L’invio di una comunicazione che annuncia un rimborso fiscale da 5.626 euro, poi l’invito a cliccare per completare la procedura di accredito, che rimanda a un sito che ricorda tanto quello dell’Agenzia delle Entrate (ma che in realtà non lo è). È questa la mail che sta circolando in questi giorni e che, sfruttando colori e loghi istituzionali illecitamente, è stata inviata a diversi contribuenti con l’obiettivo di raggirarli.
Chi non ha riconosciuto la campagna di phishing e ha fornito informazioni personali e dati sensibili come richiesto ha dovuto bloccare conti correnti e app bancarie per via di movimenti in uscita sospetti.
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Come funziona la nuova truffa del rimborso da 5.626 euro
A segnalare la truffa è stata proprio l’Agenzia delle Entrate, che ha chiarito di essere totalmente estranea alla comunicazione e alle attività fraudolente collegate. Il meccanismo è ormai ricorrente e utilizza una formula molto convincente. Nel dettaglio, il destinatario (con una mail che riporta loghi e colori del sito ufficiale AdE) viene informato della possibilità di ottenere un rimborso fiscale di 5.626 euro, ma prima deve compiere alcuni passaggi per poterlo ricevere. La mail, inoltre, specifica che c’è un termine per richiederlo, spingendo il destinatario a cliccare sul link prima della scadenza.
La promessa di ricevere denaro e il senso di urgenza sono gli elementi che spesso spingono i contribuenti ad agire senza verificare prima la provenienza del messaggio. A rendere tutto credibile, il fatto che la comunicazione ricopi perfettamente tono e grafica di un avviso ufficiale dell’Amministrazione finanziaria.
In realtà, dietro il messaggio ci sono soggetti che cercano di indirizzare la vittima verso una pagina web fraudolenta, predisposta per rubare dati sensibili. Queste informazioni possono poi essere utilizzate dai truffatori per ulteriori frodi o tentativi di accesso ad altri servizi.
Come riconoscere la mail truffa
L’Agenzia delle Entrate, nel suo comunicato, ha mostrato un esempio della comunicazione ingannevole, allegando un’immagine che potesse aiutare nell’identificazione della truffa.
Analizzando nel dettaglio la mail, ci sono diversi elementi che suggeriscono si tratti di un tentativo di frode:
- il mittente, per esempio, è sospetto. Anche se il nome visualizzato appare come “Area Riservata ADE“, l’indirizzo reale tra parentesi rivela l’uso di un account privato (nkenfacklandoloic@gmail.com), e l’Agenzia delle Entrate non impiega mai domini di posta generici o gratuiti per le proprie comunicazioni;
- il collegamento esterno (click a “Conferma ora”) non è una prassi tipica dei controlli fiscali. Per comunicare eventuali crediti e scadenze, infatti, l’Agenzia delle Entrate usa il cassetto fiscale, al quale il contribuente può accedere direttamente (identificandosi con Spid o Cie) o attraverso un intermediario abilitato;
- la procedura è anomala, perché viene richiesto di associare il proprio conto per completare il trasferimento di denaro su portali esterni non sicuri, creati appositamente per sottrarre credenziali bancarie;
- informazioni sbagliate e incongruenti, le mail sono state inviate a settembre 2026 ma nel testo si parla di crediti in scadenza il 25/09/2025. Questo perché spesso i truffatori tendono a riutilizzare schemi e testi preimpostati in modo approssimativo, puntando tutto sull’effetto psicologico dell’urgenza per trarre in inganno il destinatario.
Che deve fare chi ha già cliccato
Cliccare accidentalmente sul link o aprire la mail non implica necessariamente che la truffa sia andata a buon fine. Il rischio diventa invece concreto quando e se, dopo aver aperto la pagina, sono state inserite credenziali, informazioni personali e bancarie o numeri di carte.
Se sono stati comunicati dati sensibili, è importante intervenire rapidamente:
- cambiare le proprie password di accesso a conti correnti, app della banca o ad altri servizi (se sono state inserite credenziali utilizzate anche per altri account è opportuno modificarle senza perdere tempo);
- monitorare le uscite bancarie e, se alcune appaiono sospette, segnalarle alla propria banca;
- contattare la banca o il proprio intermediario finanziario immediatamente se sono state fornite informazioni di pagamento.
Se sono già emersi movimenti in uscita sospetti, la cosa migliore da fare è denunciare tutto alla polizia postale e capire, insieme alla propria banca, come agire di conseguenza per evitare altri danni.