Lo spreco alimentare in Italia è in calo, con il 10,3% di cibo in meno buttato rispetto a un anno fa.
Ma dietro il dato positivo si nasconde uno spreco ancora eccessivo: oltre 7,3 miliardi di euro di alimenti vengono ancora sprecati ogni anno solo nelle case, mentre l’intera filiera del cibo disperso supera i 13,5 miliardi di euro, pari a più di 5 milioni di tonnellate.
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I numero dello spreco alimentare
Questo è il quadro delineato dall’indagine “Il caso Italia 2026“, curata dall’Osservatorio Waste Watcher International. Il documento viene proposto in concomitanza con la 13ª Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, promossa dall’iniziativa di sensibilizzazione Spreco Zero per il 5 febbraio.
Il Paese, dunque, è più consapevole, ma ancora lontano dall’obiettivo fissato dall’Agenda Onu 2030 che chiede di dimezzare lo spreco alimentare entro il 2030.
Da febbraio 2025 a oggi lo spreco alimentare domestico è diminuito di 63,9 grammi a persona a settimana, scendendo da 617,9 a 554 grammi. In media, ogni italiano butta 79,14 grammi di cibo al giorno. Un dato che certifica un miglioramento, ma che non può essere letto in modo autoassolutorio: ai ritmi attuali, l’Italia non centrerà l’obiettivo Onu del -50% entro la fine del decennio.
Il quadro si fa ancora più complesso se si considera l’intera filiera. Oltre agli sprechi domestici (7,3 miliardi), si contano quasi 4 miliardi di euro nella distribuzione, oltre 862 milioni nell’industria e più di un miliardo nei campi, a dimostrazione che il problema non riguarda solo i comportamenti individuali, ma l’intero sistema produttivo.
Chi spreca più cibo oggi
A trainare il miglioramento italiano sono soprattutto i Boomers, nati tra il 1946 e il 1964, che registrano uno spreco medio di 352 grammi a settimana: un dato che li colloca già sotto la soglia richiesta dall’Agenda 2030, con quattro anni di anticipo. All’estremo opposto si colloca la Generazione Z, che arriva a 799 grammi settimanali pro capite, seguita da Millennials (750 grammi) e Generazione X (478 grammi).
Il divario non è solo quantitativo, ma culturale e organizzativo. I Boomers portano con sé un patrimonio di competenze domestiche: pianificazione dei pasti, conservazione del cibo, riuso degli avanzi. Gli Z, invece, pagano una combinazione di fragilità cumulative: meno tempo, più fatica percepita, minore capacità di organizzazione e un più alto senso di insicurezza alimentare.
Il rapporto restituisce anche una mappa territoriale dello spreco. Si spreca meno al Nord (516 grammi settimanali, -7%), di più al Sud (591,2 grammi, +7%), mentre il Centro si colloca poco sopra la media (570,8 grammi, +3%). Spiccano comportamenti più virtuosi nelle famiglie con figli (-10%) e nei Comuni sotto i 30mila abitanti (-8%), dove il legame con il territorio e la gestione domestica sembrano più solidi.
Nella classifica degli alimenti più sprecati dominano i prodotti freschi: frutta (22,2 g), verdura (20,6 g) e pane fresco (19,6 g), seguiti da insalata e ortaggi di base come cipolle, aglio e tuberi. Cibi sani, spesso acquistati in eccesso o mal conservati, che finiscono per essere il simbolo di uno spreco inconsapevole.
Le cause principali dello spreco restano organizzative. Il 38% degli italiani indica la cattiva conservazione del cibo, il 33% la dimenticanza, il 28% il sovra-acquisto. Ma anche qui il fattore generazionale è decisivo: un giovane su due dimentica il cibo fino alla scadenza, contro un Boomer su cinque; il 40% della Gen Z sbaglia le quantità, contro il 17% dei Boomers.
La difficoltà di riutilizzare gli avanzi riguarda il 43% degli Z, ma solo il 22% dei Boomers. Il sovra-acquisto è molto più diffuso tra i giovani.
Cibo sprecato e danno ambientale
Gettare il cibo è un vero e proprio sfregio alla Natura. Wwf Italia rinnova l’allarme contro lo spreco alimentare, “una delle forme più silenziose di perdita di biodiversità: usa e consuma natura senza produrre nutrimento”.
A livello globale, circa 1 miliardo di tonnellate di cibo finisce in pattumiera ogni anno, occupando inutilmente il 30% dei terreni agricoli e consumando 250 km³ di acqua dolce.
L’impatto sul clima è devastante: se lo spreco alimentare fosse un Paese, sarebbe il quinto per emettitore di gas serra nell’Ue.
Ogni alimento buttato porta con sé il peso di habitat trasformati, pesticidi immessi nell’ambiente ed energia sprecata per trasporti e refrigerazione.
Più del 60% degli alimenti sprecati in Europa proviene dalla fase di consumo finale, ovvero dalle abitazioni e dalla ristorazione, e genera oltre il 70% degli effetti ambientali totali associati allo spreco alimentare nel continente.