IA, le aziende cercano esperti ma non si trovano: mancano 316mila tecnici

Le aziende italiane puntano sull’IA, ma il 50,8% dei professionisti digitali richiesti è difficile da trovare. Lombardia al primo posto

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Giorgio Pirani

Giornalista economico-culturale

Giornalista professionista esperto di tematiche di attualità, cultura ed economia. Collabora con diverse testate giornalistiche a livello nazionale.

Le imprese italiane stanno accelerando gli investimenti in intelligenza artificiale, ma non trovano i professionisti per farla funzionare davvero. È il paradosso fotografato da Confartigianato: nel 2025, su 621.180 richieste di lavoratori con competenze digitali avanzate, 315.560 sono risultate di difficile reperimento, pari al 50,8%. In altre parole, circa una posizione su due è quindi rimasta difficile da coprire.

Investimenti in crescita, ma mancano le competenze

Secondo l’elaborazione dell’Ufficio Studi di Confartigianato, il 71,8% delle aziende ha effettuato investimenti in almeno uno degli ambiti della transizione digitale. Gli interventi riguardano l’adozione di nuove tecnologie, la loro integrazione nei processi organizzativi e la costruzione di modelli di business basati sul digitale.

Il problema emerge quando si passa dall’acquisto della tecnologia al suo utilizzo effettivo. Il 58,6% delle imprese indica la mancanza di personale qualificato come il principale ostacolo all’adozione dell’intelligenza artificiale, seguito da:

La rilevazione considera le competenze necessarie per l’utilizzo e l’integrazione aziendale di intelligenza artificiale, cloud computing, Industrial Internet of Things, data analytics e big data, realtà virtuale e aumentata e blockchain.

Lombardia in testa per professionalità introvabili

Per numero assoluto di professionalità introvabili, la Lombardia è nettamente prima con 60.960 figure difficili da reperire su 121.440 richieste, pari al 50,2%. Seguono Campania e Lazio, rispettivamente con 31.130 e 30.780 professionalità introvabili.

Posizione Regione Professioni introvabili Richieste totali Percentuale
1 Lombardia 60.960 121.440 50,2%
2 Campania 31.130 66.950 46,5%
3 Lazio 30.780 66.760 46,1%
4 Veneto 26.030 47.150 55,2%
5 Emilia-Romagna 25.640 45.700 56,1%
6 Sicilia 22.440 51.230 43,8%
7 Puglia 21.120 46.320 45,6%
8 Toscana 19.390 33.600 57,7%
9 Piemonte 16.870 31.420 53,7%
10 Trentino-Alto Adige 10.960 18.000 60,9%
11 Calabria 8.270 17.370 47,6%
12 Sardegna 7.560 13.630 55,5%
13 Marche 7.100 12.290 57,8%
14 Abruzzo 7.050 12.360 57,0%
15 Liguria 6.170 11.530 53,5%
16 Friuli-Venezia Giulia 5.510 9.450 58,3%
17 Umbria 3.760 6.200 60,7%
18 Basilicata 2.490 5.750 43,3%
19 Molise 1.240 2.410 51,4%
20 Valle d’Aosta 950 1.640 57,7%

Milano e Roma al vertice

A livello provinciale, Milano guida la classifica con 29.840 competenze difficili da reperire su 64.320 richieste (46,4%), seguita da Roma, dove mancano 24.580 figure su 55.240 (44,5%), e da Napoli, con 16.200 lavoratori difficili da trovare su 36.010 (45%). Completano le prime cinque posizioni Bari, con 9.300 professionalità che scarseggiano su 19.830 (46,9%), e Torino, con 9.050 tecnici su 17.950 richiesti, pari al 50,4%.

Posizione Provincia Professionalità introvabili Entrate richieste Percentuale
1 Milano 29.840 64.320 46,4%
2 Roma 24.580 55.240 44,5%
3 Napoli 16.200 36.010 45,0%
4 Bari 9.300 19.830 46,9%
5 Torino 9.050 17.950 50,4%
6 Salerno 6.950 13.600 51,1%
7 Bologna 6.580 11.750 56,0%
8 Palermo 5.960 13.100 45,5%
9 Bergamo 5.900 10.400 56,7%
10 Firenze 5.590 10.440 53,5%
11 Catania 5.500 11.480 47,9%
12 Verona 5.180 9.630 53,8%
13 Padova 5.120 8.550 59,9%
14 Trento 4.920 7.664 64,2%
15 Venezia 4.780 10.483 45,6%
16 Lecce 4.720 10.512 44,9%
17 Treviso 4.650 7.763 59,9%
18 Caserta 4.580 10.457 43,8%
19 Monza e Brianza 4.350 7.605 57,2%
20 Vicenza 4.290 7.384 58,1%

Come colmare il gap di competenze

Se quindi il timore più diffuso riguardava la possibile sostituzione di lavoro umano da parte delle macchine, i dati raccontano però una realtà opposta, almeno nel breve periodo. In un caso su due le imprese italiane non trovano chi sappia utilizzare le tecnologie digitali che hanno già deciso di adottare.

Il presidente di Confartigianato Marco Granelli precisa:

L’intelligenza artificiale può diventare un potente fattore di produttività e competitività, ma per coglierne le opportunità servono persone capaci di governarla. La sfida dell’IA è quindi innanzitutto una sfida sulle competenze: occorre rafforzare la formazione, il raccordo tra scuola, università, sistema formativo e imprese e garantire anche alle micro e piccole aziende l’accesso alle professionalità necessarie.

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