Regioni con più olio in Italia, giacenze oltre le 258 mila tonnellate (ma solo il 20% è bio)

Report ICQRF: 258.480 tonnellate di olio in giacenza a fine giugno 2026. Scorte in calo mensile del 6,7%, ma in crescita del 46,4% sul 2025.

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Federica Petrucci

Editor esperta di economia e attualità

Laureata in Scienze Politiche presso l'Università di Palermo. Scrive di Fisco e Tasse, Economia, Diritto e Lavoro, con uno sguardo sull'attualità e i temi caldi

Secondo il report “Frantoio Italia” dell’ICQRF (l’Ispettorato Centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari), dai registri telematici risultano 258.480 tonnellate di olio di oliva in giacenza, un quantitativo che segna un calo del 6,7% rispetto alla rilevazione del mese precedente, ma che rimane del 46,4% superiore rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il mercato è in una fase di elevata disponibilità di prodotto nei magazzini, elemento questo che può influenzare l’andamento dei prezzi, la programmazione delle vendite e le strategie commerciali di frantoi, imbottigliatori e distributori.

Le regioni con più giacenze di olio in Italia

Da quello che è emerso dall’analisi territoriale,  il 53,1% di tutto l’olio detenuto in Italia si trova nelle regioni del Sud, grazie soprattutto al peso di Puglia e Calabria, che da sole rappresentano rispettivamente il 33,1% e il 12,3% delle giacenze nazionali.

La graduatoria regionale vede infatti:

Le prime tre regioni – Puglia, Toscana e Calabria – concentrano complessivamente il 63,2% dell’intero patrimonio nazionale di olio in giacenza.

La leadership della Puglia non sorprende. La regione rappresenta da anni il cuore dell’olivicoltura italiana sia per superfici coltivate sia per capacità produttiva, mentre Toscana e Calabria confermano il loro posto predominante grazie alla presenza di numerose imprese di trasformazione e di importanti poli di commercializzazione.

Bari prima provincia italiana

Ancora più marcata appare la concentrazione osservando il dato provinciale:

Tra le prime dieci figurano anche:

Nel complesso, le prime dieci province italiane concentrano il 66,3% dell’olio presente nei depositi, segnale evidente della forte specializzazione territoriale della filiera olivicola nazionale.

L’extravergine domina il mercato

Osservando la composizione delle scorte, su oltre 258 mila tonnellate complessive: 206.955 tonnellate, pari all’80,1% del totale, sono rappresentate da olio evo. Si tratta della categoria nettamente prevalente, mentre l’olio vergine costituisce appena l’1,3% delle giacenze nazionali.

Nel dettaglio:

A completare il quadro vi sono gli oli blend, ottenuti da miscele di diverse provenienze.

Solo un quinto dell’extravergine è biologico

Se le quantità complessive sono elevate, decisamente più contenuto è il peso del biologico. Le giacenze di olio extravergine e vergine ottenuti da agricoltura biologica ammontano infatti a 41.257 tonnellate, valore quasi raddoppiato rispetto allo scorso anno (+98,2%), ma che rappresenta soltanto il 19,8% dell’evo complessivamente detenuto in Italia. Vuol dire che appena un litro di extravergine su cinque presente nei magazzini è certificato bio.

Il dato è comunque in crescita, ma c’è anche in questo caso una netta concentrazione geografica. La distribuzione regionale del biologico vede:

Queste quattro regioni custodiscono oltre l’80% dell’intero patrimonio nazionale di olio biologico.

Crescono anche Dop e Igp

Riguardo, infine, gli oli certificati a indicazione geografica, le giacenze di prodotti Dop e Igp in Italia raggiungono 18,2 milioni di litri, in aumento del 45,6% rispetto a giugno 2025. Tuttavia il comparto rappresenta solo il 6,5% dell’olio complessivamente presente in Italia e l’8,1% dell’extravergine stoccato.

Tra le denominazioni più rappresentate spicca la Terra di Bari Dop, che da sola concentra quasi la metà delle giacenze certificate, seguita da:

Rispetto a giugno 2025, infatti,  le scorte complessive risultano superiori del 46,4%, trainate soprattutto dall’aumento dell’extravergine (+63%) e dell’olio raffinato (+38%). Ancora più marcata è la crescita dell’Evo di origine italiana, che registra un incremento addirittura del 127,2% rispetto allo scorso anno.

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