Effetto Trump: l’incertezza penalizza dollaro e Bitcoin, risale l’oro

Il metallo prezioso si è rafforzato al di sopra della soglia dei 5.000 dollari, grazie alla sua natura di bene rifugio, mentre restano penalizzati il dollaro ed il Bitcoin, che risente dell'avversione al rischio

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Redazione

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L’effetto Trump si fa sentire sui mercati mondiali, non solo l’azionario, ma anche il dollaro ed il Bitcoin, che scontano una maggiore avversione al rischio degli investitori, mentre sale l’oro assieme agli altri metalli preziosi, grazie alla loro natura di bene rifugio.

La sentenza choc della Corte Supera americana, che ha bocciato gli accordi bilaterali siglati, nei mesi scorsi, dal Presidente, con i principali partner commerciali, e la decisione di Trump di aumentare i dazi universali da un iniziale 10% al 15%, il massimo consentito, per i prossimi 150 giorni, hanno riproposto un quadro di incertezza e volatilità sui mercati mondiali.

Il dollaro fa le spese della politica protezionista di Trump

Il dollaro è sceso causa della politica protezionista di Trump e dell’incertezza sulle future mosse del leader statunitense. Il dollar index si attesta a 97,575 in ribasso dello 0,16%. L’euro è salito dello 0,2% rispetto al dollaro a 1,1808 dollari, mentre la sterlina si è apprezzata dello 0,3% a 1,3519 dollari. Il biglietto verde si è indebolito anche rispetto allo yen giapponese a 154,745 yen, in ribasso dello 0,2%.

Secondo alcuni esperti, questo movimento negativo dei mercati potrebbe essere attribuita a “reazioni impulsive”, e che queste potrebbero essere “di breve durata”, dato che si vi sono diverse strade per mantenere in vigore i dazi. Ad ogni modo, l’incertezza potrebbe complicare uno scenario già instabile per i mercati Forex, in un momento in cui gli operatori devono fare i conti con aspettative mutevoli sui tassi di interesse e nervosismo geopolitico.

Il Bitcoin scivola sotto i 65.000 dollari

Bitcoin è sceso fino al 5% a testare un minimi al di sotto dei 65.000 dollari, a causa della maggiore avversione al rischio degli investitori, per poi recuperare dai minimi ed attestarsi a 66.233 dollari, in ribasso del 2,1%. La criptovaluta accelera così la performance negativa avviata lo scorso ottobre, quanto le quotazioni si erano spinte su un record di 126.000 dollari. Da quel livello, il Bitcoin segna un ribasso del 47% e solo da inizio anno è scovolato del 26%. 

Anche le società crypto statunitensi stanno registrando un calo nelle contrattazioni nel circuito pre-mercato. Strategy scende dell’1,64%, Coinbase perde l’1,55%, Robinhood cede l’1,33% e Block lo 0,98%.

L’oro corre ancora verso i recenti record

Da tutto questo quadro di incertezza ne trae beneficio l’oro, grazie alla sua natura di bene rifugio. Il prezzo dell’oro oggi avanza per la quarta sessione consecutiva, estendendo i guadagni della scorsa settimana, poiché i nuovi dazi globali del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il dollaro debole hanno aumentato la domanda di lingotti come bene rifugio.

L’oro spot ha guadagnato l’1% a 5.155,44 dollari l’oncia ed i future sull’oro statunitense sono saliti dell’1,9% a 5.175,76 dollari l’oncia. Il metallo giallo è salito di oltre l’1% la scorsa settimana, poiché le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran hanno alimentato un clima di avversione al rischio.

Insieme all’oro, sale anche il prezzo dell’argento, che guadagna il 5,4% a 86,825 dollari l’oncia, mentre il platino ha guadagnato lo 0,4% a 2.185,05 dollari l’oncia.

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