Lo spread torna a calare a 116 punti base, rendimenti sotto il 4,50% per la prima volta da un mese

Tornano a calare spread e rendimenti sulla scia di una riduzione del prezzo del petrolio, ma rimane pressione sui mercati obbligazionari e sui titoli di Stato italiani

Aggiornato: 3 min di lettura

Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi si è ridotto leggermente, arrivando a 116 punti base, rispetto ai 117 a cui il differenziale aveva concluso la settimana scorsa. Dai rendimenti arriva però il dato più importante: un calo sostanziale che li riporta sotto quota 4,50% per la prima volta dalla fine di settembre.

Ha aiutato il prezzo del petrolio, con il WTI che è tornato a 100 dollari al barile, ma non si placano né le paure di un’escalation in Medio Oriente, né le pressioni sui mercati obbligazionari che fanno da base ai livelli record dei rendimenti dei Btp decennali.

Lo spread è tornato a calare, soprattutto grazie al petrolio

È stata un’apertura positiva per lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi e in generale per i titoli di Stato italiani sui mercati obbligazionari. Il differenziale è sceso a 116 punti base, ma sono calati soprattutto i rendimenti, che hanno raggiunto il 4,49% per i decennali. Una discesa sotto la soglia del 4,50% in controtendenza rispetto alla chiusura della scorsa settimana.

Era dalla fine di settembre, quindi da più di un mese, che i Btp a 10 anni non scendevano sotto questa soglia. Un buon segnale per il Tesoro, che sta continuando a dover affrontare rendimenti più alti del previsto, e quindi spese in più per il debito, proprio mentre stanno andando in scadenza molti Btp venduti prima del 2022, con rendimenti molto bassi.

Perché lo spread dipende così tanto dal petrolio

In mattinata anche il petrolio è calato, con il WTI che è tornato attorno ai 100 dollari al barile. Non è un caso che spread e greggio siano legati. I mercati valutano la crisi energetica come il principale pericolo per le economia europee. Un costo del petrolio alto significa più inflazione, più probabilità di un aumento dei tassi di interesse e, di conseguenza, un’economia in crescita più lenta.

Un rallentamento della crescita del Pil aggrava il principale parametro di salute dei conti pubblici, il rapporto deficit/Pil. Di conseguenza, aumentano le pressioni sui debiti sovrani, che in Europa sono in un momento di difficoltà.

Spread in Europa ancora in calo

Il problema dei rendimenti alti dei titoli di Stato è quindi europeo, come dimostrano i dati provenienti dagli altri grandi Paesi che adottano l’euro. In Spagna i Bonos sono a 62 punti base dai Bund, con rendimenti del 3,95%.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 2 novembre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,33% –
Btp italiani 4,49% 116
Oat francesi 4,97% 164
Bonos spagnoli 3,95% 62

Gli Oat francesi, che sono sempre i titoli sotto maggior pressione, hanno invece uno spread di 164 e faticano a mantenere i rendimenti sotto il 5%.

Le aste di novembre dei titoli di Stato

Concluse le aste di ottobre, ci sarà una settimana di pausa. Poco prima della metà del mese ricominceranno però le emissioni regolari dei titoli di Stato italiani. Il calendario completo delle aste dei Btp, dei Bot e del CctEu è:

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