Secondo i dati diffusi da Istat, gli stipendi in Italia risultano in aumento nel primo trimestre del 2026, ma con dinamiche differenziate tra pubblico e privato. Tuttavia, nonostante i rinnovi contrattuali e gli scatti retributivi, la crescita complessiva sta già mostrando un rallentamento, in alcuni settori più di altri.
Di quanto sono aumentati gli stipendi in Italia
Partiamo dai numeri. A marzo 2026, l’indice delle retribuzioni contrattuali registra un aumento dello 0,1% rispetto al mese precedente e del 2,4% su base annua. Gli stipendi continuano a crescere più dell’inflazione, preservando in parte il potere d’acquisto dei lavoratori, ma nonostante ciò, la crescita complessiva per il terzo trimestre consecutivo resta sotto il 3%.
La dinamica è però più interessante se si guarda ai singoli comparti. Il settore della pubblica amministrazione evidenzia un incremento tendenziale del +3,2%, superiore rispetto al +2,3% registrato sia nell’industria sia nei servizi privati. Il pubblico, quindi, sta recuperando terreno, dopo anni di sostanziale stagnazione salariale.
Il ruolo dei rinnovi contrattuali
A spingere l’aumento degli stipendi sono stati sicuramente anche i rinnovi dei contratti collettivi. Nel primo trimestre del 2026 sono stati recepiti sette nuovi contratti:
- cinque nel settore industriale;
- uno nei servizi privati;
- uno nella pubblica amministrazione, relativo al triennio 2022-2024.
Tuttavia, il quadro resta incompleto. Alla fine di marzo 2026 risultano ancora 29 contratti in attesa di rinnovo, che coinvolgono circa 4,1 milioni di dipendenti. Di questi:
- 2,8 milioni appartengono alla pubblica amministrazione;
- 1,2 milioni lavorano nel settore privato.
Tuttavia, il fatto che tutti i contratti pubblici risultino scaduti alla fine del trimestre indica che gli aumenti registrati derivano in gran parte da rinnovi tardivi e dal pagamento di arretrati. Più che di una crescita strutturale immediata, si tratta quindi di un riallineamento rispetto a periodi precedenti in cui gli stipendi erano rimasti fermi.
Tempi di rinnovo: segnali di miglioramento
Un altro dato interessante riguarda la riduzione dei tempi di attesa per il rinnovo dei contratti. Tra marzo 2025 e marzo 2026, il tempo medio di attesa per i lavoratori con contratto scaduto è sceso da 23,1 mesi a 14,9 mesi. Se si considera l’intera platea dei dipendenti, il tempo medio è passato da 10,9 a 4,7 mesi.
Nel settore privato, la quota di lavoratori con contratto scaduto è scesa a poco più di uno su dieci, grazie agli accordi siglati nei primi mesi dell’anno.
Chi guadagna di più
Guardando ai singoli settori, gli aumenti più elevati si registrano in comparti specifici come:
- energia e petrolio (+7,7%);
- estrazione di minerali (+7,4%);
- servizi di smaltimento rifiuti (+5,7%).
Si tratta di settori caratterizzati da dinamiche particolari, spesso legate all’andamento dei mercati internazionali o a specifiche condizioni di domanda e offerta. All’opposto, alcune categorie mostrano una sostanziale stagnazione: è il caso delle farmacie private, dove l’incremento risulta nullo.
Un altro dato da considerare è la crescita della retribuzione oraria media, che nel periodo gennaio-marzo 2026 è aumentata del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Questo indicatore è particolarmente importante perché misura in modo più preciso l’evoluzione dei salari, al netto di variazioni nelle ore lavorate.
Anche in questo caso, il dato conferma una crescita moderata ma costante, in linea con l’andamento generale delle retribuzioni contrattuali.