Il Ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato una possibile novità decisamente importante in ambito lavorativo. Porte aperte a un innalzamento del limite d’età per i conducenti professionali di merci e passeggeri.
In pratica vorrebbe offrire la possibilità di guidare tir e autobus fino a 70 anni. Una misura su base volontaria, che non andrebbe dunque a imporre un nuovo tetto obbligatorio per tutti, che sarà esaminata la prossima settimana in Consiglio dei ministri.
In questo modo il vicepremier spera di poter rispondere adeguatamente alla cronica carenza di autisti in un settore strategico. Non solo un aumento dell’età limite, ovviamente. Al fine di garantire la sicurezza dei lavoratori e di chiunque in strada, saranno previsti dei controlli sanitari più frequenti per chi supera la soglia dei 65 anni.
Cosa prevede la proposta
Ad annunciare la proposta è stato Salvini, come detto, in videocollegamento con l’assemblea di Federtrasporto. Ha spiegato che si tratta di un comparto con esigenze particolari, che ha bisogno di personale al volante.
Un prolungamento non obbligatorio sul tavolo, accompagnato da verifiche sanitarie più stringenti. Chi supera i 65 anni dovrà sottoporsi a visite ed esami ogni due anni, invece degli attuali cinque. Un modo per bilanciare l’allungamento della vita lavorativa con le esigenze di sicurezza stradale.
Le pensioni
La proposta farà di certo discutere e presenta un aspetto particolare. Se da un lato il Governo ribadisce il proprio impegno a consentire l’uscita dal lavoro a 64 anni, in alcuni casi, rispetto ai 67 previsti dalla legge Fornero, dall’altro va nella direzione opposta.
Per l’autotrasporto infatti si favorisce la permanenza in servizio più a lungo che, con il clima economico attuale, rappresenta una chance ghiotta (purtroppo) per molti. Una scelta che, come detto, si lega alla carenza di conducenti in una filiera di grande peso: trasporti e logistica. Secondo i dati, infatti, valgono il 19% del Pil e danno lavoro a 4,67 milioni di occupati.