Caprile dal Bari al Napoli per 2,2 milioni, la Procura contesta la perizia: i dubbi su De Laurentiis

Si contesta la valutazione del portiere ceduto dal Bari al Napoli. Entrambe le società sono riconducibili alla famiglia De Laurentiis

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

La Procura di Bari vuole vederci chiaro: secondo i pm, il trasferimento del calciatore Elia Caprile dal Bari al Napoli per 2,2 milioni di euro, avrebbe penalizzato economicamente il club pugliese a vantaggio del Napoli, altra società riconducibile alla famiglia De Laurentiis.

Alla base c’è una perizia, che chi indaga contesta. La perizia venne firmata a metà luglio 2023 e valutava il giocatore in un range piuttosto ampio, tra 1,5 e 2,5 milioni di euro.

Il trasferimento del calciatore Elia Caprile

Secondo i consulenti dell’accusa, la perizia non sarebbe stata sufficientemente motivata e avrebbe contenuto una difformità dai fatti reali. La ricostruzione arriva dalla Gazzetta del Mezzogiorno.

Secondo la Procura, la vendita di Caprile al Napoli avvenne per un importo “non congruamente remunerativo rispetto al valore effettivo dell’asset”.

Poi il club girò il giocatore in prestito all’Empoli per mezzo milione, per poi venderlo nel 2025 al Cagliari per circa 8 milioni. La plusvalenza maturata fu di circa 7 milioni di euro.

La data di nascita

Ci sarebbe poi una questione relativa alla data di nascita di Caprile: nella perizia il portiere viene indicato come nato il 10 gennaio 1997. In realtà la sua data di nascita corretta è il 25 agosto 2001. Nella perizia, a causa dell’errata indicazione della data di nascita, Caprile risultava avere 26 anni anziché 21. Il dettaglio ha il suo peso, dal momento che la data di nascita di uno sportivo è uno dei parametri che concorrono alla sua valutazione sul mercato.

La tesi della Procura

La Procura ipotizza che la cessione sia avvenuta per un importo “non congruamente remunerativo rispetto al valore effettivo dell’asset”.

La difesa del Bari, (che è al centro di un procedimento per la richiesta di liquidazione giudiziale) contesta la possibilità di utilizzare quel prezzo successivo come parametro per giudicare la correttezza e la buona fede dell’operazione del 2023. I consulenti, nel documento allegato alla memoria con cui la Procura insiste per il fallimento del Bari con esercizio provvisorio, contestano anche il metodo utilizzato nella perizia del 2023 per determinare il valore del calciatore.

E c’è dell’altro: i consulenti contestano poi alcuni dati statistici in merito ai gol subiti da Caprile nelle stagioni al Bari. Secondo la loro ricostruzione, sarebbe stata mostrata “una notevole imprecisione nella raccolta di dati oggettivi” che sono stati utilizzati come elementi di valutazione.

E poi viene criticata la scelta dei calciatori utilizzati come confronto per la determinazione del prezzo della cessione.

La difesa del Bari

Il Bari contesta le ricostruzioni: la sua difesa evidenzia come la cessione di Caprile al Napoli abbia generato per il club biancorosso una plusvalenza da 1,72 milioni di euro.

E non solo: il trasferimento al Cagliari per 8 milioni di Caprile non sarebbe confrontabile con la valutazione del 2023: nei due anni trascorsi, Caprile aveva infatti accumulato esperienza in Serie A aumentando il proprio valore.

Già a luglio scorso SSC Bari e SSC Napoli, Aurelio De Laurentiis e Luigi De Laurentiis si erano detti “basiti” per la richiesta di liquidazione giudiziale del Bari. La nota proseguiva specificando in questi termini che “… trattandosi di società assolutamente rispettosa dei propri impegni economici, le cui perdite di esercizio – fisiologiche nel settore calcistico – vengono sistematicamente coperte dall’intervento della proprietà con risorse proprie”.

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