I cibi ultraprocessati creano dipendenza come il fumo. Almeno secondo lo studio effettuato dai ricercatori dell’Università del Michigan, di Harvard e della Duke University, condividono molte più caratteristiche con le sigarette che con frutta e verdura.
I cibi ultraprocessati sono molto lavorati, contengono additivi e sono spesso molto calorici e poco nutrienti. Per questo, secondo lo studio, avrebbero più caratteristiche in comune con le sigarette, perché progettati per creare dipendenza e associati a un rischio alto per la salute. Lo studio mette insieme scienze delle dipendenze, della nutrizione e storia della salute pubblica per verificare come i cibi ultraprocessati rappresentino un rischio significativo per la salute pubblica al pari del consumo di prodotti da tabacco.
Indice
Cibo ultra-processato come le sigarette: la “progettazione”
Le caratteristiche che cibi ultra-processati e sigarette condividono sono tante e partono, per esempio, dalla produzione. I cibi processati, infatti, sono molto lavorati: durante la produzione industriale si aggiungono additivi, tra cui coloranti e conservanti, ma anche quantità elevate di zucchero e sale.
Alcuni esempi citati nello studio sono:
- bibite zuccherate;
- piatti pronti;
- pane in cassetta;
- cereali zuccherati per la prima colazione.
Così anche le sigarette. Non sono prodotti naturali semplicemente confezionati, ma sono prodotti ingegnerizzati e, prosegue lo studio, progettati per creare dipendenza e spingere al consumo.
Quali sono i “peggiori”?
I prodotti ultra-processati sono indagati ormai da anni. Per esempio, la docente Josiemer Mattei presso la Harvard T.H. Chan School of Public Health ha pubblicato, insieme a una rosa di colleghi esperti in nutrizione, l’elenco di quali sono i peggiori cibi ultraprocessati.
L’intento dello studio era verificare quali sono i cibi direttamente associati a malattie cardiovascolari e da questa analisi è emersa una sorta di classifica dei cibi peggiori, che aumentano quindi il rischio di patologie vascolari.
Sono:
- bevande zuccherate come le bibite gassate;
- energy drink;
- succhi di frutta industriali;
- bevande aromatizzate al tè o latte;
- carne lavorata come pancetta, salsicce di pollo e hot dog;
- pesce lavorato come bastoncini di pesce impanati.
Quello che fa lo studio non è attaccare direttamente il singolo nutriente come lo zucchero o l’ingrediente come la carne, ma l’insieme degli ingredienti e il modo in cui questi vengono industrializzati per creare dei cibi super zuccherati e facili da consumare, spesso pensati per i più piccoli.
La strategia di marketing: healthwashing
Se accanto alla produzione si mette infatti la strategia di marketing, sigarette e prodotti industriali si somigliano ancora di più. Infatti, le strategie utilizzate spingono all’aumento dell’attrattiva al consumo. La ricerca punta anche a come la strategia di marketing sia capace di plasmare la percezione del pubblico sul consumo, partendo da slogan che sono in realtà “healthwashing”, come “a basso contenuto di grassi” o “senza zucchero”.
Ricordano, si legge, le pubblicità per i filtri delle sigarette negli anni ’50: non c’erano prove dei benefici per la salute rispetto al consumo senza filtri, eppure ebbero un forte impatto sui consumatori.
Regolamento sui cibi ultra-processati
Lo studio pubblicato sulla rivista di salute Milbank Quarterly si conclude con i suggerimenti da parte dei ricercatori su cosa fare in merito a questo fenomeno. Bisognerebbe, si legge, valutare gli alimenti ultraprocessati non solo attraverso la lente nutrizionale, ma con gli stessi criteri con cui viene trattato il tabacco.
Tra i suggerimenti rientrano restrizioni di marketing, una migliore etichettatura, ma anche interventi come tasse o limiti alla disponibilità nelle scuole e negli ospedali.