Per anni il posto fisso e la casa di proprietà sono stati considerati i due pilastri della sicurezza economica delle famiglie italiane. Oggi, però, questa convinzione appare sempre meno solida. A dimostrarlo è il nuovo quadro delineato dall’Osservatorio Finsight 2026 di Bravo, secondo cui il fenomeno del sovraindebitamento coinvolge sempre più persone appartenenti alla classe media, con un’occupazione stabile, un reddito regolare e persino un patrimonio immobiliare.
Quanto sono indebitati gli italiani
Secondo i dati dell’Osservatorio, l’esposizione debitoria media si aggira intorno ai 25 mila euro e non sempre si tratta di un unico prestito particolarmente elevato. Al contrario, il rischio deriva spesso dall’accumulo di numerosi finanziamenti sottoscritti nel tempo.
Nel dettaglio:
- il 32,9% delle persone presenta due debiti attivi;
- il 39,3% ha tra tre e quattro finanziamenti contemporaneamente;
- il 42% registra un’esposizione compresa tra 10 mila e 25 mila euro;
- il 30,9% ha debiti tra 25 mila e 50 mila euro.
Mutui, prestiti personali, finanziamenti per l’acquisto di beni di consumo, carte revolving e fidi bancari finiscono così per sommarsi fino ad assorbire una quota sempre più consistente dello stipendio. Il risultato è una progressiva riduzione della liquidità disponibile per affrontare le spese quotidiane e gli imprevisti.
Il profilo di chi si indebita in Italia
L’analisi condotta su quasi 19.400 profili mostra come a essere maggiormente esposti sono gli adulti nel pieno della vita lavorativa e familiare:
- il 58,7% delle persone in situazione di sovraindebitamento ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato;
- mentre il 38,3% vive in una casa di proprietà.
I numeri raccontano una realtà diversa rispetto al passato ed evidenziano come la difficoltà economica non sia più legata esclusivamente alla disoccupazione o alla precarietà lavorativa. Infatti:
- il 53,6% del campione ha infatti un’età compresa tra i 45 e i 64 anni;
- il 29,3% appartiene alla fascia tra 45 e 54 anni;
- il 24,4% ha tra 55 e 64 anni.
Si tratta di persone che spesso devono sostenere contemporaneamente mutuo, figli, spese familiari e altri impegni finanziari. Non a caso, il 33,9% dichiara infatti entrate mensili comprese tra 1.500 e 2.000 euro, un reddito che conferma il coinvolgimento della fascia media della popolazione.
Perché casa e posto fisso non bastano più
Per lungo tempo il contratto a tempo indeterminato è stato considerato una garanzia sia per le famiglie sia per gli istituti di credito. Oggi, tuttavia, la stabilità lavorativa non è più sufficiente a evitare situazioni di difficoltà finanziaria. Uno stipendio regolare permette certamente di programmare le spese, ma può diventare insufficiente quando una parte consistente del reddito viene assorbita da rate e finanziamenti.
Le famiglie si trovano così a sostenere contemporaneamente il mutuo della casa, il prestito per l’automobile, il credito al consumo per elettrodomestici o arredamento, eventuali spese personali e di gestione quotidiana. In questo contesto basta un evento inatteso, come una spesa sanitaria, una riparazione urgente o una riduzione temporanea del reddito, per compromettere l’equilibrio economico del nucleo familiare.
Inoltre, anche possedere un immobile continua a rappresentare un patrimonio importante, ma non significa necessariamente disporre di una situazione finanziaria solida. Anzi, quando l’abitazione è gravata da un mutuo ancora in corso, alle rate si aggiungono spese condominiali, manutenzioni straordinarie, utenze, assicurazioni e tributi locali, che riducono ulteriormente il reddito disponibile.
La proprietà immobiliare, quindi, può convivere con una forte tensione di cassa, soprattutto quando si accompagna ad altre uscite fisse. Il rischio è quello di trovarsi con un patrimonio immobiliare ma con una liquidità insufficiente per far fronte agli impegni mensili.