cambia per benzina, diesel e bollette in Italia

I Paesi del G7 concordano l'immissione sul mercato di 100 milioni di barili di greggio e gasolio per raffreddare i listini

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

I leader del G7 hanno raggiunto un accordo per immettere sui mercati fino a 100 milioni di barili di petrolio e gasolio attinti dalle scorte d’emergenza.

L’iniziativa è stata coordinata attraverso l’Agenzia Internazionale dell’Energia e prevede un arco temporale di quattro mesi. Si punta a calmierare i prezzi di benzina e diesel, messi sotto pressione dalla crisi dello Stretto di Hormuz.

L’annuncio di Emmanuel Macron

La mossa arriva al termine di un vertice in videoconferenza convocato dalla presidenza francese: come confermato dal presidente Emmanuel Macron, l’operazione include un intervento d’urgenza concentrato nei primi 20 giorni per quanto riguarda il gasolio, affiancato dall’impegno di non introdurre alcun divieto o limitazione agli scambi tra i Paesi membri.

La decisione arriva dopo le pressioni di Donald Trump sull’Europa, con la minaccia di un possibile blocco delle esportazioni americane di diesel verso i Paesi europei. L’intesa raggiunta evita, almeno per il momento, un nuovo scontro commerciale tra Stati Uniti e alleati.

Secondo quanto riferito dall’Eliseo prima della riunione, i Paesi europei metteranno a disposizione 50 milioni di barili di diesel, mentre i membri dell’Aie contribuiranno con altri 50 milioni di barili di petrolio greggio. Il comunicato finale del G7 parla di 100 milioni di barili complessivi.

È stato anche concordato di coordinare i programmi di manutenzione delle raffinerie per evitare che più impianti interrompano contemporaneamente la produzione .

Benzina e diesel, cosa può succedere ai prezzi

La prima conseguenza attesa è un possibile rallentamento dei rincari dei prezzi dei carburanti. L’immissione di petrolio e gasolio dalle riserve aumenta infatti la quantità di prodotto disponibile, riducendo almeno in parte la pressione sul mercato. L’effetto, tuttavia, non è automatico e soprattutto non garantisce un immediato calo dei prezzi nei distributori, anche per il consueto effetto “missile e piuma”: prezzi che si impennano alla velocità di un missile per poi calare con la lentezza di una piuma che cade.

Le quotazioni del petrolio e dei prodotti raffinati dipendono infatti da diversi fattori: la disponibilità effettiva delle forniture, i costi di trasporto, la capacità delle raffinerie e le aspettative degli operatori.

Un primo segnale positivo è arrivato già dopo gli annunci del G7: le quotazioni del greggio Wti e del Brent hanno mostrato flessioni già nel corso delle contrattazioni a Londra e New York.

Per gli automobilisti italiani la decisione del G7 potrebbe contribuire a dare sollievo al portafoglio durante il rifornimento di benzina e, soprattutto, diesel. E si ricordi anche che in Italia la maggior parte dei trasporti avviene su gomma, quindi anche i prezzi finali delle merci potrebbero frenare. Ma non è possibile quantificare in anticipo un eventuale risparmio al litro né stabilire quando potrebbe arrivare un cambiamento visibile ai distributori e sull’inflazione.

Perché la crisi energetica non si risolve con le riserve

Il problema principale è che il rilascio delle scorte rappresenta una risposta temporanea a una emergenza che va avanti ormai da mesi, ovvero la guerra con l’Iran e la crisi dei trasporti marittimi attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi più importanti per il commercio mondiale di petrolio. A questo si aggiungono le restrizioni sulle esportazioni di gasolio russo e la sospensione delle esportazioni di carburanti da parte delle raffinerie cinesi.

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