Ogm, Corte di Giustizia Ue dà ragione all’Italia: giusto vietare la coltivazione

Respinto il ricorso di un agricoltore: la Corte di giustizia Ue conferma che una coltivazione Ogm può essere vietata per motivi politici

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una importante sentenza in merito alle coltivazioni Ogm. In pratica viene rafforzato il diritto alla sovranità agricola, tagliando le gambe a possibili ricorsi futuri.

Nello specifico, i giudici europei hanno confermato la piena legittimità del divieto italiano di coltivazione del mais Mon 810, granturco geneticamente modificato.

Sentenza della Corte Ue sul mais Ogm

In sintesi: gli Stati membri hanno il diritto di restare Ogm free se lo desiderano, seguendo una procedura semplificata che non richiede necessariamente giustificazioni scientifiche d’urgenza.

Al centro della vicenda c’è il ricorso di un agricoltore italiano che era stato sanzionato per aver avviato coltivazioni di mais transgenico nonostante i divieti nazionali. Le conseguenze erano state pesantissime: 50.000 euro di multa e l’obbligo di distruggere l’intero raccolto.

L’agricoltore non aveva accettato in silenzio una simile stangata e si era rivolto alla giustizia europea contestando la validità del divieto italiano, ritenendolo contrario ai principi di libera circolazione delle merci e di libertà d’impresa. Tuttavia, la Corte di Giustizia Ue ha respinto ogni accusa, confermando che la procedura attivata dall’Italia nel 2015 è perfettamente in linea con il diritto dell’Unione.

Il punto cardine della sentenza riguarda il meccanismo introdotto nel 2015 che permette agli Stati di chiedere una limitazione geografica dell’autorizzazione alla coltivazione di un Ogm.

Secondo la Corte:

I giudici hanno chiarito che vietare la coltivazione non equivale a vietare la commercializzazione. Di conseguenza, non viene violata la libera circolazione delle merci poiché i prodotti contenenti Mon 810 possono ancora essere importati o venduti, pur non potendo essere seminati in Italia.

Cosa cambia per l’Italia

La sentenza ribadisce che il divieto non crea discriminazioni tra agricoltori né viola la libertà d’impresa. Al contrario, tutela la scelta politica di un Paese di preservare i propri modelli agricoli tradizionali. In assenza di un’opposizione da parte di chi detiene il brevetto dell’Ogm, lo Stato non è tenuto a fornire studi scientifici complessi per giustificare la propria scelta di politica agricola nazionale.

Sul tavolo rimane però un chiaro paradosso: un prodotto Ogm non può essere coltivato in Italia, ma può ugualmente finire nei piatti degli italiani perché nessuna legge ne vieta l’importazione e la commercializzazione. Quindi, in sintesi, gli Ogm autorizzati possono continuare a circolare, possono essere importati, possono essere utilizzati negli alimenti destinati agli umani e nei mangimi per gli animali. Tutto questo non viola né il mercato interno né i Trattati.

La linea Ogm free dell’Italia viene di fatto blindata da nuovi possibili contenziosi, almeno per quanto riguarda i punti contestati dal ricorrente.

Come trovare la sentenza della Corte Ue sugli Ogm

Chi volesse leggere il testo completo della sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea in materia Ogm deve visitare il sito ufficiale (infocuria.curia.europa.eu) e controllare la pagina “Elenco delle conclusioni e delle decisioni“. Il testo da cercare è intitolato “Sentenza, 05/02/2026, Fidenato, C-364/24, ECLI:EU:C:2026:67“.

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