Medici di famiglia nelle Case di comunità, c’è l’accordo: quanto guadagneranno

Intesa tra i sindacati e Sisac: compenso uniforme da Nord a Sud e impegno fino a 6 ore a settimana per attivare 1.038 strutture entro giugno

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

Sono trascorse settimane, caratterizzate da confronti e polemiche, ma alla fine è stato raggiunto l’accordo. I sindacati di categoria hanno siglato un’intesa con la Sisac (Struttura Interregionale Sanitari Convenzionati) per portare i medici di famiglia dentro le Case di comunità.

Parliamo delle nuove strutture sanitarie territoriali previste dal Pnrr. Sul piatto un compenso orario uniforme da Nord a Sud. L’obiettivo è di quelli ambiziosi e con una scadenza precisa. Si mira a rendere operative le 1.038 nuove strutture entro il 30 giugno 2026. È questo il termine fissato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Una partita che va a intrecciare l’organizzazione della Sanità pubblica con i tempi stringenti dei fondi europei.

Quanto guadagneranno i medici

Il tema cardine è la retribuzione. Ai medici di famiglia sarà riconosciuto un compenso di 38,72 euro netti l’ora, il che si traduce in 40 euro lordi. Una cifra che non muterà da regione a regione, pensata per evitare disparità tra territorio e garantire condizioni omogenee.

Proprio la standardizzazione nazionale è tra gli aspetti più rilevanti dell’accordo. In assenza di un parametro unico, infatti, il rischio era quello di compensi a macchia di leopardo, con realtà generose e altri penalizzate.

Come funziona l’impegno orario

L’attività nelle Case di comunità si aggiunge agli obblighi già esistenti per i medici, comprese le guardie notturne e festive. Le nuove regole prevedono:

Ogni struttura, inoltre, potrà definire il proprio fabbisogno di personale, con la presenza di almeno un medico di famiglia per ciascuna Casa di comunità.

Utilità per i cittadini

Com’era facile prevedere, l’intesa non ha realmente messo tutti d’accordo. A sottoscrivere l’accordo con la Sisac sono stati i sindacati Fimmg e Fmt, mentre Smi e Snami hanno scelto di non firmare. Ciò vuol dire che il nodo delle condizioni di lavoro resterà in parte aperto.

Si tratta comunque di un tema molto delicato, che riguarda direttamente i pazienti. Le Case di comunità nascono infatti con l’obiettivo di decentralizzare l’assistenza. Ciò vuol dire, in pratica, alleggerire la pressione sui pronto soccorso (oggi spesso intasati anche per problematiche che potrebbero essere gestite sul territorio).

Avere i medici di famiglia stabilmente presenti in queste strutture significa offrire un punto di riferimento intermedio tra lo studio del proprio dottore e l’ospedale. Se il modello funzionerà, i benefici potrebbero tradursi in tempi di attesa più brevi e in un’assistenza più vicina ai cittadini.

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