Il mercato del lavoro in Italia affronta un’annosa contraddizione: da una parte le aziende dichiarano di avere difficoltà a trovare le figure professionali di cui hanno bisogno. Ma allo stesso tempo l’età anagrafica continua a rappresentare un ostacolo per buona parte dei candidati.
È quanto emerge dall’ultima ricerca realizzata da Ecssa (European Confederation of Search & Selection Associations), che ha coinvolto Italia, Germania, Francia, Belgio, Spagna e Lussemburgo.
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Aziende, l’età penalizza i candidati
Il paradosso è aggravato dal fatto che, generazione dopo generazione, negli ultimi anni l’età dell’ingresso nel mondo del lavoro si è spostata sempre più in avanti, per via dell’allungamento della formazione. Sui social, a questo proposito, girano meme e vignette il cui senso è più o meno questo: “Cercasi candidato max 29enne ma con 30 anni di esperienza”.
La carenza di candidati in Italia riguarda soprattutto due fasce d’età: gli under 30 e i professionisti tra i 35 e i 45 anni, vale a dire i giovani da inserire e professionisti già formati.
Il 47% dei selezionatori italiani indica infatti queste categorie come quelle per cui è più difficile trovare profili adeguati.
Il paradosso dei 35-45enni
Per un professionista tra i 35 e i 45 anni il problema non consiste soltanto nella disponibilità di offerte di lavoro. Anche la possibilità di entrare o rientrare nel mercato del lavoro può risultare più complicata rispetto a quanto accade in altri Paesi europei. Il 35% dei selezionatori italiani segnala infatti ostacoli rilevanti per questa fascia d’età quando i professionisti cercano una nuova occupazione.
Nel resto d’Europa, invece, proprio i 35-45enni rappresentano la categoria maggiormente tutelata e meno esposta alle difficoltà di ricollocamento. Si crea così una situazione apparentemente contraddittoria: le aziende hanno bisogno di persone con competenze ed esperienza, ma una consistente parte di professionisti continua a faticare per trovare una collocazione.
Over 55, l’età diventa ancora più pesante
E il problema aumenta con l’età: per il 47% degli head hunter italiani, gli over 55 sono la categoria che incontra i maggiori ostacoli nell’inserimento in azienda.
Ma ci sono anche segnali di cambiamento: insieme alla Francia, l’Italia è al primo posto in Europa per il miglioramento della considerazione riservata ai profili senior. Il 55% degli intervistati afferma di aver osservato negli ultimi anni un atteggiamento più favorevole da parte del management nei confronti dei lavoratori con maggiore esperienza. A essere rivalutate sono soprattutto caratteristiche come affidabilità, stabilità e capacità di affiancare i colleghi più giovani e trasmettere loro conoscenze e competenze.
Barriere anagrafiche radicate
Valerie Schena Ehrenberger, presidente di Ecssa e Ceo di Valtellina Lavoro, citata da Sky TG24, commenta evidenziando come i dati dimostrino che da una parte le aziende faticano a trovare professionisti tra i 35 e i 45 anni, mentre dall’altra continuano a introdurre, esplicitamente o indirettamente, criteri legati all’età che finiscono per escludere soprattutto i lavoratori più anziani. E in questo contesto caratterizzato da un progressivo invecchiamento della popolazione, prosegue Ehrenberger, favorire la collaborazione tra generazioni e ridurre i pregiudizi nei processi di selezione non rappresenta più soltanto una questione di inclusione. E diventa anche una necessità economica per mantenere la competitività delle imprese.