Attentato a Monaco, chi è l’oligarca Vadim Ermolaev e quanto vale il suo patrimonio

Ferito da una bomba l'imprenditore ucraino a capo del gruppo Alef, con una fortuna da centinaia di milioni costruita soprattutto sul mattone

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

I riflettori sono stati di colpo riaccesi sugli oligarchi dopo l’attentato che ha scosso il Principato di Monaco. La vittima è Vadim Ermolaev, imprenditore di origine ucraina rimasto gravemente ferito da una bomba esplosa dinanzi a un immobile di lusso.

Di certo un nome poco noto al grande pubblico, ma dietro il quale si nasconde un impero economico da centinaia di milioni. Conosciamo meglio l’uomo finito nel mirino, e soprattutto quanto vale il suo patrimonio. Tra società, immobili di gran pregio e partecipazioni finanziari, la sua figura racconta bene il profilo del magnate est-europeo emigrato nel cuore del lusso mediterraneo.

L’attentato a Monaco

L’ordigno è esploso la sera di lunedì 29 giugno all’ingresso di un edificio residenziale nel Principato. Stando agli inquirenti, un uomo avrebbe lasciato uno zaino imbottito di bulloni e pallini metallici dinanzi al portone, per poi fuggire (venendo ripreso dalle telecamere di sorveglianza).

Ermolaev è rimasto gravemente ferito, risultando in condizioni critiche. Colpiti anche la moglie e il figlio tredicenne (quest’ultimo in modo meno serio). Un attacco mirato, le cui motivazioni restano al momento avvolte nel mistero.

Chi è Vadim Ermolaev

Vadim Ermolaev è nato a Dnipro nel 1968 ed è considerato uno degli uomini più ricchi dell’Ucraina. Laureatosi in economia, ha poi mosso i primi passi nel mondo industriale, costruendo un impero ampiamente diversificato nell’arco di 30 anni.

Nel 2019 ha poi rinunciato alla cittadinanza ucraina, per ottenere il passaporto cipriota. Dall’inizio della guerra con la Russia, poi, vive a Monaco, dov’è considerato una sorta di vero e proprio “rifugiato Vip”.

Il patrimonio da centinaia di milioni

Il cuore della ricchezza accumulata da Emolaev è il gruppo Alef. Questo conglomerato è stato fondato nel 1995, assumendo la denominazione attuale due anni dopo (in precedenza era Primus inter pares).

Nel tempo è divenuto un colosso con interessi diversificati, che spaziano dall’immobiliare commerciale e residenziale all’agricoltura, dalla manifattura ai materiali da costruzione, fino ad arrivare alla tecnologia medicale. Una realtà che, stando ad alcune fonti, arriverebbe a impiegare centinaia di migliaia di persone.

Il ramo più noto e in vista di questa realtà imprenditoriale è AlefEstate, nata nel 2001. Questa società è specializzata nello sviluppo immobiliare. A essa si ricollegano, ad esempio, progetti che hanno ridisegnato skyline di Dnipro, tra cui:

Un portafoglio di immobili di gran pregio, che rappresenta la vera spina dorsale della sua fortuna. A ciò si aggiunge poi il consistente business nella produzione di alcolici.

Per quanto riguarda le cifre, non si può parlare d’altro che di stime. Queste oscillano decisamente ma convergono su una ricchezza a dir poco notevole. Secondo Forbes, prima della guerra Ermolaev valeva circa 220 milioni di dollari (23esimo uomo più ricco d’Ucraina).

Altre rilevazioni, risalenti al 2021, indicavano invece un patrimonio intorno ai 173 milioni. In entrambi i casi, però, si tratta di una fortuna costruita prevalentemente sul mattone. Diverso invece il capitolo dei beni personali di lusso.

Ermolaev conduce da tempo la vita del super-ricco a Monaco, dove risiedeva nell’immobile teatro dell’attentato. Per quanto riguarda invece asset simbolo come yacht, jet privato o auto d’epoca, non risultano valutazioni ufficiali ma, considerando il tenore di vita, si dà per scontata la loro presenza nelle disponibilità dell’oligarca.

Le ombre su Ermolaev

Nessuno diventa così ricco senza inciampare in qualche ombra, volente o nolente. L’imprenditore è co-proprietario della società finanziaria estone Versobank, sospesa nel 2018 dalla Banca centrale europea per “violazione sistemica delle norme anti-riciclaggio”.

A ciò si aggiungono le sanzioni imposte dal governo di Kiev a partire dal dicembre 2023 e poi prorogate, legate a presunti rapporti economici con la Crimea. Accuse che l’imprenditore ha sempre respinto. Elementi che, sommati alla dinamica dell’attacco, alimentano le tante domande ancora aperte sull’attentato a Monaco.

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