Referendum Giustizia, ha vinto il No con il 53,6% dei voti: cosa cambia

Il voto blinda la Costituzione e ferma la separazione delle carriere. Gli italiani scelgono l'indipendenza della magistratura e dei giudici

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

Ora che ha vinto il NO che succede? Sulla carta nulla. Il referendum confermativo serviva a “confermare” la legge costituzionale n. 253 del 30 ottobre 2025. Con un’affluenza al 58,9% e il No al 53,6%, la riforma della Giustizia viene bocciata dagli italiani e dalle italiane (soprattutto giovani) e con essa la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, lo sdoppiamento del Csm e l’istituzione di un’Alta corte disciplinare.

Il record di affluenza per i referendum e la vittoria netta del No, in ogni caso, producono delle conseguenze anche d’immagine. Per quanto il Governo non abbia legato la sua tenuta al risultato, quindi resti in carica e proseguano le sue funzioni, la bocciatura rappresenta un messaggio. Gli elettori e le elettrici non hanno detto No solo alla riforma della giustizia, ma anche al governo Meloni. Lo racconta la fotografia di YouTrend per Sky Tg24, che ha indagato le motivazioni di voto: per il 61% la motivazione principale è il desiderio di non modificare la Costituzione, ma per il 31% la motivazione era la volontà di opporsi al governo Meloni. Così mentre a destra si inchinano alla volontà del popolo, per citare le parole di Antonio Tajani, a sinistra il risultato viene letto in chiave politica. Giuseppe Conte, per esempio, scrive che questo risultato “è un avviso di sfratto al governo”.

I numeri del referendum

Il No ha vinto e lo ha fatto con il 53,6% rispetto al 46,4% del Sì. I numeri sono quelli di una bocciatura, ma analizzandoli si può scoprire molto di più. A partire dai dati dell’affluenza.

L’affluenza

L’affluenza definitiva è del 58,9%, sfiora il 60% ed è un dato che già da solo racconta molto perché supera le precedenti chiamate ai seggi:

A fare la differenza la mobilitazione del fronte del No, che ha superato il bacino elettorale tradizionale delle liste che lo sostenevano, come spiega l’analisi di YouTrend. Secondo le stime di Opinio, il 57,7% di chi non aveva votato alle europee 2024 è andato alle urne per scegliere il No.

Chi ha votato

Si fa sentire anche l’età del voto nei dati. Il Sì ha vinto tra i 50-64enni, mentre il No tra gli under 50 e gli over 65. Secondo Opinio, il No ha raggiunto il 61,1% tra gli under 34 e il Sì è risultato più scelto tra gli over 55.

Secondo i dati di YouTrend:

Età No
18-34 anni 43% 57%
35-49 anni 40% 60%
50-64 anni 53% 47%
65+ anni 45% 55%

Il No ha inoltre prevalso sul Sì per le donne:

La geografia

Altro dato che colpisce per i margini toccati è quello geografico. Il No vince in 20 capoluoghi di regione su 20 e anche nelle grandi città. Il Sì invece domina nei paesi della Pianura Padana.

In fatto di affluenza, la partecipazione è stata alta nel Centro-Sud, con le province più virtuose che sono state:

Secondo le stime di YouTrend il Sì vince in 3 regioni (Friuli-Venezia Giulia, Lombardia e Veneto), mentre il No prevale in 13 regioni.

Cosa cambia davvero?

È facile dire che il risultato del referendum confermativo ha bocciato la riforma e quindi, sul piano costituzionale, non cambia nulla. Non ci sarà la separazione delle carriere, resta l’unico Consiglio superiore della magistratura, non ci sarà il sistema di sorteggio per la selezione dei membri del Csm e non nascerà l’Alta corte disciplinare.

Ma, perché è il caso di aggiungerlo, un risultato alle urne non è mai solo il risultato del quesito in sé e questo i politici lo sanno. La destra, anche a seguito della campagna referendaria, ne esce più indebolita secondo gli analisti, mentre la sinistra può vantare un risultato, ma soprattutto leggere i numeri e puntare a questo bacino di elettori.

Per Giorgia Meloni questa è la prima battuta d’arresto, perché dal 2022 non ha mai davvero perso con i numeri, fatta eccezione per alcuni risultati delle amministrative. Questa è la prima sconfitta. Gli scenari analizzati e analizzabili sono diversi. Si possono escludere le dimissioni di Meloni o la caduta del Governo in carica, la maggioranza degli italiani infatti continua a ritenere che Giorgia Meloni dovrebbe continuare a guidare il governo (il 54% secondo i dati di YouTrend), ma altri nomi potrebbero essere meno al sicuro. Sicuramente il Governo dovrà capire come affrontare i prossimi temi, come il Premierato.

I commenti politici

Atteso il messaggio di Giorgia Meloni, che non tarda ad arrivare e lo fa da una sede non istituzionale.

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Le parole più usate nella maggioranza sono quelle di accordo con la volontà degli italiani. La premier parla di “italiani che hanno deciso”, il ministro della Giustizia Nordio dice di prendere atto “con rispetto della decisione del popolo sovrano”; ancora il ministro degli Esteri Tajani si inchina alla volontà del popolo e il ministro dei Trasporti Salvini usa la formula “i cittadini hanno sempre ragione”. Tutti annunciano la volontà di andare avanti.

Dall’opposizione invece i commenti sono di altro tono. Per i partiti del No ora si apre la possibilità di sfruttare i numeri e non a caso il registro utilizzato è quello della vittoria come “messaggio politico”. Elly Schlein per esempio scrive:

Il Paese chiede un’alternativa e noi abbiamo la responsabilità di organizzarla. Questo voto ci consegna una grande responsabilità. Lavoreremo con le forze della coalizione progressista per costruire l’alternativa.

Ha quindi aggiunto: “Batteremo Meloni alle prossime Politiche”. Parole in comune con Giuseppe Conte, che commenta: “Si apre una nuova stagione, una primavera politica. I cittadini vogliono voltare pagina, segnalano la richiesta di un’altra politica”. E ancora: “È un avviso di sfratto al Governo”.

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