Valter Lavitola arrestato, prima di Ranucci c’erano gli 8 milioni del caso della compravendita dei senatori

L’ex direttore de L’Avanti! è accusato di essere il mandante dell’attentato a Ranucci. Nel passato la vicenda dei 3 milioni a De Gregorio

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

Valter Lavitola è stato arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato dinamitardo contro Sigfrido Ranucci, conduttore di Report. L’ordigno è esploso nella notte del 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista a Pomezia, vicino a Roma.

A Lavitola vengono contestati la detenzione, il porto in luogo pubblico e l’utilizzo dell’ordigno esplosivo, oltre alla minaccia e al danneggiamento. Le accuse sono aggravate dal metodo mafioso e comprendono, secondo quanto emerso dall’indagine, anche il reato di strage.

La ricostruzione dell’inchiesta

Secondo l’accusa, Lavitola avrebbe ideato l’attentato e affidato a Gomes Clesio Tavares il compito di individuare persone in grado di procurarsi l’esplosivo e di organizzare l’attacco contro casa di Ranucci. Tavares, cittadino camerunense, è destinatario della stessa misura cautelare ma sarebbe scappato in Africa. Tavares avrebbe avuto il compito di mettere Lavitola in contatto con una banda composta da quattro persone, originarie dell’area campana e già raggiunte da provvedimenti cautelari.

Lavitola ha respinto ogni responsabilità. Nel corso del precedente interrogatorio davanti ai magistrati romani si era avvalso della facoltà di non rispondere, rendendo però una dichiarazione spontanea nella quale aveva definito “sconcertante” l’accusa e ribadito la propria estraneità.

Il caso della compravendita dei senatori

L’arresto riporta Lavitola al centro dell’attenzione dopo anni in cui il suo nome era rimasto lontano dalle prime pagine. Il suo nome divenne noto nel 2010, quando L’Avanti!, giornale di cui era fondatore, pubblicò un documento proveniente da Saint Lucia relativo alla cosiddetta “casa di Monte Carlo”. Secondo il documento, l’appartamento che Alleanza Nazionale aveva venduto a una società offshore sarebbe stato riconducibile a Giancarlo Tulliani, cognato di Gianfranco Fini.

Tra le vicende giudiziarie che coinvolsero Lavitola c’è anche la cosiddetta “compravendita dei senatori”. L’inchiesta nacque dal passaggio di Sergio De Gregorio, ex direttore dell’Avanti!, dall’Italia dei Valori al centrodestra ed è collegata alla crisi del governo guidato da Romano Prodi.

La vicenda risale al 2006. De Gregorio era stato eletto al Senato con l’Italia dei Valori, il partito fondato da Antonio Di Pietro, ma nel corso della legislatura passò prima al gruppo misto e poi al centrodestra. Secondo l’accusa, il suo cambio di schieramento sarebbe stato favorito da un versamento di denaro proveniente da Silvio Berlusconi, con la mediazione di Lavitola. L’obiettivo sarebbe stato indebolire la maggioranza di centrosinistra e favorire la caduta del governo Prodi. La cifra al centro dell’inchiesta fu inizialmente indicata in tre milioni di euro, anche se nel corso degli anni Lavitola sostenne che la somma fosse di otto milioni.

Lavitola e Berlusconi furono rinviati a giudizio. Nel luglio 2015 entrambi furono condannati in primo grado a tre anni di carcere per concorso in corruzione, con cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. In appello, però, il reato fu dichiarato prescritto e la decisione venne successivamente confermata dalla Cassazione.

I 23 milioni per i finanziamenti pubblici all’editoria

Oltre a questi casi, a far finire il giornalista e imprenditore sotto la lente è stato il capitolo dei finanziamenti pubblici all’editoria. Lavitola era accusato di aver ottenuto indebitamente, attraverso la gestione del quotidiano L’Avanti!, circa 23,2 milioni di euro di contributi pubblici tra il 1997 e il 2009. Per questa vicenda patteggiò una pena di 3 anni e 8 mesi. Nel 2015 la Corte dei conti del Lazio condannò Lavitola e Sergio De Gregorio a restituire allo Stato circa 23,2 milioni di euro.

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