Determinazione, curiosità scientifica e una visione etica della salute guidano il percorso di Silvia Nencioni, dal 2009 Amministratrice Delegata e Presidente per l’Italia di Boiron, gruppo farmaceutico francese leader nella produzione e commercializzazione di medicinali omeopatici, e dal 2023 Presidente di Omeoimprese, l’associazione che riunisce le aziende del settore omeopatico.
Protagonista della rubrica Ladies First, Silvia incarna un modello di leadership femminile fondato su ascolto, inclusione e responsabilità sociale. Laureata in farmacia, si è avvicinata al mondo della medicina naturale quasi per caso, trasformando quel primo interesse in una carriera trentennale dedicata alla diffusione di un approccio terapeutico più umano, rispettoso e sostenibile. Alla guida di una filiale con una forte presenza femminile, Silvia guarda al futuro dell’omeopatia come parte integrante di una medicina sempre più orientata alla persona, dove “non esistono contrapposizioni, ma alleanze tra terapie convenzionali e complementari, nel segno del benessere del paziente”.
La farmaceutica copre molti settori: perché ha scelto quello omeopatico?
Quando mi sono laureata in farmacia nel 1995 non conoscevo l’omeopatia; avevo due offerte di lavoro, due ambiti diversi e d’istinto ho scelto Boiron per l’interesse che stava nascendo in me rispetto alla medicina naturale, principalmente in ambito fitoterapico. Ero curiosa, ma anche dubbiosa: racconto sempre che nel libro di tecnica farmaceutica ci avevano fatto scrivere ‘saltare’ al capitolo dedicato ai medicinali omeopatici. Ecco, da allora sono trascorsi trent’anni e come vede non ho mai abbandonato l’omeopatia. Una scelta dettata da una forte passione per questa terapia, a mio parere straordinaria, per le sue potenzialità e per i benefici per la salute. Contribuire allo sviluppo dell’omeopatia in Italia è stato l’impegno che mi sono posta allora e che continuo a pormi, con determinazione.
Qual è stato il suo primo approccio al mondo delle piante e in che modo ha influenzato le sue scelte professionali?
Possiamo dire che sia stata la mia tesi di laurea in Botanica farmaceutica sull’Artemisia nitida, pianta che cresce sulle Alpi Apuane, la chiave del mio approccio al mondo delle piante e dell’omeopatia. La pianta l’aveva scelta la professoressa, una specie che si trova in un paio di siti: andai con il suo tecnico dell’epoca a raccoglierla e la portai nell’orto botanico di Pisa, nella cui università mi sono laureata. Era inconsueto che in quella facoltà si facesse una tesi sperimentale in botanica invece che nella molto più convenzionale chimica. Ecco, questo primo approccio al mondo delle piante è stato l’inizio di un percorso, anzi di una passione, che ha caratterizzato tutta la mia esperienza lavorativa.
Può raccontarci il suo percorso professionale e cosa l’ha portata alla guida di Boiron Italia?
Nel 1995, appena laureata, sono entrata in Boiron come informatrice scientifica del farmaco in Toscana. Dopo tre anni, si liberò la posizione di area manager e, seppure entrata da poco, mi proposi e assunsi questo incarico. Ero responsabile degli informatori scientifici del farmaco di Toscana, Umbria e parte della Liguria. Nel 2000 fui chiamata a Milano e mi fu offerto di coordinare tutti gli informatori a livello nazionale. Da allora negli anni ho avuto incarichi sempre più impegnativi, senza mai svolgere la medesima mansione per più di due anni. Ho assunto la direzione scientifica e poi ho ampliato il mio raggio di competenze, fino a diventare Amministratrice Delegata e Presidente della filiale italiana, ruoli che ricopro da oltre dieci anni.
Cosa significa essere Amministratrice delegata di una società straniera in Italia e quali sono state le principali sfide nel suo ruolo?
Boiron è un’azienda internazionale presente in 50 paesi in tutto il mondo. Nasce nel 1932 grazie alla visione di due fratelli gemelli, i farmacisti Jean e Henri Boiron, che si sono dedicati alla produzione di medicinali omeopatici per rispondere a un bisogno specifico di medici e farmacisti: poter disporre di medicinali di qualità, affidabili e sicuri per i loro pazienti. Da allora sono trascorsi più di 90 anni, ma l’omeopatia resta il core business della nostra azienda, un ambito per il quale siamo riconosciuti leader nel mondo e a cui nel tempo abbiamo affiancato altre soluzioni di salute quali dispositivi medici, integratori alimentari e prodotti di dermocosmesi.
La Francia è il nostro Paese d’origine e ha un mercato molto simile a quello italiano, con alcune differenze significative. Le faccio un esempio: per quanto concerne l’omeopatia, in Italia non è consentito riportare in etichetta le indicazioni terapeutiche. Questo non perché non esistano campi di applicazione dei nostri farmaci, ma per un limite di recepimento della direttiva europea 2001/83/CE, mai completamente attuato nel D.Lgs. 219/2006. Può immaginare quanto questo rappresenti un limite allo sviluppo dell’omeopatia in Italia, oltre ad essere un forte disservizio per i pazienti che non trovano indicazioni su posologia e campi di applicazione dei nostri farmaci. Ecco, sensibilizzare le istituzioni affinché tale normativa venga aggiornata, per permettere la registrazione di medicinali omeopatici con indicazioni terapeutiche, come già avviene in altri Paesi europei, è certamente una delle sfide che mi pongo. Un compito peraltro rafforzato e sostenuto anche dal mio ruolo in Omeoimprese, l’associazione di categoria delle aziende del settore, di cui sono Presidente da più di due anni.
Quali sono le priorità e i valori che guidano Boiron Italia sotto la sua leadership?
Considero un privilegio guidare la filiale italiana di un’azienda che ha una visione di salute precisa: contribuire a una medicina più umana, rispettosa e sostenibile. Per questo ritengo prioritario il sostegno allo sviluppo dell’omeopatia e della medicina integrativa in Italia, anche attraverso il confronto con le istituzioni e il dialogo con i medici e i farmacisti. Una visione che fa della libertà di scelta terapeutica e della personalizzazione delle cure la propria stella … un impegno concreto affinché possa esserci un’alleanza tra terapie convenzionali e soluzioni complementari così da considerare il paziente nella sua interezza, rispettandone il benessere individuale.
Inoltre, ritengo sia anche importante che le aziende amplino la propria responsabilità anche nei confronti di tematiche etiche e sociali. Nella nostra filiale abbiamo un gruppo di lavoro dedicato che porta avanti progetti legati ad esempio alla sostenibilità, con un’attenzione particolare alla realtà territoriale nella quale ci troviamo.
L’omeopatia è spesso al centro di dibattiti: come risponde a chi la critica e cosa, secondo lei, non viene compreso del suo valore?
Ci capita spesso di leggere sulla stampa personaggi mediaticamente noti che parlano di omeopatia senza cognizione di causa, diffondendo messaggi che disorientano i cittadini e ledono la dignità di medici, farmacisti e imprese che operano con serietà, nel pieno rispetto delle leggi e del codice deontologico. Credo sia fondamentale attenersi ai fatti, non lasciarsi andare ad affermazioni fuorvianti, superficiali e talvolta sensazionalistiche. Il medicinale omeopatico è, per legge, un farmaco riconosciuto in Italia e in Europa; per questo viene dispensato solo attraverso la mediazione del farmacista. Parliamo di medicinali efficaci e affidabili, che non interagiscono con altri farmaci e che possono essere consigliati in sicurezza a tutti i pazienti, incluse le donne in gravidanza, i bambini, anche molto piccoli, e gli anziani politrattati.
Assieme alle altre associazioni del comparto, ci impegniamo affinché la medicina resti un luogo di incontro e non di scontro, di conoscenza e non di derisione. L’omeopatia non è contro nessuno. Al contrario, è per il paziente, per la salute, per la libertà di cura e per la scienza. Una visione questa che sono certa essere apprezzata dai milioni di italiani che dichiarano di utilizzare l’omeopatia. Parliamo di oltre 18 milioni di concittadini, come una recente indagine Eumetra ha riscontrato.
Boiron Italia è un’azienda con una forte componente femminile (70% dipendenti, metà dei manager donne). Come ha costruito questo modello inclusivo e cosa significa per lei guidare un’azienda che punta sulla parità di genere?
Mi preme fare una premessa: è vero che la nostra azienda ha una presenza femminile molto importante, ma non scegliamo i collaboratori in base a criteri di genere. Nella filiale italiana il 70% circa dei dipendenti è donna, con un board di direzione che ha una componente femminile maggiormente rappresentata. Siamo giunti a questo assetto perché abbiamo sempre cercato persone con competenze adatte al ruolo da ricoprire e attitudini in linea con i valori Boiron, indipendentemente dal genere. Sono fortemente convinta che le aziende si arricchiscano attraverso tutte le diversità professionali e culturali; dallo scorso anno, tra l’altro, abbiamo anche ottenuto la Certificazione per la Parità di Genere, un ulteriore passo che conferma l’impegno e l’attenzione ai valori di rispetto e ascolto che da sempre ci caratterizzano.
C’è qualcuno in particolare che è stato per lei fonte di ispirazione nel suo percorso?
Racconto spesso che Christian Boiron, il figlio di uno dei fondatori dell’azienda, considerato in Francia manager-filosofo, è stato il mio mentore. Un momento particolarmente significativo nella mia carriera ha coinciso proprio con il suo arrivo in Italia nel 2005, dove si è occupato personalmente dello sviluppo della filiale italiana fino al 2011. Ho abbracciato fin da subito la sua visione, secondo cui un ruolo fondamentale nello sviluppo delle imprese, soprattutto in quelle di piccole e medie dimensioni, è giocato anche dalla felicità dei dipendenti. Felicità intesa come espressione della propria individualità, che si è chiamati a manifestare quotidianamente sul posto di lavoro, per contribuire in maniera tangibile alla crescita dell’azienda. La sua visione di leadership, l’attenzione alle persone e all’ascolto di ogni punto di vista, anche quelli più scomodi, ha forgiato la manager che sono oggi. Che ha costantemente la porta dell’ufficio aperta e le pareti trasparenti, così da favorire uno scambio continuo e rendere il lavoro quotidiano un progetto di gruppo.
Quali sono le sue passioni fuori dal lavoro?
La mia scelta prioritaria è la famiglia, anche quella di origine che è sparsa per l’Italia. Nel tempo libero mi piace viaggiare; uno dei viaggi più belli della mia vita è stato in Brasile, meraviglioso. Amo il mare in estate, ho un bellissimo ricordo di una delle ultime vacanze alle isole Eolie in catamarano. La montagna invece la preferisco in inverno.
Qual è il futuro dell’omeopatia, secondo lei, e come immagina la sua integrazione con la medicina tradizionale?
Sono convinta che l’omeopatia sia una opportunità terapeutica straordinaria, perché offre un approccio globale e personalizzato al malato, permettendo una presa in carico non soltanto della malattia, ma del paziente a 360°. È una terapia sicura ed efficace, utile sia nella fase acuta di tanti disturbi, sia nel trattamento di diverse patologie croniche. Può essere utilizzata da sola o affiancata ad altre terapie, senza causare interazione farmacologica; è adatta a pazienti di ogni età, comprese le donne in gravidanza e i bambini anche molto piccoli. Non a caso è la terapia complementare più conosciuta e apprezzata al mondo; ce lo dicono tante indagini e lo riconosce la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità. Se penso al futuro dell’omeopatia, mi vengono in mente due parole: medicina integrativa. Ne parliamo sempre di più e con questo intendiamo dire che la medicina tutta deve lavorare in ottica integrata, senza contrapposizioni. Questo è come vedo il futuro, senza dicotomie e preconcetti.