Il lusso attira capitali esteri, 370 milioni di investimenti in hotel in Italia

Giro d'affari da milioni di euro nel settore ricettivo: l'interesse dei fondi esteri spinge gli investimenti e la riconversione.

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

Secondo l’ultimo report “Italian Hotel Investment Outlook and Strategy Survey” realizzato da Jll Italia, le acquisizioni nel comparto alberghiero nel nostro Paese hanno raggiunto i 370 milioni di euro. Città d’arte, delle località balneari e montane, dei laghi e dei borghi storici – soprattuto per via della crescita costante del turismo di fascia alta – sono infatti diventate destinazioni ambite dagli investitori internazionali nel settore dell’hospitality.

Settore alberghiero in crescita, su cosa puntano gli investitori

Dei 370 milioni di euro, 200 milioni sono stati destinati a progetti di riconversione immobiliare, ovvero l’acquisto e la trasformazione di edifici già esistenti in strutture ricettive e alberghiere. Inoltre, quasi l’80% degli investitori istituzionali, dei fondi di private equity e dei family office prevede di aumentare la propria esposizione sugli hotel italiani nei prossimi 12-24 mesi.

Tra le destinazioni che stanno attirando nuovi capitali figurano:

Chi investe in Italia

Al di là della geografia degli investimenti, concentrandosi sul la provenienza dei capitali, quello che emerge è che, oltre agli operatori europei e nordamericani, cresce il peso degli investitori provenienti da:

Si tratta di mercati che vedono nell’Italia una destinazione capace di garantire valore immobiliare, redditività e prospettive di crescita nel lungo periodo. Ad attirare l’attenzione è, in particolare, il segmento luxury, che continua a registrare performance particolarmente positive, sostenuto da una domanda internazionale sempre più elevata e da turisti con una capacità di spesa superiore alla media.

L’Italia sul podio in Europa

A confermare questi dati anche l’European Hotel Investor Intentions Survey condotta da Cbre, che mette l’Italia ai vertici delle preferenze degli investitori istituzionali e dei fondi internazionali. È, infatti, il secondo Paese più desiderato in Europa per gli investimenti ricettivi, superando il Regno Unito e posizionandosi subito dietro la Spagna.

Circa i due terzi degli investitori dichiarano di essere alla ricerca di opportunità value-add, ovvero immobili da riqualificare o riconvertire, confermando come la riqualificazione del patrimonio esistente sia la vera chiave di volta per far crescere i rendimenti.

Non a caso, secondo Federturismo, il comparto del tempo libero e delle vacanze di lusso ha generato solo nel 2025 oltre 820 milioni di euro di investimenti (pari a circa il 33% del totale degli investimenti alberghieri in Italia).

Perché le strutture a conduzione familiare sono a rischio

A fronte di questo forte interesse internazionale emergono tuttavia alcune criticità legate alla struttura del mercato nazionale.  Come evidenziato dalla presidente di Confindustria Alberghi, Elisabetta Fabri, l’Italia è il Paese europeo con il maggior numero di hotel, ma presenta anche una delle più basse percentuali di presenza delle grandi catene alberghiere.

Il panorama nazionale è infatti composto prevalentemente da strutture indipendenti, spesso a conduzione familiare, che rappresentano uno degli elementi distintivi dell’offerta turistica italiana. Tuttavia, anche se questa frammentazione rappresenta una ricchezza identitaria, fondamentale per l’offerta turistica, dall’altro ne evidenzia la vulnerabilità.

L’incremento dei costi operativi, la pressione della competizione globale e la necessità di capitali per l’ammodernamento delle strutture rischiano di mettere in difficoltà le gestioni familiari, spingendo un numero crescente di imprenditori a cedere le proprie strutture ad investitori esteri.

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