Conti pubblici: le prospettive con Iran e spese difesa e pensioni

La stabilità politica è condizione essenziale per il mantenere i conti sotto controllo e per affrontare le sfide legate alla guerra in Medioriente e l'aumento delle spese per difesa e pensioni

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Redazione

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L’Italia si prepara ad uscire dalla procedura per deficit eccessivo nel 2026, nonostante la revisione al ribasso delle stime di crescita certificata dall’Istat per il 2025. Questo consentirà all’Italia di più serenamente una serie di impegni, fra cui le maggior spese per la difesa, richieste dal Patto Nato, e l’aumento delle spese pensionistiche. Tuttavia, permangono incertezze relativamente alla durata della guerra in Medioriente (qui lo speciale sulle conseguenze economiche della guerra) ed alla stabilità del governo guardando oltre il 2027.E’ quanto emerge da una ricerca di Scope Rating intitolata “Le prospettive fiscali dell’Italia messe alla prova dal conflitto in Medio Oriente, dall’aumento dei costi della difesa e dall’invecchiamento della popolazione”.

Uscita dalla procedura di deficit nel 2026

Il disavanzo dell’Italia sta gradualmente migliorando dal 2023, grazie al calo della spesa per interessi ed all’aumento dell’avanzo primario (0,7% nel 2025).  Si prevede un disavanzo del 2,8% del PIL nel 2026 e del 2,7% nel 2027, che si stabilizzerà intorno al 2,4% al 2030, sostenuto da un aumento dell’avanzo primario pari in media all’1,2% del PIL prima di raggiungere il picco dell’1,9% nel 2030.

In questa situazione, l’agenzia di rating ritiene che l’uscita dalla procedura per deficit eccessivo sia ancora possibile nel 2026, con un anno di anticipo rispetto a quanto inizialmente previsto, nonostante l’Istat abbia certificato un deficit leggermente superiore alla soglia di Maastricht del 3%. L’esito a questo punto dipenderà dal deficit 2025 rilevato da Eurostat, dalla valutazione della Commissione Europea e dalla decisione finale del Consiglio dell’UE.

Le maggiori spese in difesa

Una volta che l’Italia uscirà dalla procedure per disavanzo, il governo probabilmente richiederà l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, che consente di aumentare la spesa militare, mediante una deviazione temporanea dal percorso della spesa primaria. Questo consentirebbe di aumentare la spesa per la difesa dello 0,15% del PIL nel 2026 e nel 2027 e dello 0,2% nel 2028, rispetto al 2% stimato per il 2025, portando la spesa militare totale a circa il 2,5% del PIL nel 2028.

L’Italia riceverà 14,9 miliardi di euro di prestiti SAFE (pari allo 0,7% del PIL del 2025) dalla UE a copertura dell’aumento previsto della spesa per la difesa nel 2026-2028, riducendo i relativi costi per interessi. E secondo Scope Ratings questa spesa aggiuntiva non dovrebbe “alterare in modo significativo il deficit di bilancio, a meno che la crisi in Medio Oriente non abbia un effetto prolungato”.

L’esplosione della spesa pensionistica

L’agenzia di rating ricorda inoltre che l’Italia dovrà affrontare un exploit della spesa pensionistica nel prossimo decennio, passando dal 15,5% circa del PIL nel 2025 al 16,4% nel 2030, per poi raggiungere il picco del 17,3% nel 2037.

Secondo il Debt Sustainability Monitor 2025 della Commissione Europea, si prevede che il costo dell’invecchiamento aumenterà in media di circa lo 0,3% del PIL all’anno nel periodo 2027-2030 e di circa lo 0,9% in media all’anno nel periodo 2031-2035, principalmente a causa dell’aumento della spesa pensionistica.

Supponendo che metà di questi costi aggiuntivi legati all’invecchiamento demografico siano compensati attraverso riallocazioni di bilancio, l’aumento del costo della vita legato all’invecchiamento demografico ridurrebbe gradualmente l’avanzo primario nel tempo. Si stima che, dopo aver raggiunto un picco intorno all’1,9% nel 2030, l’avanzo primario potrebbe scendere a circa l’1,3% entro il 2035.

Stabilità di governo cruciale dopo il 2027

Ne emerge che la la stabilità di governo e la continuità delle politiche dopo il 2027 sarà essenziale per portare avanti le riforme volte ad aumentare il potenziale di crescita dell’Italia, attualmente stimato intorno allo 0,7%, e per garantire il rispetto del quadro fiscale dell’UE.

La recente stabilità del governo- ricorda Scope Ratings – ha rafforzato la fiducia degli investitori, attraendo la domanda di debito pubblico italiano da parte degli investitori esteri. Ciò ha contribuito a mitigare l’aumento della spesa per interessi, che, tuttavia, si prevede in aumento al 4,2% del PIL (9,1% delle entrate) entro il 2030 dal 3,8% del 2025 e ancorata al 4% fino al 2035.

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