Sciopero generale 20 novembre 2026, chi si ferma: treni, scuola, sanità e fasce di garanzia

La CGIL proclama uno sciopero di 24 ore in tutti i settori pubblici e privati: si chiedono salari più alti, contratti rinnovati e più welfare

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Luca Incoronato

Giornalista

Giornalista pubblicista e copywriter, ha accumulato esperienze in TV, redazioni giornalistiche fisiche e online, così come in TV, come autore, giornalista e copywriter. È esperto in materie economiche.

Venerdì 20 novembre 2026 ci sarà un nuovo sciopero generale. L’Italia torna a fermarsi in maniera massiccia, dichiarando in modo aperto e pubblico il profondo dissenso che serpeggia ormai da tempo. La CGIL ha proclamato un’astensione dal lavoro per l’intera giornata in tutti i settori pubblici e privati, compresi quelli in appalto e strumentali.

Si fermeranno tutti, dai trasporti alla scuola, fino ai servizi pubblici. La mobilitazione è stata lanciata con lo slogan “Il futuro è adesso”, chiedendo:

Quello del 20 novembre non sarà però l’unico stop del mese. Considerando treni, trasporto pubblico locale e aeroporti, il calendario è fitto di agitazioni. Vediamo nel dettaglio chi si fermerà con lo sciopero generale.

Sciopero generale del 20 novembre: chi si ferma

Si prevedono disagi in molti ambiti quotidiani, considerando l’ampiezza della mobilitazione. Come detto, infatti, lo stop riguarderà categorie pubbliche e private, comprendendo anche i lavoratori dei servizi in appalto, esternalizzati e strumentali.

Ecco i settori nei quali, con ogni probabilità, si registreranno gravose difficoltà:

Parlando dei settori considerati essenziali, come nel caso di trasporti e sanità, lo sciopero si svolgerà ovviamente nel rispetto della legge 146 del 1990. In pratica, questo significa che devono essere garantite le prestazioni indispensabili.

Le modalità precise per ciascun comparto, a partire dagli orari di inizio e fine dell’astensione nei trasporti, saranno poi comunicate dalle singole aziende nei giorni precedenti la protesta.

Le richieste

Sono diversi i temi della mobilitazione. Al primo posto c’è la questione salariale. La CGIL chiede aumenti delle retribuzioni e il rinnovo dei contratti nazionali, sia nel pubblico che nel privato. Il tutto in un contesto segnato dal rincaro del costo della vita e dell’energia.

Sul fronte previdenziale, invece, il sindacato chiede pensioni dignitose, con la piena rivalutazione degli assegni e lo stop all’aumento dell’età pensionabile. Tra le richieste ci sono poi un sistema fiscale più progressivo, che contrasti il drenaggio fiscale e l’evasione, e maggiori investimenti pubblici in sanità, scuola, università e politiche sociali.

A completare il quadro ci sono poi:

Fasce di garanzia

Durante gli scioperi nei servizi pubblici essenziali, la legge prevede che una parte delle prestazioni venga comunque assicurata. Nel trasporto ferroviario, di norma, sono garantiti i treni regionali in partenza nelle fasce pendolari del mattino e della sera, dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21, oltre ai collegamenti a lunga percorrenza indicati come garantiti dalle compagnie.

Nel trasporto aereo sono generalmente tutelati i voli in partenza tra le 7 e le 10 e tra le 18 e le 21, oltre ai collegamenti con le isole e ai voli di Stato, umanitari e sanitari. Nel trasporto pubblico locale, invece, le fasce di garanzia vengono stabilite a livello territoriale e possono quindi differire da una città all’altra. Anche nella scuola e nella sanità devono essere assicurati i servizi minimi, come gli scrutini e gli esami nel primo caso e le urgenze nel secondo.

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