Il taglio delle pensioni è legittimo, via agli assegni ridotti: la sentenza

La Corte Costituzionale salva il sistema di calcolo per il 2023-2024. Respinto il ricorso contro i tagli per gli assegni oltre i 2.100 euro

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

La Consulta interviene sul meccanismo di rivalutazione delle pensioni. Il sistema introdotto dal 1° gennaio 2023 al 31 dicembre 2024 ha impattato sulle pensioni con importo superiore a quattro volte il trattamento minimo. La sentenza n. 52 del 2026 della Corte Costituzionale ha confermato la validità del sistema di calcolo a blocchi, considerando la norma legittima.

Il dubbio nasceva da una disputa sollevata dal Tribunale di Trento, al quale si era rivolto un pensionato di vecchiaia che aveva contestato il calcolo dell’Inps sulla propria pensione.

La rivalutazione delle pensioni: il caso

In una sentenza della Corte Costituzionale, depositata il 16 aprile 2026, si afferma la legittimità del sistema di calcolo a blocchi per la rivalutazione delle pensioni introdotto nelle ultime leggi di bilancio per gli anni 2023 e 2024.

Come raccontato da pensionioggi.it, la questione è stata sollevata dal Tribunale di Trento al quale si è rivolto un pensionato contestando il calcolo dell’Inps sulla propria pensione.

Al centro del dibattito vi sono le modalità di indicizzazione all’inflazione, ovvero il sistema a scaglioni e il sistema a blocchi. Nel primo caso la rivalutazione è applicata in modo progressivo per fasce di importo, e ogni fascia riceve un adeguamento specifico; nel secondo caso invece l’aliquota di rivalutazione si applica sull’importo complessivo del trattamento.

In questo ultimo caso, se la pensione supera una soglia, ovvero quattro volte il trattamento minimo, l’intera somma viene rivalutata con una percentuale ridotta.

Il meccanismo a blocchi: come funziona?

Il meccanismo “a blocchi” è stato utilizzato più volte tra il 2014 e il 2021. La Corte Costituzionale lo ha giudicato valido in diverse occasioni, ritenendolo compatibile con le esigenze di spesa pubblica.

Nel 2023-2024, considerando l’aumento dell’inflazione, è stato proposto un nuovo modulo. Pensionioggi.it lo riassume in un elenco, che riportiamo:

Il pensionato che ha tentato il ricorso ha dichiarato che, secondo i calcoli tecnici, questo meccanismo avrebbe comportato una perdita di 170 euro mensili nel 2023 e di 316 euro mensili nel 2024 sulla propria pensione.

Cosa dice la sentenza?

Il Tribunale di Trento ipotizzava la violazione degli articoli 3, 36 e 38 della Costituzione, accusando il sistema di un appiattimento dei trattamenti pensionistici, ma soprattutto di una “lesione” della proporzionalità tra contributi versati e assegno ricevuto.

La sentenza n. 52 del 2026 della Corte Costituzionale ha però respinto la tesi. In questa si legge che il sistema a blocchi può generare effetti peggiorativi per il pensionato, ma che:

Gli scostamenti prodotti sono lievi e non rendono manifestamente irragionevole la scelta del legislatore.

Secondo la sentenza, lo scarto massimo prodotto da questo meccanismo si attesta intorno ai 68,09 euro mensili rispetto al sistema precedente. Una cifra che non giustifica l’annullamento della norma.

C’è poi da precisare la presenza di clausole di salvaguardia, che servono proprio a evitare l’effetto di trascinamento verso il basso.

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