Trasferirsi fuori dal centro per pagare meno di affitto sembra la soluzione ovvia a un’emergenza abitativa che non accenna a rallentare. Ma un’analisi più accurata racconta una storia diversa. Secondo un’analisi della Cna, il risparmio sull’affitto viene spesso divorato dai costi di mobilità, fino a svanire quasi del tutto.
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Quanto si spende per il lavoro
Una famiglia che lascia la città per risparmiare 300 euro al mese sull’affitto può spendere oltre 2.000 euro l’anno in più tra carburante, manutenzione, pneumatici e parcheggi. In altre parole, più della metà del risparmio sull’affitto viene assorbito dagli spostamenti quotidiani verso il lavoro. Il fenomeno non è uniforme sul territorio, ma riguarda tutte le grandi città:
- a Milano il risparmio teorico sull’affitto è di circa 5.400 euro/anno, ma 2.300 euro vengono assorbiti dalla mobilità, con un vantaggio reale di poco più di 3.000 euro;
- a Roma il risparmio teorico è di circa 4.800 euro, con costi aggiuntivi di spostamento oltre 2.200 euro e un beneficio effettivo di circa 2.600 euro;
- a Firenze e Bologna la situazione è analoga, con oltre la metà del risparmio erosa dai costi di trasporto.
Nelle altre città il quadro peggiora sensibilmente. A Bari, Napoli, Perugia e Ancona, i costi di mobilità assorbono oltre due terzi del risparmio sull’affitto. In alcune aree del Sud la situazione è ancora più estrema: a Potenza, Catanzaro, Salerno e Lecce, fino all’85-90% del vantaggio economico sul canone rischia di essere azzerato dalle spese di spostamento quotidiano. Il risparmio residuo si riduce, in certi casi, a poche centinaia di euro l’anno.
La situazione peggiora per gli artigiani
Se per i lavoratori dipendenti il problema è già significativo, per gli artigiani diventa una voce di bilancio strutturale e non eliminabile.
Un elettricista, un termoidraulico, un installatore di impianti non si limita a raggiungere un ufficio ogni mattina: il suo lavoro si svolge in movimento, tra cantieri, clienti, sopralluoghi e interventi di assistenza. Le cifre elaborate dalla Cna sono eloquenti:
- un serramentista percorre mediamente 20.000 km/anno, con costi di mobilità superiori a 4.500 euro per veicolo;
- un elettricista che lavora sul territorio spende circa 5.600 euro all’anno in spostamenti;
- i termoidraulici e manutentori, con circa 30.000 km percorsi, arrivano a 6.700 euro;
- gli installatori di impianti, che possono raggiungere i 35.000 km annui, sfiorano gli 8.000 euro per ogni mezzo operativo.
Si tratta di costi fissi che riducono direttamente la competitività delle imprese, già alle prese con rincari delle materie prime e difficoltà di accesso al credito.
Come influisce casa e lavoro sullo stipendio
Il problema, come spesso accade, non nasce da una singola causa ma dall’intersezione di più fenomeni. Come la crisi dell’offerta abitativa nelle grandi città, la stagnazione dei salari, la carenza di infrastrutture e la debolezza del trasporto pubblico locale nelle aree periferiche e nelle città medie.
Come afferma il Presidente di Cna Dario Costantini:
Casa e lavoro stanno diventando due poli sempre più distanti. Servono risposte coordinate. Oltre alle politiche abitative sono necessari interventi sul piano delle infrastrutture e per alzare quantità e qualità dell’offerta di trasporto pubblico locale.