Emirati Arabi fuori dall’Opec+, gli effetti sul prezzo del carburante in Italia

A partire dal 1° maggio gli Emirati Arabi Uniti usciranno dall'Opec, il cartello dei Paesi produttori di petrolio, dopo anni di conflitti con l'Arabia Saudita sulle quote di produzione

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

Gli Emirati Arabi Uniti, il Paese del Golfo Persico in cui si trova anche Dubai, ha annunciato la sua uscita dall’Opec, il cartello dei produttori di petrolio che ruota attorno all’Arabia Saudita. Gli Emirati usciranno anche dall’Opec+, l’alleanza vicina al cartello che include anche la Russia.

Sono anni che gli Emirati sono in contrasto con l’Arabia Saudita a livello economico e politico e l’Opec era diventata un terreno di scontro tra i due Paesi. Abu Dhabi ha colto l’occasione del blocco dello stretto di Hormuz per distanziarsi da Riyad, aprendo la strada a un aumento della produzione di petrolio in un momento in cui i prezzi sono aumentati a dismisura.

Perché gli Emirati lasceranno l’Opec

Sono diverse le ragioni che hanno spinto gli Emirati a lasciare l’Opec e l’Opec+. C’è quella ufficiale, riassunta nelle parole con cui ministro dell’Energia, Suhail al Mazroui ha annunciato la decisione:

Dobbiamo pensare ai nostri interessi e dei nostri impegni per contribuire in maniera più efficace e venire incontro alle esigenze del mercato.

Gli Emirati hanno una posizione di forza rispetto ad altri Paesi del Golfo produttori di petrolio: hanno uno sbocco sul Golfo dell’Oman, che supera lo stretto di Hormuz. Grazie a un oleodotto che conduce fino alla città portuale di Fujairah, il Paese può esportare molto petrolio senza dover passare dal blocco iraniano.

Abu Dhabi temeva che l’Opec avrebbe potuto accettare di pagare i pedaggi iraniani, una volta che lo stretto fosse stato riaperto. La decisione di uscire dal cartello, però, non è legata soltanto a un’occasione contingente come la guerra in Iran.

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Cerchiata in rosso la costa di Fujairah, che si affaccia sul Golfo dell’Oman e permette agli Emirati di bypassare Hormuz

Come funziona l’Opec

L’Opec è un cartello che decide il prezzo a cui i Paesi membri vendono il proprio petrolio. Per farlo non impone tetti di prezzo, ma quote di produzione. Ogni Paese può produrre una certa quantità di barili al giorno. Più aumentano i barili, più cala il prezzo del petrolio. Al contrario, più la produzione diminuisce, più il prezzo aumenta.

L’Arabia Saudita è il Paese più potente dell’Opec. Produce circa 10 milioni di barili al giorno e negli ultimi anni, in cui il prezzo era molto calato, era interessata a ridurre la produzione dell’Opec, per mantenere i prezzi più alti. Gli Emirati producono 3,6 milioni di barili al giorno, il 12% della produzione complessiva del cartello, ma avrebbero il potenziale di produrne molti di più.

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Andamento del prezzo del petrolio del Mare del Nord negli ultimi mesi

Da anni gli Emirati fanno pressione perché l’Opec aumenti le loro quote di produzione, senza ottenere risultati. Questo ha portato a crescenti tensioni con l’Arabia Saudita, che hanno avuto risvolti anche militari. I due Paesi sostengono parti opposte nelle guerre civili in Yemen e Sudan.

Cosa cambia per l’Italia

La capacità di produzione massima attuale degli Emirati è stimata in 4,8 milioni di barili al giorno, con la possibilità di arrivare a 5 milioni entro il prossimo anno. Liberi dalle quote dell’Opec, gli Emirati potrebbero iniziare a massimizzare la propria produzione, esportando attraverso il porto di Fujairah.

Questo potrebbe comportare una riduzione del prezzo del petrolio nel medio termine. Per l’Italia, potrebbe significare un calo del prezzo dei carburanti. Per il momento, però, l’annuncio non ha causato particolari scostamenti sui mercati energetici. Il petrolio rimane infatti oltre i 110 dollari al barile.

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