L’euro digitale potrebbe diventare realtà nel 2029. L’annuncio arriva dal vicepresidente della Banca Centrale Europea, Luis de Guindos, che ha illustrato lo stato di avanzamento del progetto durante la presentazione della relazione annuale alla commissione ECON del Parlamento europeo. Non si tratta più di una semplice ipotesi o di un esercizio teorico, ma di una roadmap che, se rispettata, porterà alla prima emissione di una valuta digitale pubblica nell’area euro entro la fine del decennio. Per far sì che la tabella di marcia venga rispettata, però, una prima fase sperimentale verrà avviata nel 2027.
Euro digitale: primo test nel 2027, emissione nel 2029
Secondo quanto dichiarato da de Guindos, nel 2027 è prevista una prima operazione pilota, che servirà a testare sul campo il funzionamento dell’euro digitale, verificandone sicurezza, scalabilità e integrazione con i sistemi di pagamento esistenti. Solo dopo questo test si potrà procedere, nel 2029, con una prima emissione.
Nonostante la chiarezza del cronoprogramma, esiste una condizione imprescindibile: l’approvazione del quadro normativo entro il 2026. Senza una base legislativa solida, l’intero progetto rischia di subire ritardi significativi.
Attualmente, la Commissione europea e il Consiglio dell’Unione Europea hanno già definito le loro posizioni. L’ultimo tassello mancante è quello del Parlamento europeo, che dovrebbe esprimersi entro l’estate. In particolare, si prevede un voto in commissione ECON entro il 23 giugno, seguito dall’approvazione definitiva in plenaria nel mese di luglio.
Come funzionerà l’euro digitale
L’euro digitale sarà, a tutti gli effetti, una forma elettronica della moneta emessa dalla banca centrale, complementare al contante e non sostitutiva. I cittadini potranno utilizzarlo per effettuare pagamenti quotidiani, sia online che offline, con un livello elevato di sicurezza e, almeno nelle intenzioni, con una forte tutela della privacy.
Per rendere possibile tutto questo, è prevista la creazione di un’infrastruttura di pagamento europea alternativa ai circuiti internazionali dominanti. Oggi, gran parte delle transazioni elettroniche nell’area euro passa attraverso operatori come Visa e Mastercard, con costi che, secondo molte associazioni di categoria, penalizzano soprattutto le piccole e medie imprese.
Impatti economici e politici
Dal punto di vista economico, l’introduzione dell’euro digitale apre scenari complessi. Da un lato, potrebbe migliorare l’efficienza dei pagamenti, ridurre i costi di transazione e favorire l’inclusione finanziaria. Dall’altro, solleva interrogativi sulla disintermediazione bancaria, ovvero sul rischio che i cittadini preferiscano detenere liquidità direttamente presso la banca centrale anziché nei conti correnti tradizionali.
Per le imprese, in particolare per le PMI, un sistema europeo basato sull’euro digitale potrebbe ridurre queste commissioni e migliorare i margini operativi. Non a caso, il tema è seguito con attenzione anche da organizzazioni come Confcommercio, che vedono nel progetto un’opportunità per riequilibrare le condizioni di mercato a favore delle imprese europee.
A livello politico, invece, in Italia il progetto gode di un sostegno trasversale. Tra i protagonisti del confronto figurano esponenti di diverse forze politiche, come Marco Falcone e Pasquale Tridico, che hanno contribuito a portare il tema al centro dell’agenda europea. Tuttavia, permangono alcune criticità. Tra queste, le preoccupazioni legate alla privacy dei cittadini, al ruolo delle banche commerciali e alla possibile introduzione di limiti all’utilizzo della moneta digitale per evitare effetti destabilizzanti sul sistema finanziario.
Il 2029 non è dietro l’angolo, ma nemmeno così lontano. Se il percorso legislativo procederà senza intoppi e le fasi tecniche daranno esito positivo, l’euro digitale diventerà una realtà concreta entro pochi anni. Ma molto dipenderà dalla capacità delle istituzioni europee di trovare un equilibrio tra innovazione e stabilità, tra efficienza e tutela dei diritti.