Prezzi colonnine di ricarica per le auto elettriche poco chiari, c’è chi paga 10 euro in più

Trasparenza ridotta e tariffe elevate nelle aree rurali ostacolano la transizione. Il report Adiconsum evidenzia le barriere per l'utente

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

La ricarica in strada per le auto elettriche è una vera e propria giungla. La poca trasparenza e i prezzi diversi, anche per lo stesso tipo di colonnina, rappresentano un ostacolo poco noto ma molto diffuso per la diffusione dei veicoli green in Italia. Questa panoramica viene descritta dal report di Adiconsum per Fier Sustainable Mobility, nell’ambito dello studio per la Commissione Trasporti e Turismo del Parlamento europeo (Tran) sull’attuazione dell’Afir (Regolamento europeo sulle infrastrutture per i combustibili alternativi).

I prezzi sono descritti come poco chiari, soprattutto nella fase pre-ricarica. Molti costi sono visibili nell’app del fornitore, ma in un Paese dove il 50% della popolazione ha competenze digitali limitate, l’utilizzo o la dipendenza dalle applicazioni per le colonnine elettriche rappresentano un ostacolo. E poi c’è il problema delle differenze di prezzo, perché nelle aree meno competitive una ricarica può arrivare a costare anche 1,01 euro al kilowattora.

Prezzi poco chiari alle colonnine

Nel report per Afir uno dei problemi emersi riguarda la fase pre-sessione. Ovvero, prima di attaccare l’auto alla colonnina per la ricarica, è difficile capire quanto si dovrà pagare. Per il rapporto, questo ostacola la diffusione delle auto elettriche in Italia e andrebbe quindi risolto con maggiore chiarezza alla colonnina, ma anche con un utilizzo più semplice delle applicazioni.

Viene citato il dato delle competenze digitali italiane, che sono piuttosto limitate. La colonnina invece dipende dalle applicazioni sul telefono e questo rischia di non avvicinare molti consumatori all’acquisto di un’auto elettrica.

C’è poi il problema del pagamento per la ricarica, perché non tutte le stazioni consentono i pagamenti con la carta bancaria e questo rende l’esperienza ancora più complessa. Adiconsum premia il modello Tesla Supercharger, con un costo stimato che appare in maniera visibile prima dell’operazione e del pagamento, considerato più semplice.

Differenza di prezzo nelle ricariche

Secondo i dati 2025 dell’Osservatorio, i prezzi di una ricarica variano a seconda della velocità.

I prezzi medi del 2025 sono:

Un altro ostacolo è però rappresentato dalla spesa maggiorata per le aree meno competitive o “rurali”. In questi casi le cifre raggiungono anche 1,01 euro a kilowattora.

Infine c’è la frammentazione del mercato, vista come nodo critico. Questo perché in Italia operano diversi fornitori e le strutture non presentano una tariffa omogenea per prezzo al kilowattora, quota fissa, componente a tempo o altre formule miste. Alcuni operatori si fanno pagare a kilowattora, ci sono alcuni che aggiungono una quota fissa per ogni sessione, e poi c’è chi somma anche il tempo di ricarica.

Viene riportato un caso emblematico che riguarda le colonnine ultra-veloci in autostrada dove:

Si tratta di una differenza di 0,18 euro al kilowattora che si traduce in 10,80 euro su una ricarica da 60 kWh. In alcuni casi è stato inoltre registrato uno scarto che arriva fino al 40%.

I prezzi tra abbonamenti e tariffe pubbliche

Altri due elementi sono considerati critici nel report, ovvero gli abbonamenti o meglio l’assenza di abbonamenti. Infatti le ricariche senza abbonamento arrivano a costare dal 20 al 40% in più. Con l’abbonamento, per esempio, si può arrivare a pagare la ricarica 0,50 euro al kilowattora. In assenza, invece, può costare anche 0,89 euro al kilowattora.

Questo, da quanto dichiarato nel report, genera una dinamica che spinge l’utente verso gli abbonamenti, soprattutto nel caso di utenti senza ricarica domestica.

E se a questo si aggiunge un disallineamento tra i prezzi all’ingrosso e le tariffe finali, quindi con tariffe pubbliche non allineate al calo dell’energia, l’effetto finale è quello di respingere i compratori interessati alle auto elettriche.

Infatti, secondo l’analisi, per favorire l’adozione di auto elettriche le tariffe dovrebbero scendere sotto lo 0,60-0,65 euro al kilowattora, diventando così strutturalmente più convenienti rispetto ai carburanti fossili.

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