Case a 1 euro a Bracca, il borgo bergamasco che cerca acquirenti: regole e costi

A Bracca, in Val Serina, il Comune fa da tramite tra proprietari e acquirenti: lavori da finire entro 3 anni e una fideiussione da 10.000 euro

5 min di lettura

Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

Un trend immobiliare molto in voga negli ultimi anni in Italia è quello delle case a 1 euro. Il tutto ovviamente dettato da chiare necessità sociali. Ora anche la provincia di Bergamo ricorre a questa soluzione.

In particolare si parla del Comune di Bracca, piccolo centro di 708 abitanti in Val Serina. In giunta è stato approvato il regolamento di un progetto che punta a vendere al prezzo simbolico di un euro le abitazioni disabitate da anni, comprese quelle quasi diroccate.

Sarà l’amministrazione a fare da intermediario con i proprietari che vogliono disfarsi degli immobili e i potenziali acquirenti. Questi dovranno però impegnarsi a ristrutturarli entro 3 anni, versando una fideiussione da 10.000 euro come garanzia.

Perché Bracca mette in vendita le case a 1 euro

L’iniziativa nasce dalle richieste di alcuni proprietari, in genere emigrati all’estero, che si erano rivolti al municipio per cedere i propri immobili direttamente al Comune. Una proposta che l’amministrazione non ha potuto accettare.

“Quegli edifici sono comunque da ristrutturare e il Comune oggi non ha necessità di nuovi spazi”.

Queste le parole del sindaco Giacomo Gentili. Da qui l’idea di fare da tramite verso nuovi acquirenti. L’obiettivo è duplice: da un lato liberare i proprietari (ai quali l’immobile chiaramente non interessa più) da tasse e costi legati agli obblighi periodici di messa in sicurezza, dall’altro facilitare il recupero degli edifici, dando “più decoro al paese”. Un tema comune a molti piccoli centri di montagna, dove le case abbandonate sono il segno dello spopolamento.

Come funziona il regolamento

Il regolamento per queste operazioni non è di certo identico su scala nazionale. In questo caso prevede una prima fase di raccolta delle manifestazioni di interesse da parte dei proprietari disposti a vendere, che saranno convocati a breve.

Secondo le stime del Comune, le case potenzialmente interessate non dovrebbero essere più di una ventina. Il nodo principale, però, è un altro. In questi casi le proprietà sono spesso frazionate tra decine di eredi, che dovranno tutti essere d’accordo sulla vendita.

Una volta verificata la disponibilità, gli immobili saranno pubblicizzati sul sito del Comune e sui canali social, in vendita al prezzo simbolico di un euro. L’amministrazione non diventerà proprietaria delle case, ma svolgerà un ruolo di garante dell’operazione, verificando il rispetto degli impegni da parte di chi compra.

Chi può comprare: gli obblighi

Gli acquirenti potranno essere privati, ma anche associazioni, ditte o agenzie. Il Comune guarda per esempio ad associazioni sportive, culturali o di volontariato. Chiunque sia interessato dovrà però dimostrare la volontà concreta di recuperare l’immobile.

Gli obblighi sono precisi. L’acquirente dovrà:

“L’Amministrazione farà da garante”, sottolinea il sindaco. Un meccanismo pensato per evitare che le case cambino proprietario senza essere davvero recuperate.

Quanto costa davvero una casa a 1 euro

Il prezzo di 1 euro è simbolico e non deve trarre in inganno. Oltre alla fideiussione da 10.000 euro, che serve come garanzia, l’acquirente deve sostenere le spese notarili per il rogito e le imposte legate all’acquisto.

Per una compravendita tra privati, l’imposta di registro si calcola sul valore catastale dell’immobile, con un importo minimo di 1.000 euro, a cui si aggiungono le imposte ipotecaria e catastale.

La voce più pesante, però, è chiaramente la ristrutturazione. Trattandosi spesso di edifici disabitati da decenni o quasi diroccati, i lavori possono richiedere investimenti consistenti, dal consolidamento delle strutture al rifacimento degli impianti, oltre ai costi di progettazione. Prima di candidarsi conviene quindi valutare con un tecnico lo stato dell’immobile e il costo stimato dell’intervento.

Montalto Pavese, il borgo che cerca nuovi residenti

Bracca resta un caso isolato nella Bergamasca, ma in Lombardia il riferimento principale in merito è Montalto Pavese. Questo è un borgo collinare dell’Oltrepò, in provincia di Pavia, che dista circa 90 km da Milano.

Nell’area è noto come “il balcone dell’Oltrepò” e negli anni ha subito un profondo spopolamento. Negli anni ’60 contava oltre 1.500 abitanti e oggi 800-850 circa. Ha così scelto la via delle case a 1 euro per invertire la tendenza.

Il regolamento è stato approvato a inizio 2026 e segue una logica differente da quella di Bracca. Stando alla stampa locale, i proprietari di immobili in stato di abbandono hanno 120 giorni per presentare un piano di ristrutturazione o mettere in sicurezza gli edifici.

In caso contrario l’amministrazione potrà prenderne possesso e destinarli a chi vuole stabilirsi in paese.

Agli acquirenti sono richiesti:

Varzi, esperimento in Valle Staffora

Sempre nell’Oltrepò Pavese, Varzi è stato tra i primi Comuni lombardi a guardare alla formula delle case a prezzo simbolico, con un’iniziativa segnalata già nel 2021. Anche in questo caso, ovviamente, l’obiettivo finale è quello di combattere lo spopolamento.

La situazione nella Valle Staffora non è cambiata radicalmente e, con ogni probabilità, ci sono ancora delle possibilità d’acquisto a costo irrisorio, a patto di trasferirsi e ristrutturare. Ad oggi, però, le informazioni in merito sono poco chiare e risalgono ad alcuni anni fa. Se si è interessati alla zona, dunque, sarebbe il caso di rivolgersi agli uffici comunali, verificando se il tutto sia ancora valido e a quali condizioni. Difficile pensare che si possa ricevere una risposta negativa, a fronte della chiara necessità locale.

Milano, il prezzo simbolico per le aree da rigenerare

C’è davvero qualcosa che si può acquistare a Milano per un prezzo simbolico? Questo è un caso particolare, perché la logica applicata altrove per gli immobili qui trova spazio per le aree da riqualificare.

Nell’ambito del bando internazionale Reinventing Cities, promosso dalla rete di città C40, il Comune ha messo a gara nel 2020 diversi siti inutilizzati o degradati, chiedendo progetti di rigenerazione urbana e ambientale.

Il caso più citato è quello del parcheggio della M2 di Crescenzago, un’area di 13.300 metri quadrati proposta con una base d’asta di 1 euro, a condizione di realizzare edilizia sociale. Le altre aree del bando avevano invece basi d’asta ben più alte, da 1 milione di euro per via Monti Sabini a oltre 73 milioni per l’ex Macello di via Lombroso.

L’obiettivo è decisamente differente: si passa dal ripopolamento al contrasto alla speculazione, mirando ad aumentare l’offerta di case a prezzi accessibili in una città dove il costo degli immobili è tra i più alti d’Italia.

© Italiaonline S.p.A. 2026Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963