Mentre la governance finanziaria europea impone all’Italia una rigorosa traiettoria di rientro dal debito pubblico, al tempo stesso richiama l’attenzione sulla tenuta del Servizio Sanitario Nazionale. Nel Country report 2026 della Commissione europea è definito come un asset strategico che non può essere una voce di spesa accessoria. Ne va della competitività futura e della tenuta del Paese.
È proprio in questo stretto margine tra vincoli di bilancio e tutela delle prestazioni che si inserisce l’ultimo report della Fondazione Gimbe, basato sui dati del dataset Oecd Health Statistics.
Indice
Quanto spende l’Italia rispetto all’Europa
Secondo i dati riportati dallo studio, la spesa sanitaria pubblica pro capite, calcolata a parità di potere d’acquisto, colloca il Paese al 15° posto tra i 27 dell’area Ocse, ultimo tra le nazioni del G7. Spendiamo circa 36,1 miliardi di euro in meno rispetto alla media.
Nell’ambito dell’Unione Europea, 14 Stati membri destinano alla sanità pubblica una quota di risorse superiore rispetto all’Italia, con differenziali che variano dai 0,2 punti percentuali della Repubblica Slovacca fino ai 4,8 punti percentuali della Germania.
| Stato Ue | Spesa sanitaria pro capite (in $, a parità di potere d’acquisto) |
Spesa sanitaria (% Pil) |
|---|---|---|
| Germania | 6.831 | 10,9% |
| Francia | 5.622 | 10,3% |
| Austria | 5.879 | 9,2% |
| Paesi Bassi | 5.738 | 8,9% |
| Belgio | 5.402 | 8,8% |
| Svezia | 5.318 | 8,7% |
| Danimarca | 5.497 | 8,6% |
| Lussemburgo | 5.882 | 8,6% |
| Finlandia | 4.406 | 7,5% |
| Irlanda | 4.823 | 7,4% |
| Spagna | 3.372 | 7,3% |
| Slovenia | 3.203 | 7,1% |
| Portogallo | 2.845 | 6,9% |
| Repubblica Ceca | 3.125 | 6,8% |
| Repubblica Slovacca | 2.381 | 6,4% |
| Italia | 3.255 | 6,2% |
| Cipro | 2.204 | 6,0% |
| Lituania | 2.518 | 5,9% |
| Grecia | 1.972 | 5,8% |
| Estonia | 2.385 | 5,6% |
| Croazia | 2.012 | 5,5% |
| Malta | 2.415 | 5,4% |
| Polonia | 2.210 | 5,3% |
| Ungheria | 1.915 | 5,1% |
| Lettonia | 1.854 | 4,8% |
| Romania | 1.610 | 4,7% |
| Bulgaria | 1.520 | 4,2% |
Un trend negativo post-Covid
L’analisi dei dati evidenzia una divergenza tra le scelte di programmazione finanziaria dell’Italia e quelle dei partner continentali. In generale, le economie dell’area Ue hanno reso strutturali gli incrementi di spesa sanitaria avviati durante la fase acuta del Covid-19, mantenendo l’incidenza sul Pil al di sopra dei livelli pre-pandemici, l’Italia ha progressivamente ridimensionato i flussi straordinari di finanziamento.
La quota della spesa sanitaria rispetto al totale della spesa pubblica italiana è scesa dal 13,8% del 2019 al 13,2% nel 2024, a fronte di una spesa pubblica complessiva cresciuta dal 48,4% al 50,4% del Pil nello stesso arco temporale. La contrazione della spesa sanitaria in rapporto al Pil riflette una politica di bilancio orientata al rientro dai deficit di emergenza.
Il nodo della privatizzazione e la spesa out-of-pocket
Il ridimensionamento della copertura pubblica ha generato lo scivolamento di una quota crescente di domanda di prestazioni verso il settore privato. Le rilevazioni dell’Eurosistema indicano che la spesa sanitaria a carico diretto delle famiglie (out-of-pocket) ha raggiunto il 23,7% della spesa sanitaria totale. Un valore che supera la media europea del 14,9%.
La Sanità del Paese sta diventando de facto privata. Il processo è alimentato dalle difficoltà del Servizio Sanitario Nazionale nel gestire le liste d’attesa e nel coprire in modo omogeneo i Livelli Essenziali di Assistenza. Come emerge dai dati Istat citati da Gimbe, l’allungamento dei tempi di accesso alle strutture pubbliche ha spinto oltre 5,8 milioni di cittadini a rinunciare a visite ed esami specialistici, mentre chi ne ha la disponibilità finanziaria ricorre a prestazioni a pagamento o a coperture assicurative private.
Il contesto macroeconomico e i vincoli di finanza pubblica
L’andamento della spesa sanitaria si intreccia direttamente con i vincoli macroeconomici del Paese. Sul fronte dei conti pubblici, il deficit della pubblica amministrazione si è attestato al 3,1% del Pil nel 2025. Per il triennio che va dal 2025 al 2027, il rapporto tra debito pubblico e Pil è stimato arrivare fino al 139,2%. Secondo le analisi della Commissione Europea, i margini di flessibilità in bilancio risultano erosi in particolar modo dalla spesa previdenziale, che da sola occupa il 40%.
Senza contare l’inverno demografico che sta attraversando l’Italia. Entro il 2050 la popolazione del Paese di età compresa tra 15 e 64 anni scenderà al 54,3% del totale rispetto al 63,5% del 2024. Le persone con più di 65 anni ha raggiunto il 24,7% della popolazione nel 2025, contro una media europea del 22%. Il ché significa anche un aumento strutturale della domanda di prestazioni sanitarie legate all’invecchiamento.
Il cortocircuito sui bilanci regionali e le indicazioni europee
Nino Cartabellotta, Presidente di Gimbe, definisce il livello di finanziamento pubblico come una criticità strutturale che impatta sull’erogazione dei servizi e sulla tenuta dei bilanci regionali. La Sanità, infatti, costituisce da sola quasi l’80% del bilancio di una Regione.
Quando lo Stato non adegua le risorse destinate alla sanità per coprire i costi reali dell’inflazione, dei rincari energetici o dei rinnovi contrattuali del personale, le Regioni si trovano comunque di fronte alla necessità di dover continuare a erogare i Servizi Essenziali di Assistenza. E uno dei modi con cui possono riequilibrare la spesa è tagliando altri servizi o alzare le tasse locali, aumentando le aliquote di addizionali Irpef e Irap.
Un problema tanto economico quanto sociale, che si raccorda con il monitoraggio e i moniti delle istituzioni finanziarie internazionali:
- la Commissione Europea richiama l’esigenza di perseguire la sostenibilità di bilancio di medio termine e la riduzione del debito, senza ignorare i sistemi di protezione sociale;
- Fondo Monetario Internazionale e Oms sottolineano la necessità di bilanciare il rigore di bilancio con interventi mirati a contenere la spesa sanitaria privata, evitandone l’impatto regressivo sui redditi familiari.