L’oro, il nero, i lampadari monumentali e una passerella con la Tour Eiffel sullo sfondo. Se l’ultima sfilata di Saint Laurent sembrava un finale di stagione, adesso sappiamo perché. Anthony Vaccarello lascia ufficialmente la direzione creativa della maison, che ha guidato dal 2016. L’annuncio è arrivato da Kering, il gruppo del lusso che controlla il marchio, il 9 ottobre. Il prossimo capitolo è già in preparazione, ma il nome del successore non è ancora stato comunicato.
L’uscita di scena non arriva in un momento qualsiasi. Il lusso sta attraversando una fase di assestamento dopo anni di corsa, e quasi tutte le grandi maison hanno avviato un ricambio ai vertici creativi, cambiando direttori e, con loro, il tono delle collezioni. In questo valzer di poltrone, l’addio di Vaccarello è tra i più pesanti: non un nome in cerca di rilancio, ma un autore che ha dato alla casa una direzione chiara e riconoscibile.
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Dieci anni di sensualità e potere
Quando è arrivato, il designer belga aveva raccolto un’eredità ingombrante: quella di Hedi Slimane, che aveva trasformato l’identità della casa prima del suo arrivo. Vaccarello ha scelto una strada diversa, costruendo un linguaggio riconoscibile fatto di silhouette affilate, trasparenze, pelle, spalle decise e sensualità senza compromessi. Il suo Saint Laurent non chiedeva il permesso di entrare in una stanza: la conquistava.
Oltre all’immagine, c’è il capitolo dei numeri. Sotto la sua guida il marchio ha superato i 3 miliardi di euro di ricavi annui, arrivando a circa 3,3 miliardi nel 2022, e si è consolidato come una delle etichette più solide del gruppo. Negli anni successivi, però, il rallentamento del mercato del lusso ha pesato anche sui conti della maison. Un contesto che accompagna la nuova fase strategica di Kering, impegnata a rilanciare alcune delle sue principali etichette.
L’ultimo show era un indizio?
La collezione primavera-estate 2027, presentata a Parigi il 29 settembre, oggi assume un significato diverso. Abiti dorati, trench scintillanti e dettagli neri hanno trasformato la passerella in una celebrazione dell’immaginario della maison e della sua storia. Un omaggio anche alle sfilate haute couture di Yves Saint Laurent negli anni Settanta, rilette con il rigore sensuale diventato la firma di Vaccarello. Visto oggi, quello show somiglia a un addio messo in scena con eleganza, un modo per chiudere il cerchio tornando alle origini della casa.
Intanto, tra i nomi che circolano per la successione c’è quello di Chemena Kamali, attuale direttrice creativa di Chloé ed ex designer di Saint Laurent. Per ora, però, si tratta soltanto di indiscrezioni, in attesa che Kering sciolga la riserva su chi dovrà interpretare il prossimo capitolo.
Per Vaccarello si chiude un decennio che ha ridefinito il volto contemporaneo della maison. Per Saint Laurent, invece, comincia la parte più delicata: cambiare pelle senza perdere il proprio potere di seduzione. La sfida, per chiunque raccoglierà il testimone, sarà tenere insieme heritage e desiderio, memoria e visione, in un mercato che chiede alle grandi firme di reinventarsi senza tradirsi.