Crans-Montana, Moretti scarcerato e Meloni attacca la polizia svizzera: cosa succede

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha spostato il caso di Crans Montana sul piano politico dopo la scarcerazione di Jacques Moretti richiamando l'ambasciatore

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Matteo Runchi

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Jacques Moretti, socio del locale Le Constellation dove è avvenuto l’incendio che ha causato la strage di Crans-Montana, è stato scarcerato e sottoposto a misure alternative alla detenzione nella propria abitazione di Lens, a seguito del pagamento di una cauzione da 200.000 euro. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha criticato questa decisione da parte delle autorità svizzere.

La premier ha poi attaccato la polizia elvetica per il modo in cui starebbe conducendo le indagini e ha reiterato la disponibilità delle autorità italiane a collaborare. Meloni ha anche richiamato l’ambasciatore italiano in Svizzera, un gesto molto significativo dal punto di vista politico, che è anche il passo precedente alla completa rottura delle relazioni diplomatiche.

Perché Jacques Moretti è stato scarcerato

Moretti è stato scarcerato grazie al pagamento di una cauzione da parte di un amico che ha preferito rimanere anonimo per evitare ripercussioni. La cauzione è uno strumento che non esiste in Italia. Permette di versare una quota di denaro per evitare che un indagato rimanga in carcere in attesa del processo. Al termine del procedimento, qualsiasi sia il risultato, la cauzione viene restituita.

In caso di fuga dell’indagato, la cauzione viene invece sequestrata. Moretti non è libero. Si trova sottoposto ad alcune misure alternative al carcere. Ha l’obbligo di firma quotidiano e il divieto di espatrio. La sua scarcerazione ha causato molte polemiche soprattutto in Italia, dove la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha attaccato le autorità svizzere.

Meloni attacca la polizia svizzera sulle indagini

Meloni ha criticato duramente la scarcerazione di Moretti anche se, come detto, non è stata una decisione ma la conseguenza del pagamento di una cauzione. La premier ha dichiarato:

Provo profonda indignazione e sconcerto per una decisione che infligge un ulteriore, indicibile strazio alle famiglie delle vittime e dei tanti feriti. Lo Stato italiano, e io personalmente, resteremo giorno per giorno al loro fianco nel percorso di ricerca della giustizia e della verità. Il governo non lascerà mai sole le famiglie.

Meloni ha poi sottolineato che la polizia italiana è pronta a collaborare con quella svizzera per creare una squadra investigativa comune sul caso di Crans-Montana: “Mi rammarico che questa disponibilità finora non sia stata raccolta, e che anzi le indagini abbiano conosciuto incertezze, ritardi e lacune, al punto che non sono state svolte neanche le autopsie di giovani deceduti che non presentavano ustioni” ha continuato la premier.

Il richiamo dell’ambasciatore italiano in Svizzera

Nonostante abbia proposto una collaborazione più stretta con le autorità svizzere, Meloni ha anche preso una scelta che ha privato l’Italia di ogni rappresentanza politica presso il governo di Berna. Dopo la scarcerazione di Moretti infatti, il governo italiano ha richiamato l’ambasciatore italiano in Svizzera.

Si tratta di un gesto molto grave dal punto di vista diplomatico. È l’ultima decisione per manifestare ostilità che uno Stato può prendere nei confronti di un altro Stato prima di arrivare alla totale rottura delle relazioni diplomatiche. L’ultima volta che l’Italia ha richiamato un ambasciatore era il 2016, in polemica con la gestione delle indagini sull’omicidio di Giulio Regeni da parte dell’Egitto.

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