Il settore degli autotrasporti italiano sta entrando in una fase molto delicata. Nei prossimi cinque anni potrebbero uscire dal settore circa 86.000 conducenti, il 28% dell’attuale forza lavoro, tra pensionamenti e abbandono della professione.
Già oggi mancano migliaia di autisti e le aziende impiegate nella logistica del trasporto merci faticano sempre di più a trovare personale qualificato.
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Perché la carenza di autotrasportatori è un problema per tutta la filiera
La crisi nasce soprattutto dal mancato ricambio generazionale. L’età media degli autisti italiani supera i 50 anni, a fronte dei 47 di quella europea. Inoltre, il numero di giovani che decide di entrare nel settore resta troppo basso rispetto alle uscite previste. Senza contare che negli ultimi dieci anni i conducenti autonomi, quelli non dipendenti da grandi gestori della logistica, si sono ridotti del 40%.
Il vuoto di manodopera dovuto a fallimenti e pensionamenti si ripercuoterà a catena su tutta l’economia italiana, perché circa l’80% delle merci nel Paese viaggia ancora su gomma, rendendo il trasporto su strada centrale per la grande distribuzione.
Ma non è solo l’Italia a essere in difficoltà. Secondo il report di Federtrasporti in tutta Europa mancano mezzo milione di autotrasportatori. Le imprese stanno cercando personale anche all’estero, individuando negli accordi con il Marocco una via semplificata alle lunghe ed estenuanti procedure burocratiche per il riconoscimento di licenze. Senza nuovi ingressi il rischio è un rallentamento progressivo della logistica nazionale e un conseguente aumento dei costi lungo tutta la filiera.
C’è da dire che nonostante il caro carburanti, gli autotrasportatori sono stati tagliati fuori da qualsiasi tipo di aiuto, motivo per cui hanno indetto uno sciopero di diversi giorni.
Quali sono le cause della diminuzione di autotrasportatori
A tenere lontane le persone da questo tipo di lavoro non sono solo i salari rinomatamente bassi del settore della logistica. I problemi denunciati da oltre il 90% dei camionisti riguardano:
- aree di sosta desolate e insicure;
- tempi di consegna stressanti;
- continua lontananza da casa e dagli affetti.
Cosa serve e quanto costa diventare autotrasportatore
Per lavorare come autotrasportatore serve:
- la patente C, obbligatoria per guidare veicoli superiori a 3,5 tonnellate;
- la Cqc, la Carta di Qualificazione del Conducente necessaria per il trasporto merci professionale.
Inoltre, chi vuole avviare un’attività autonoma deve iscriversi all’Albo degli Autotrasportatori, il registro nazionale gestito dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Il percorso presenta costi non molto accessibili. Solo il conseguimento della patente C costa intorno ai 900 euro se ci si affida alla motorizzazione civile, sale ad almeno 1.400 euro se si decide di iscriversi a una scuola guida privata. Il conseguimento della Cqc richiede un corso obbligatorio della durata di 140 ore, che costa tra i 2.000 e i 2.500 euro.
Se si aggiunge anche la licenza abilitante alla guida di bilici e autoarticolati è possibile superare i 4.000 euro di spesa.
Come l’automazione può cambiare il trasporto merci
Attualmente lo stato dell’arte della ricerca sull’automazione del settore della logistica non ha risultati brillanti. Le sperimentazioni di guida su strada senza conducente sono pressoché inesistenti in Europa e la tecnologia è ferma ai mezzi “assistiti”, cioè camion dotati di sistemi di supporto alla guida come:
- frenata automatica d’emergenza;
- mantenimento della corsia;
- regolazione automatica della velocità;
- regolazione automatica della distanza dagli altri veicoli.
L’innovazione tecnologica nel settore è rappresentata soprattutto dall’affinamento di strumenti per alleviare il peso di un’attenzione costante alla guida in un mercato dove trovare conducenti professionali sta diventando sempre più difficile.