Crisi carburante aerei, con il cherosene scarso voli per l’estate a rischio cancellazioni

In arrivo l’ultima petroliera dal Golfo: senza nuove forniture le compagnie aeree rischiano di operare con metà del carburante

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

C’è una data che, in queste settimane, sta circolando con una certa inquietudine tra le compagnie aeree europee: 9 aprile 2026.

È il giorno in cui arriverà l’ultimo carico di cherosene dal Golfo Persico prima del blocco dello Stretto di Hormuz. A trasportarlo è la petroliera Rong Lin Wan, un gigante lungo 250 metri partito dal Kuwait a fine febbraio.

Cherosene, Europa non autosufficiente

La nave sta costeggiando l’Africa occidentale e attraccherà a Rotterdam. Ma più che il suo arrivo, è quello che accadrà dopo a preoccupare: per ora, non ci sono altre navi in viaggio verso l’Europa con lo stesso carico.

La questione è chiara: l’Europa non è autosufficiente. Oltre il 40% del carburante per aerei viene importato e una quota fondamentale arriva proprio dall’area oggi coinvolta nella crisi tra Stati Uniti, Israele e Iran.

In molti scali europei, circa metà del jet fuel ha origine diretta o indiretta nelle raffinerie legate a quel corridoio energetico. Quando quel flusso si interrompe, l’effetto non è immediato, ma prima o poi arriva.

Le alternative ci sono, sulla carta: Stati Uniti, India, Africa occidentale. Ma nella pratica non bastano. Anche perché, in questa fase, molte petroliere stanno cambiando rotta verso l’Asia, dove i margini sono più alti.

Tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, l’Europa potrebbe trovarsi con circa la metà del carburante normalmente disponibile.

Per guadagnare tempo si sta facendo il possibile: scorte strategiche, manutenzioni rinviate, contratti rinegoziati. Ma si tratta di soluzioni tampone. Il margine, secondo diverse stime, è di poche settimane. Poi il problema diventa cronico.

Prezzo del cherosene in rialzo

Prima ancora delle cancellazioni, il segnale più evidente è quello dei prezzi. Il costo del cherosene è già più che raddoppiato, arrivando vicino ai 1.800 dollari a tonnellata.

Non è solo una questione di petrolio, ma di raffinazione. Il cosiddetto “crack spread” (il margine tra greggio e prodotto finito) è esploso, e questa componente non è coperta dai contratti delle compagnie. Traduzione: una parte consistente dell’aumento finirà inevitabilmente sui biglietti.

Estate a rischio

Il punto critico non è aprile, ma l’estate. Tra giugno e settembre si concentra il massimo della domanda: turismo, voli internazionali, traffico verso le isole. Ed è proprio lì che il sistema rischia di andare sotto pressione.

Se il carburante non sarà sufficiente, le compagnie dovranno scegliere:

Non è uno scenario teorico. Il gruppo Lufthansa sta già valutando il possibile fermo di decine di aerei. E Ryanair ha indicato che una quota tra il 10% e il 25% delle forniture potrebbe essere a rischio se la crisi dovesse proseguire.

I Paesi più esposti

Non tutti i Paesi sono nella stessa posizione. L’Italia, per esempio, produce circa la metà del carburante che consuma. Il resto lo importa. Altrove la dipendenza è ancora più forte: in Polonia sfiora il 100%, in Grecia supera l’80%, in Spagna e Portogallo è intorno al 70%. La vera variabile è una sola: quanto dureranno la guerra in Iran e il blocco nello Stretto di Hormuz.

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