Età pensionabile in crescita oltre i 65 anni, le regioni in cui si smette prima di lavorare

L'età media per andare in pensione è salita a 65,4 anni di età per le donne e a 64,1 per gli uomini, ma ci sono grosse differenze tra le diverse regioni

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Matteo Runchi

Editor esperto di economia e attualità

Redattore esperto di tecnologia e esteri, scrive di attualità, cronaca ed economia

L’Inps ha pubblicato il Rendiconto sociale, che raccoglie i dati sul pensionamento dei contribuenti negli ultimi quattro anni, tra il 2022 e il 2025. In questo periodo l’età pensionabile si è sensibilmente alzata, di quasi un anno per le donne, arrivando a 65,4 anni di media, e di tre mesi per gli uomini, superando i 64 anni di età. Si registrano anche forti differenze regionali, con il Sud penalizzato da tempi di lavoro più lunghi.

In Italia, per legge, l’età pensionabile dovrebbe essere di 67 anni. La ragione per cui la media è così tanto più bassa sono le varie misure di flessibilità che, negli anni, hanno indebolito questa soglia.

Quando si va in pensione in Italia, in ogni regione

Oltre alla differenza tra sessi, con gli uomini che vanno in pensione più di un anno prima delle donne, i dati Inps rivelano anche forti differenze territoriali. Al Nord si va in pensione molto prima rispetto al Centro e al Sud. Per le donne, la classifica recita:

Proprio l’Umbria è l’unica regione dove la media raggiunge i 67 anni di età esatti. Per gli uomini, invece, le età pensionabili sono molto più basse:

Perché ci sono queste differenze tra regioni e tra sessi

La ragione per cui Nord e Sud, ma anche uomini e donne hanno differenze di età pensionabile così marcate, sono le carriere. La legge con cui attualmente si regola il sistema previdenziale, la famigerata legge Fornero, ha un’eccezione alla soglia dei 67 anni che dovrebbe essere quella minima per smettere di lavorare: la pensione anticipata ordinaria.

Se un lavoratore uomo ha lavorato almeno 42 anni e 10 mesi o, per una donna 41 anni e 10 mesi, può andare in pensione. Nessun limite di età. Ne consegue che una persona che ha iniziato a lavorare subito dopo le scuole superiori, a 20 anni, e non ha mai saltato un mese di contribuzione, può andare in pensione a meno di 63 anni.

La chiave è però non saltare nemmeno un mese di contribuzione. Gli uomini, anche se hanno requisiti più stringenti delle donne, hanno carriere più lunghe e più continue in media. Per loro, quindi, è più semplice andare in pensione con l’anticipata rispetto alle donne, nonostante, tecnicamente, queste ultime debbano lavorare di meno per ottenerla. Allo stesso modo al Nord, dove il lavoro è più stabile, si va in pensione in media prima rispetto che al Sud.

Perché l’età pensionabile sta aumentando se la legge è sempre la stessa

La legge Fornero non è mai cambiata e, almeno negli ultimi 5 anni, tutti i Governi hanno sempre rimandato anche gli aumenti automatici dell’età pensionabile in base alla speranza di vita che la norma prevede. Allora perché si continua ad andare in pensione sempre più tardi?

La ragione è che i Governi, in particolare quello di Giorgia Meloni, hanno ridotto le cosiddette opzioni di flessibilità. Le varie Quote (Quota 100, 102, ecc.) sono state abolite e Opzione Donna è stata drasticamente limitata. Il risultato è che, negli ultimi anni, le pensioni anticipate sono crollate di numero.

Il motivo di questa decisione è che lo Stato spende troppo in pensioni. 122,5 miliardi di euro nel 2025, più che per le politiche economiche (121,5 miliardi) e più del doppio di quanto lo Stato spenda per l’istruzione dei giovani (56,8 miliardi). Le uniche voci maggiori rispetto a quella previdenziale sono il rimborso del debito (282 miliardi) e le “Relazioni finanziarie con le autonomie” (151,1 miliardi) che includono l’intera spesa per la sanità (89 miliardi circa), ma anche la manutenzione delle strade e l’edilizia scolastica.

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