Il Ministero della Salute ha diffuso un richiamo alimentare relativo a un lotto di semi di sesamo nero tostato per rischio chimico.
Le autorità sanitarie hanno rilevato nel lotto un eccesso di aflatossine. Il richiamo riguarda nello specifico il prodotto commercializzato da NTC Wismettac Europe BV e proveniente dall’India.
Indice
Rischio aflatossine, richiamato sesamo nero tostato
La raccomandazione per i cittadini è di non consumare il prodotto e di riportarlo al punto vendita dove, di norma, si può scegliere per un cambio merce alla pari o per il rimborso.
L’indicazione tassativa per operatori e autorità è quella di “bloccare il prodotto identificandolo come non vendibile e sospenderne immediatamente la vendita” e di “attivare la procedura di richiamo”.
I dati per identificare il prodotto richiamato
Di seguito i dati per identificare la merce oggetto del richiamo alimentare:
- marchio del prodotto – Shirakiku;
- denominazione di vendita – Sesamo nero tostato;
- nome o ragione sociale dell’Osa a nome del quale il prodotto è commercializzato – NTC Wismettac Europe BV;
- lotto di produzione – DAE/RBSSR120825;
- stabilimento / produttore – Dhaval Agri Exports LLP;
- sede dello stabilimento – Gujarat (India);
- data di scadenza – 17 agosto 2026;
- peso – 1 kg;
- motivo del richiamo – rilevato tenore di aflatossina B1 superiore al limite massimo consentito dall’Ue.
Cosa sono le aflatossine
Come specifica l’Iss (Istituto Superiore di Sanità), le aflatossine sono micotossine che derivano dal metabolismo secondario di alcune specie di microfunghi filamentosi come l’Aspergillus flavus e l’Aspergillus parasiticus e possono svilupparsi durante la coltivazione, il raccolto o l’immagazzinamento. Tali funghi prosperano soprattutto in zone caratterizzate da clima caldo e umido.
Sono particolarmente a rischio cereali, semi oleosi, spezie, granaglie e frutta secca ed essiccata. Fra i 17 tipi di aflatossine finora individuati, sono 5 ad essere considerati particolarmente importanti per diffusione e tossicità: B1, B2, G1, G2, M1.
Le aflatossine possono causare seri danni alla salute, sia a breve-medio termine che cronici. Il fegato è il loro bersaglio principale: fra le più pericolose vi è l’aflatossina B1 perché ha un’azione sui geni e sullo sviluppo del cancro al fegato. L’aflatossina B1 è la più diffusa nei prodotti alimentari ed è una delle più potenti in termini di genotossicità e cancerogenicità. È prodotta sia dall’Aspergillus flavus sia dall’Aspergillus parasiticus. L’aflatossina M1 è uno dei principali metaboliti dell’aflatossina B1 nell’uomo e negli animali e può essere presente nel latte proveniente da animali nutriti con mangimi contaminati da aflatossina B1.
L’esposizione avviene principalmente attraverso gli alimenti, ma può avere luogo anche per inalazione e per contatto con la pelle, soprattutto in ambiente lavorativo.
È il Regolamento Ue 1881/2006 a fissare i limiti massimi di aflatossine che possono essere presenti nei prodotti alimentari. L’Italia dal 2016 ha adottato il Piano Nazionale di Controllo Ufficiale delle Micotossine per vigilare, anche, sulle aflatossine.
L’Efsa (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) prevede che il cambiamento climatico avrà un impatto sulla presenza di aflatossine negli alimenti in Europa.
Si ribadisce che, poiché le aflatossine sono note per le loro proprietà genotossiche e cancerogene, l’esposizione del consumatore tramite gli alimenti deve essere mantenuta quanto più bassa possibile.