Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è tornato a crescere, arrivando nella mattinata del 1 settembre a 84 punti base. I rendimenti dei titoli di Stato hanno fatto un altro balzo, arrivando al 4,18% e mantenendosi quindi ai livelli del 2023. Erano anni che gli interessi sui Btp decennali non raggiungevano questi picchi.
A questi aumenti concorrono una serie di fattori. L’instabilità internazionale e la crisi energetica stanno mettendo in difficoltà le economie europee, ma anche il comportamento della Fed e le parole ritenute ancora troppo ambigue di Kevin Warsh stanno contribuendo.
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Cosa sta succedendo allo spread e ai rendimenti
Nelle ultime settimane i rendimenti dei titoli di Stato italiani sono cresciuti sensibilmente e, dopo mesi attorno al 3,50%, si sono stabilizzati ben oltre il 4%. Il 1 settembre, in apertura, gli interessi sui Btp decennali hanno raggiunto il 4,18%, cifra che non si vedeva da novembre 2023. Lo spread rimane al contempo alto ma relativamente stabile, passando dagli 83 punti di lunedì 31 agosto agli 84 di oggi.
Cosa c’entra la Fed con i rendimenti italiani
Uno dei fattori che sta spingendo così in alto i rendimenti dei titoli di Stato europei è il comportamento della Federal Reserve, la banca centrale statunitense. L’inflazione negli Usa è molto alta e a luglio ha superato il 3,7%. Una situazione di questo tipo dovrebbe spingere la Fed e il suo presidente Kevin Warsh ad aumentare i tassi di interesse sul dollaro, per rallentare l’economia e frenare l’aumento dei prezzi.
Warsh, nominato recentemente da Trump, è però sotto pressione da parte della Casa Bianca per non aumentare i tassi. Al contrario, Trump vorrebbe una riduzione dei tassi, che favorirebbe la Borsa e gli investimenti, ma rischierebbe di mandare l’inflazione a livelli inaccettabili. Tra queste due pressioni, Warsh ha deciso di rimanere fermo.
Anche se nei suoi discorsi il presidente della Fed si mostra pronto ad alzare i tassi, i mercati non credono alla sua retorica e pensano che non andrà contro il volere di Trump. Questo sta mettendo sotto pressione anche il debito pubblico degli Usa, con un aumento dei rendimenti dei Treasury Bond, i titoli statunitensi. Il risultato è che anche i titoli europei devono alzare i propri rendimenti, per non soccombere alla competizione americana.
I titoli di Stato europei subiscono l’incertezza della Fed
Non è quindi un caso che tutti i titoli di Stato europei stiano vedendo aumentare i propri rendimenti. Germania e Spagna vanno di fatto di pari passo, con i Bonos che si mantengono costanti a 45 punti di distacco dai Bund.
| Titoli di Stato | Rendimenti | Spread |
|---|---|---|
| Bund tedeschi | 3,34% | – |
| Btp italiani | 4,18% | 84 |
| Oat francesi | 4,20% | 86 |
| Bonos spagnoli | 3,79% | 45 |
Oscillano di più invece gli Oat francesi, che vengono influenzati anche dall’incertezza delle prossime elezioni presidenziali e dal peso del debito pubblico del Paese, sempre più alto. Lo spread con i Bund in questo caso è di 86 punti base.
Le prossime aste dei titoli di Stato italiani
Il Tesoro ha però ancora tempo prima di dover emettere i prossimi titoli di Stato. Non ci saranno infatti aste fino alla seconda settimana di settembre. Le date da segnarsi sono:
- il 9 settembre per l’asta dei Bot;
- il 10 settembre per l’asta dei titoli a medio e lungo termine;
- il 24 settembre per l’asta dei Btp Short e dei Btp€i;
- il 25 settembre per l’asta dei Bot;
- il 26 settembre per l’asta dei titoli a medio e lungo termine.