Ticket sanitario, cosa aumenta di più e cosa resta uguale: la mappa dei rincari

Il decreto tariffe rincara oltre 600 prestazioni (impatto medio +5,8%), con la diagnostica vascolare in testa: 8 su 10 restano invariate

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

Dal 21 settembre 2026 cambiano le tariffe di una parte delle prestazioni erogate dal Servizio sanitario nazionale. Fa tutto parte del cosiddetto decreto tariffe, approvato n Conferenza Stato-Regioni.

Più di 600 voci tra specialistica ambulatoriale e assistenza protesica sono riviste al rialzo. C’è però una buona notizia, ovvero che gli aumenti sono mirati. Stando alle stime, infatti, al netto di un impatto medio del 5,8%, otto prestazioni su dieci restano invariate. Ecco, dunque, chi paga il conto più salato e dove invece non cambia nulla.

Ticket sanitario, gli aumenti maggiori

Guardando agli aumenti medi per area nella Sanità italiana, alcune branche spiccano di certo più di altre. In testa troviamo la diagnostica vascolare, con un aumento medio del 52,5%. Seguono poi:

Guardando al quadro generale, a trainare i rincari è soprattutto la diagnostica strumentale più specialistica. Il rialzo per esami e visite più comuni, invece, è minimo.

Quanto si paga in più, prestazione per prestazione

Le percentuali danno un quadro generale della situazione, ma non bastano. Passiamo quindi a una traduzione pratica in euro:

Il nuovo importo di 26 euro riguarda anche le prime visite neurologiche, ginecologiche, ortopediche, pneumologiche, endocrinologiche e gastroenterologiche. Tra esami e procedure, invece:

Ticket sanitario, cosa non cambia

Arriva poi un sorriso. La maggior parte degli accertamenti più comuni e quotidiani, infatti, non subisce ritocchi economici. Il ticket sanitario resta invariato per:

Stabili anche i principali esami del sangue: emocromo, glicemia, emoglobina glicata, colesterolo, trigliceridi, creatinina, Tsh e Ves. L’unico rincaro in questo ambito riguarda il prelievo, che passa da 3,80 a 4,30 euro.

Aumenti ammortizzati: il rincaro può essere più basso

C’è da considerare poi anche un meccanismo che ammortizza gli aumenti. Il decreto impatta sulle tariffe di rimborso, ovvero su quanto lo Stato riconosce alle strutture. Per il cittadino non esente, il ticket coincide con il valore della tariffa soltanto entro i tetti massimi previsti per ricetta. Nei casi in cui resta in vigore il limite di 36,15 euro a ricetta, l’aumento effettivo più essere più contenuto.

Volendo fare un esempio, la prima visita cardiologica sale di 4,40 euro, ma chi non è esente non pagherà comunque oltre 36,15 euro. Il rincaro reale, in questo caso specifico, si riduce dunque a 2,55 euro. Non è quindi un aumento uguale per tutti, ma di ritocchi mirati sulle singole prestazioni.

Chi non paga l’aumento

Resta poi una platea molto ampia che è del tutto esclusa da qualsiasi aumento. Sono ovviamente gli esenti dal ticket. Non pagano, tra gli altri, chi ha diritto all’esenzione per reddito, (i più giovani e gli over 65 con redditi familiari bassi), i disoccupati, i titolari di pensioni minime o sociali, gli esenti per patologia cronica o rara, gli esenti per invalidità, le donne in gravidanza e chi accede ad alcuni programmi di prevenzione e screening. Categorie per le quali le prestazioni restano gratuite a prescindere dalle nuove tariffe.

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