L’accordo Usa-Iran può far abbassare i mutui, le mosse della Bce dopo il taglio dei tassi

La Bce aumenta i tassi di 25 punti base, ma l’intesa Usa-Iran può frenare l’inflazione e limitare nuovi rincari sui mutui. Cosa farà la Bce

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

La Banca Centrale Europea torna ad alzare i tassi di interesse dopo quasi tre anni e lo fa in un contesto economico complesso, segnato dal ritorno dell’inflazione e dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.

La decisione, che prevede un aumento di 25 punti base, porta i tassi di riferimento in un intervallo tra il 2,25% e il 2,65% e rappresenta un segnale chiaro: la crescita dei prezzi è tornata a essere una priorità per Francoforte. Ma con l’accordo trovato tra Usa e Iran, possono esserci delle conseguenze in positivo per i mutui.

Cosa cambia dopo l’accordo in Medio Oriente

La novità più rilevante è l’accordo raggiunto in Medio Oriente, che potrebbe incidere sulle prospettive economiche e, indirettamente, sui mutui.  Si innescherebbe un effetto a catena:

Per i mutui, questo scenario potrebbe portare a una stabilizzazione dei tassi variabili nel medio termine, evitando ulteriori aumenti delle rate. Tuttavia, è difficile immaginare un ritorno ai livelli del periodo pandemico: il contesto globale resta fragile e le banche centrali manterranno un approccio prudente.

Perché la Bce ha alzato i tassi

L’aumento dei tassi è lo strumento principale con cui le banche centrali cercano di raffreddare l’inflazione. Il meccanismo è rendere più costoso il denaro, si riducono consumi e investimenti, rallentando così la corsa dei prezzi.

Ma si tratta di una scelta delicata. Un rialzo eccessivo può frenare troppo l’economia, con il rischio di una recessione. Non a caso, la stessa presidente Christine Lagarde ha sottolineato l’elevata incertezza del contesto attuale, parlando della necessità di “navigare” una fase ancora instabile.

Motivi dell’ultimo rialzo sono stati:

Inoltre, l’economia europea non ha ancora completamente recuperato gli effetti della precedente ondata inflazionistica. In Paesi come l’Italia, il potere d’acquisto delle famiglie resta inferiore ai livelli pre-crisi.

L’impatto sui mutui in Italia

Gli effetti della stretta monetaria si riflettono in modo diretto sui mutui, in particolare su quelli a tasso variabile. L’Euribor, che ne determina il costo, tende infatti a seguire l’andamento dei tassi Bce.

Su un mutuo tipo da 100.000 euro a 20 anni, prima del rialzo Bce, il variabile garantiva una rata di circa 534 euro contro i 574 euro del fisso, con un risparmio mensile di 40 euro. Dopo l’aumento dei tassi:

Nel lungo periodo, il vantaggio economico del variabile si dimezza, passando da circa 12.000 euro a poco più di 6.600 euro complessivi.

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