La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha confermato in via definitiva la multa da circa 4,1 miliardi di euro inflitta a Google. L’accusa era abuso di posizione dominante nel mercato degli smartphone Android.
Si tratta di una delle sanzioni antitrust più elevate mai comminate a livello europeo e chiude una battaglia legale durata più di otto anni tra il colosso di Mountain View e le istituzioni comunitarie.
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Multa confermata dopo otto anni di battaglia legale
La sentenza della Corte di giustizia dell’Ue respinge in via definitiva il ricorso presentato da Google e dalla sua controllante Alphabet, confermando l’impianto della decisione della Commissione Europea del 2018.
La sanzione iniziale, pari a 4,34 miliardi di euro, era stata successivamente ridotta a 4,125 miliardi, cifra ora definitivamente confermata. Il procedimento nasce da un’indagine avviata nel 2015 e riguarda il mercato dei sistemi operativi mobili, dominato da Android.
Quali erano le accuse della Commissione Europea
Secondo Bruxelles, Google avrebbe praticamente imposto ai produttori di smartphone condizioni eccessivamente restrittive per poter accedere all’ecosistema Android e al Google Play Store, l’app utilizzata per scaricare le applicazioni sugli smartphone appartenenti al suddetto sistema operativo.
In particolare, le pratiche contestate riguardano:
- la preinstallazione obbligatoria di Google Search;
- la preinstallazione di Google Chrome;
- vincoli contrattuali sull’utilizzo di versioni alternative di Android.
L’obiettivo, secondo l’Antitrust europeo, sarebbe stato quello di rafforzare artificialmente la posizione dominante di Google nella ricerca online e nella navigazione web.
Il ricorso di Google e la difesa dell’azienda
Google ha sempre contestato le accuse mosse dall’Ue, sostenendo che Android sia un sistema operativo aperto e che le sue condizioni commerciali servissero solo a garantire la sostenibilità economica del sistema operativo.
Nel corso del procedimento, l’azienda ha inoltre dichiarato di aver già modificato i propri accordi contrattuali dopo la decisione del 2018, in linea con le richieste dell’Unione Europea. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto tali argomentazioni insufficienti a ribaltare la decisione ormai già presa dalla Commissione. Probabilmente non è stato sufficiente che Google corresse ai ripari sui contratti futuri quando gli effetti di quelli già stipulati potrebbero avere di fatto danneggiato altri operatori del settore.
Quali sono le conseguenze per il mercato digitale
La sentenza rappresenta un passaggio chiave nella regolazione dei grandi operatori digitali in Europa. Negli ultimi anni, anche grazie all’intervento dell’Ue, sui dispositivi Android è aumentata la possibilità per gli utenti di:
- scegliere browser alternativi a Chrome;
- utilizzare motori di ricerca diversi da Google;
- disattivare o sostituire applicazioni preinstallate.
L’obiettivo delle istituzioni europee resta quello di garantire una maggiore concorrenza nel mercato digitale e ridurre le barriere all’ingresso ad altri operatori.
Quali saranno le conseguenze del provvedimenti contro Google
Con questa sentenza si chiude una delle vicende giudiziarie più lunghe e rilevanti degli ultimi anni nel settore digitale europeo. La multa da oltre 4 miliardi di euro diventa definitiva e rappresenta un segnale chiaro da parte dell’Unione Europea sul modo in cui vengono regolati i grandi operatori tecnologici.
Per Google si tratta di una conferma pesante, che riguarda pratiche commerciali ormai passate ma giudicate comunque in grado di aver alterato la concorrenza nel mercato degli smartphone Android.
Per gli utenti e per il mercato, invece, resta la possibilità che il sistema operativo legato alla società con sede a Mountain View si trasformi davvero in un ecosistema mobile sempre più aperto, dove la scelta di app e servizi non risulti viziata da condizioni economiche capestro per altri.