Le tensioni in Medio Oriente tornano a pesare sul mercato dei mutui. Non in modo diretto, ma attraverso un meccanismo che passa da energia, inflazione e aspettative finanziarie: non è la guerra in sé a incidere sulle rate, ma ciò che i mercati si aspettano che accada dopo.
Il risultato è che il costo dei nuovi mutui può aumentare prima ancora che ci sia una decisione della Banca Centrale Europea, che Christine Lagarde ha dichiarato arriverà non prima dell’11 giugno.
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Perché la crisi energetica impatta sui mutui fissi
Quando aumenta l’instabilità in aree strategiche come il Medio Oriente, il primo effetto osservato dai mercati riguarda spesso il prezzo dell’energia. Petrolio e gas reagiscono rapidamente alle tensioni geopolitiche. Energia più cara significa costi più alti per trasporti, produzione industriale e beni di consumo, che si traduce facilmente in inflazione, fattore che la Bce osserva con attenzione prima di prendere qualsiasi decisione in materia di politica monetaria. E secondo Isabel Schnabel, tra i membri più restrittivi dell’istituto bancario europeo, i tempi sono maturi per un’operazione di questo tipo.
I mercati anticipano le decisioni della Bce
Il passaggio decisivo avviene nei mercati finanziari. Quando cresce il rischio inflazione, gli investitori iniziano a rivedere le aspettative sui tassi futuri della Bce. Se si teme che i tassi resteranno alti più a lungo, il costo del denaro tenderà a crescere immediatamente. Questo perché i mutui non seguono solo i tassi ufficiali della Bce, ma soprattutto i cosiddetti tassi di mercato:
- l’Euribor per i mutui a tasso variabile;
- l’Eurirs (Irs) per i mutui a tasso fisso.
Entrambi riflettono le aspettative degli operatori economici, non solo le decisioni già prese.
Perché i mutui fissi possono salire subito
Il prezzo dei mutui a tasso fisso non dipende direttamente dal tasso Bce del momento, ma dai tassi swap a lungo termine (Eurirs), che incorporano previsioni su inflazione e politica monetaria futura.
All’aumentare dell’incertezza, gli investitori tenderanno a chiedere rendimenti più alti per avere possibilità di prestare denaro per più anni. Questo meccanismo fa salire l’Eurirs, da cui dipende il valore dei tassi dei mutui fissi.
Le banche usano questi strumenti per coprirsi dal rischio di variazione dei tassi adeguando subito le condizioni offerte ai nuovi clienti. Così i mutui fissi di nuova stipula diventano più costosi, anche se la Bce non ha ancora mosso un dito.
Mutuo fisso e variabile: chi è esposto oggi
Il mutuo a tasso fisso garantisce una rata costante per tutta la durata del contratto. Chi lo ha già sottoscritto non subisce variazioni: il tasso resta quello stabilito alla firma, indipendentemente da ciò che accade sui mercati.
Il mutuo a tasso variabile, invece, è legato all’Euribor e segue più da vicino le dinamiche della politica monetaria. In caso di tensioni inflazionistiche o rialzi attesi dei tassi Bce, le rate possono aumentare progressivamente.
Oggi, in un contesto ancora incerto, il fisso viene spesso letto come una forma di protezione, mentre il variabile resta più conveniente solo se si prevede una fase stabile o discendente dei tassi.
Conviene tasso fisso o variabile?
Il ciclo di rialzi degli anni scorsi ha già inciso sui costi dei finanziamenti. Ma il perpetuarsi di tensioni geopolitiche non esclude la possibilità di nuovi shock inflazionistici.
A oggi, secondo le stime di Mutuionline.it, il variabile (2,62%) è più vantaggioso rispetto al fisso (3,37%), registrando una differenza di quasi 60 euro al mese su un mutuo trentennale di 150.000 euro, che in questa congiuntura economica fa una differenza enorme, visto il caro vita con cui si scontrano le famiglie italiane.
In questo contesto, il variabile può offrire un piccolo vantaggio iniziale, ma bisogna tener conto che espone al rischio di rialzi futuri. Il fisso, invece, costa di più ma protegge da eventuali peggioramenti dello scenario geopolitico ed economico.