Caldaie a energia nucleare in casa tra 3 anni in Italia, come funzionano

Dalla collaborazione tra startup e ricerca nasce il progetto per portare l'energia atomica pulita nelle abitazioni entro tre anni

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Giorgia Bonamoneta

Giornalista

Nata ad Anzio, dopo la laurea in Editoria e Scrittura e un periodo in Belgio, ha iniziato a scrivere di attualità, geopolitica, lavoro e giovani.

L’utilizzo del nucleare leggero o domestico non è poi così distante dalla realtà. Un futuro atomico, come in un immaginario Atompunk alla Fallout (serie di videogiochi di casa Bethesda), potrebbe essere vicino. Almeno è quello che ci lascia sognare Fabio Pistella, già presidente del Cnr e direttore generale dell’Enea, l’agenzia nucleare italiana.

Al Kilometro Rosso di Bergamo arriva la startup Prometheus con l’idea: una caldaia che sfrutta l’energia nucleare. Si tratta di una tecnologia certificata e con brevetto, ma soprattutto ripetibile e riproducibile, quindi commerciabile. Dopo mesi di prove, Prometheus ed Enea hanno sottoscritto un accordo di programma per condividere competenze e strutture. Secondo l’Ad Fabrizio Petrucci, questa tecnologia potrebbe essere nelle case italiane entro i prossimi tre anni.

Nucleare in casa entro tre anni

Nella quattro giorni del Kilometro Rosso, a Bergamo, si torna a parlare di nucleare domestico. Secondo Fabio Pistella, esperto del settore nucleare, abbiamo il 70% delle probabilità di arrivare a un’applicazione industriale concreta di una tecnologia come quella sviluppata da Prometheus.

E cos’è Prometheus? Una startup che sviluppa soluzioni tecnologiche per la produzione di energia a basso costo e a basso impatto ambientale e ha brevettato una tecnologia basata su reazioni nucleari a bassa energia, che promette di generare energia a emissioni zero utilizzando solo acqua ed elettricità.

Non è una novità, era stata presentata già lo scorso anno, ma dopo mesi di lavori ora c’è un vero e proprio accordo per sfruttare competenze e strutture per un’industrializzazione e quindi commercializzazione dei prodotti. Tempo di attesa per questa tecnologia nelle case? Circa tre anni.

Il progetto della caldaia nucleare

Non ancora un robot né un’auto nucleare, il primo utilizzo del nucleare domestico potrebbe essere un dispositivo di produzione di calore, una caldaia Una promessa che Prometheus dichiara di poter realizzare entro i prossimi tre anni, mentre per un’applicazione dual-use per propulsione di mezzi civili e militari ci vorrebbero invece circa cinque anni.

Prometheus avrebbe infatti certificato una tecnologia che utilizza le LENR, ovvero Low Energy Nuclear Reactions o “fusione fredda”. La società dichiara di aver ottenuto un bilancio energetico positivo pari a 1,5 di energia termica, insieme a pressione e idrogeno, da una reazione che coinvolge acqua, sale ed elettricità. Dopo mesi di prove tecniche è stato certificato il risultato e quindi la startup ha ottenuto un accordo con Enea per riprodurre questa tecnologia.

Il primo prodotto su cui si concentreranno sarà lo sviluppo di una caldaia. Una scelta che potrebbe legarsi al tema dell’autonomia energetica industriale.

Un progetto davvero realistico?

Guardando alla comunità scientifica, c’è tanta eccitazione quanto scetticismo. Quando si parla di LENR, come ricorda Notiziario Finanziario, ci sono dei problemi che tornano con frequenza come la calorimetria, cioè la misura dell’energia termica in uscita e la tenuta del bilancio energetico; la riproducibilità indipendente, perché molti risultati positivi vengono descritti come intermittenti e fortemente sensibili alle condizioni del materiale e della procedura; la coerenza tra il calore rivendicato e le firme nucleari attese, cioè neutroni, gamma, elio o altri prodotti.

Un ultimo punto è la mancanza di un quadro teorico condiviso che spieghi in maniera convincente come un fenomeno del genere possa avvenire senza mostrare i segnali che la fisica nucleare standard si aspetterebbe.

Secondo questo racconto alternativo al registro positivo di Prometheus, la strada tra parole e realtà è ancora lunga e forse ci potrebbero volere ben più di tre anni. Non ci resta che attendere gli sviluppi dell’annuncio industriale e il suo passaggio a tecnologia concreta.

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