Il centrodestra torna a discutere della riapertura del condono edilizio del 2003, con un nuovo tentativo parlamentare che punta ad allargare le possibilità di regolarizzare alcune pratiche rimaste in sospeso. La proposta, però, non è stata convertita in legge e al momento resta un’ipotesi squisitamente politica. Dopo un primo tentativo intrapreso prima di Natale, la maggioranza sta ora valutando nuove modifiche attraverso emendamenti e interventi normativi.
Il tema, lo sappiamo, ciclicamente ritorna. E lo fa perché riguarda migliaia di pratiche mai chiuse definitivamente e immobili che, a distanza di oltre vent’anni, si trovano ancora in una situazione amministrativa incerta. Il punto non è un nuovo condono generale, ma propriamente un prestito dal passato. E cioè la possibile riapertura dei termini dell’ultima sanatoria edilizia nazionale introdotta nel 2003.
La proposta politica sul condono edilizio
La discussione sul condono edilizio non è certo una novità. Già nel 2025 era tornata al centro del confronto politico, registrando un’ulteriore accelerazione dopo la presentazione di nuovi emendamenti da parte di esponenti della maggioranza, in particolare di Forza Italia. Il tema, com’è noto, era già comparso nei mesi scorsi durante l’esame della Legge di Bilancio 2026 e del Milleproroghe. I tentativi di riformulazione avanzati nel dicembre scorso erano stati poi ridimensionati o trasformati in ordini del giorno.
L’iniziativa nasce dalla volontà di intervenire sulle domande di sanatoria collegate al condono del 2003, che in molti casi risultano ancora pendenti o bloccate. In pratica, non si parla di una sanatoria aperta a qualsiasi abuso edilizio, ma di un intervento su pratiche già presentate nell’ambito della normativa esistente.
Un’operazione di riapertura e riscrittura, potremmo sintetizzarla così, che prevede che siano sanabili tutte le tipologie di illecito previste. A patto però che non si tratti di opere abusive di proprietà di persone condannate o sulle quali non siano possibili interventi antisismici o, ancora, con vincoli legati alla gestione del territorio o realizzate su monumenti nazionali. Fermo restando che è affidata comunque alle Regioni l’adozione di una legge di attuazione entro due mesi dall’entrata in vigore della Manovra.
Cosa chiedono Forza Italia e Lega
Dietro il nuovo tentativo di riaprire il condono edilizio del 2003 ci sono proposte diverse all’interno della maggioranza, che tuttavia condividono un obiettivo comune: ampliare le possibilità di regolarizzazione per pratiche edilizie oggi escluse o ancora irrisolte. Forza Italia punta a riaprire i termini stilati 23 anni fa, consentendo di recuperare situazioni rimaste sospese o non definite nel corso degli anni.
La Lega ha invece avanzato un emendamento focalizzato sulla possibilità di regolarizzare vecchie lottizzazioni abusive realizzate prima del 1985, intervenendo soprattutto sul profilo urbanistico delle aree interessate.
Cosa prevedeva il condono del 2003
Come accennato, l’ultimo grande condono edilizio nazionale è stato introdotto con l’articolo 32 del decreto legge n. 269 del 2003, durante il secondo governo Berlusconi. La normativa consentiva di regolarizzare alcune opere abusive ultimate entro il 31 marzo 2003, entro precisi limiti tecnici e territoriali. In particolare erano previsti vincoli specifici riguardanti:
- tipologia dell’abuso edilizio;
- volumetria realizzata;
- localizzazione dell’immobile;
- eventuali vincoli paesaggistici o ambientali.
L’adesione richiedeva il pagamento di somme determinate dalla legge e la presentazione della domanda entro termini precisi. Nelle aree vincolate, la sanatoria era consentita esclusivamente per interventi di restauro, risanamento conservativo o manutenzione straordinaria, senza aumento di superficie. Restavano invece esclusi:
- abusi in aree sottoposte a vincoli di inedificabilità assoluta (paesaggistici, ambientali, idrogeologici, storici);
- opere non conformi ai vincoli o prive delle necessarie autorizzazioni;
- immobili con condanne penali gravi;
- costruzioni non adeguabili alle norme antisismiche;
- immobili già oggetto di precedenti sanatorie.