Pensione senza contributi, quali sono le possibilità: requisiti e modalità

Chi non ha contributi su cosa può puntare per andare in pensione: requisiti, modalità e importi

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Claudio Cafarelli

Giornalista e content manager

Giornalista pubblicista laureato in economia, appassionato di SEO e ricerca di trend, content manager per agenzie italiane e straniere

Chi non ha mai versato contributi previdenziali può comunque avere accesso a una forma di sostegno economico in età avanzata. Le possibilità principali sono due: costruire una posizione contributiva volontaria attraverso il Fondo INPS per casalinghe e casalinghi, oppure richiedere l’assegno sociale al compimento dei 67 anni. Le due strade hanno requisiti e conseguenze diverse. La prima richiede versamenti volontari e produce una pensione calcolata sui contributi effettivamente pagati. La seconda non richiede contributi, ma dipende dal reddito personale o familiare. La questione riguarda molte persone, soprattutto donne senza contributi, casalinghe e caregiver familiari. Le due prestazioni, però, non si sommano automaticamente.

Pensioni senza contributi, il Fondo INPS per casalinghe e casalinghi

Il Fondo Casalinghe è rivolto a chi svolge lavori di cura non retribuiti legati alla famiglia. Possono iscriversi uomini e donne tra 16 e 65 anni, purché non abbiano una pensione diretta e non svolgano un’attività soggetta a contribuzione obbligatoria. Per ottenere la pensione servono almeno 5 anni di versamenti. Il contributo minimo è pari a 25,82 euro per ogni mese.

La pensione può essere richiesta a 65 anni, oppure a 57 anni solo se l’importo maturato raggiunge almeno 1,2 volte l’assegno sociale. Nel 2026 questa soglia corrisponde a 655,49 euro mensili. I contributi versati sono deducibili dall’Irpef, anche se pagati per un familiare fiscalmente a carico. Tuttavia, se i versamenti non sono sufficienti per maturare la prestazione, non possono essere recuperati.

Assegno sociale a 67 anni

L’assegno sociale è una prestazione assistenziale e non richiede contributi. Spetta a chi ha almeno 67 anni, risiede stabilmente in Italia da almeno 10 anni e possiede redditi inferiori alle soglie previste. Nel 2026 l’importo pieno è pari a 546,24 euro al mese per 13 mensilità. I limiti di reddito sono 7.101,12 euro annui per chi non è coniugato e 14.202,24 euro per chi è coniugato.

L’assegno sociale è differenziale. Questo significa che viene pagato per intero solo a chi non ha redditi. Chi ha redditi inferiori alla soglia riceve invece un importo ridotto, calcolato come integrazione. La prestazione non è esportabile all’estero. Può essere sospesa dopo 29 giorni di permanenza fuori dall’Italia e revocata se la sospensione supera un anno.

Quale soluzione conviene di più

Il Fondo Casalinghe consente di costruire una pensione propria, senza limiti di reddito. L’importo, però, dipende dai contributi versati e può essere molto basso se i versamenti sono minimi o discontinui. Vent’anni di versamenti alla quota minima producono una pensione di circa 25 euro mensili. L’assegno sociale, invece, può garantire un importo più alto senza versamenti. Il limite principale è il requisito reddituale: chi supera le soglie previste non può riceverlo, oppure lo riceve solo in misura parziale.

Se una persona ha diritto anche all’assegno sociale, l’importo della pensione maturata con il Fondo può ridurre quello dell’assegno sociale. In pratica, chi versa per anni e poi resta sotto le soglie reddituali dell’assegno sociale potrebbe vedere il beneficio quasi annullato, perché l’assegno viene diminuito in base alla pensione percepita.

I versamenti volontari possono quindi essere più utili per chi prevede di non avere diritto all’assegno sociale, ad esempio per il reddito del coniuge o per altri redditi familiari. Per chi resterà sotto le soglie, il vantaggio può limitarsi soprattutto alla deduzione fiscale dei contributi.

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