Sciopero autotrasportatori sospeso dopo la tragedia, camionista investito durante la protesta

La morte di un camionista durante l’allestimento di un presidio sull’A1 ha portato alla sospensione dello sciopero dell’autotrasporto

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Mauro Di Gregorio

Giornalista politico-economico

Laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Palermo. Giornalista professionista dal 2006. Si interessa principalmente di cronaca, politica ed economia.

Lo sciopero dell’autotrasporto si ferma all’improvviso per una tragedia: un camionista è stato investito e ucciso mentre stava allestendo un presidio di protesta sull’autostrada A1, nel Casertano.

La decisione è arrivata poche ore dopo: Trasportounito ha annunciato la sospensione immediata del fermo nazionale, proclamato solo dalla mezzanotte precedente. Una scelta maturata “in segno di lutto”. Questo sciopero dei tir di 144 ore era stato indetto dalla mezzanotte di lunedì 20 aprile a sabato 25 aprile.

Sciopero dei tir sospeso

Il blocco dei Tir era appena iniziato e i primi presidi stavano prendendo forma quando, nelle prime ore del mattino di martedì 21 aprile una vettura ha travolto un autotrasportatore impegnato nell’organizzazione della protesta. L’uomo è morto sul colpo.

Il segretario generale di Trasportounito, Maurizio Longo, ha comunicato lo stop.

Il fermo viene sospeso con effetto immediato, mentre l’organizzazione si stringe attorno alla famiglia della vittima:

Trasportounito ha deciso di sospendere con effetto immediato il fermo nazionale dell’autotrasporto in segno di lutto per la scomparsa di un imprenditore del settore, travolto alle prime ore di questa mattina da un’auto e ucciso mentre stava allestendo uno dei presidi di protesta, a Caserta, previsti dal fermo stesso. In questo momento sentiamo il dovere di unirci al dolore della famiglia, sottolineando una volta di più quanto la vita dei nostri associati sia davvero legata a un filo sempre più sottile, in una crisi che è ormai globale e probabilmente irrecuperabile.

Non si tratta dunque di una revoca totale, ma di una sospensione.

E la sospensione non cancella le ragioni della protesta. Le rivendicazioni restano tutte sul tavolo, ma passano in secondo piano dietro al terribile lutto. Il fermo nazionale dei tir nasceva dall’impennata del costo del diesel in risposta alla guerra in Iran e al blocco dello Stretto di Hormuz.

Chi è la vittima

Il 55enne Luigi Nappo, originario di Marano di Napoli, ha perso la vita dopo essere sceso dal proprio mezzo: l’uomo è stato centrato in pieno da un’auto che sfrecciava verso l’uscita di Caserta Sud, proprio mentre i camion in protesta occupavano le prime due corsie di marcia. L’automobilista, che si è subito arrestato per prestare soccorso, è stato denunciato per omicidio stradale.

Il nodo carburanti, costi fuori controllo

Oggi il diesel supera mediamente i 2,1 euro al litro. Per un mezzo pesante, fare il pieno significa spendere oltre 1.000 euro. In poche settimane il costo è salito di oltre 200 euro, mentre rispetto al 2025 l’aumento annuo può arrivare fino a circa 17.500 euro l’anno per camion. Numeri insostenibili, che rischiano di spingere molti operatori fuori mercato dato che il carburante rappresenta circa il 30% dei costi operativi.

Il punto più critico non è solo la scarsità o il prezzo del gasolio, ma il meccanismo finanziario che regge il settore. Gli autotrasportatori pagano subito il carburante alla pompa (o con fatture a breve termine) ma incassano i guadagni molto dopo con pagamenti che arrivano 60, 90 o anche 120 giorni.

Questo squilibrio genera una pressione costante sulla liquidità. Anche con lavoro disponibile, molte aziende rischiano di fermarsi semplicemente perché non riescono ad anticipare i costi.

Su circa 67.000 imprese di autotrasporto attive in Italia, oltre 13.000 potrebbero chiudere entro fine anno. Significa una su cinque.

Il settore è già in contrazione da anni, ma ora la situazione appare più fragile: mezzi fermi, margini ridotti e difficoltà nei rapporti con i committenti.

Fuel surcharge e tensioni con i clienti

In teoria esiste un meccanismo per compensare l’aumento del carburante: il fuel surcharge, che adegua le tariffe quando il diesel supera determinate soglie. Nella pratica, però molti committenti non lo riconoscono e altri lo applicano solo parzialmente mentre spesso arriva in ritardo rispetto ai rincari. Il risultato è che il rischio resta quasi interamente a carico degli autotrasportatori, soprattutto i più piccoli.

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