Dai metanodotti all’idrogeno, come cambierà la rete energetica italiana entro il 2030

Snam ha il compito di riadattare la rete gas attualmente in uso, in favore dell'idrogeno. Si partirà dall'industria per poi arrivare alle case: in cosa consiste il piano.

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Danilo Supino

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Se una rete è già esistente, perché sostituirla quando è meglio riadattarla. Questo è il progetto che l’Italia sta portando avanti guidata da Snam che mira a trasformare una parte della rete che oggi trasporta gas naturale in una nuova infrastruttura dedicata all’idrogeno. Il progetto, inserito nel Piano Strategico 2026-2030, prevede un investimento iniziale di 200 milioni di euro per sviluppare l’Italian H2 Backbone, una dorsale lunga circa 1.900 chilometri destinata a collegare alcune delle principali aree industriali e infrastrutturali del Paese. L’obiettivo è preparare la rete energetica italiana a uno scenario in cui l’idrogeno possa affiancare elettricità, gas naturale e biometano nei processi industriali più difficili da decarbonizzare.

Una nuova rete senza costruire tutto da zero

Il punto centrale del progetto riguarda il riutilizzo delle infrastrutture esistenti. Invece di costruire una rete completamente nuova, Snam punta a riconvertire una quota significativa dei metanodotti già presenti sul territorio nazionale.

La società gestisce oggi oltre 38.000 chilometri di infrastrutture per il trasporto del gas. Secondo le stime del progetto, circa il 60% della futura rete dell’idrogeno potrebbe essere ottenuto attraverso l’adeguamento delle condotte esistenti, limitando gli interventi di nuova costruzione ai tratti realmente necessari. Questo approccio consente di ridurre sia i costi sia l’impatto ambientale delle opere.

Cos’è l’Italian H2 Backbone

L’Italian H2 Backbone è pensato come una dorsale nord-sud che sfrutta i principali corridoi energetici già presenti nel Paese.

 

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La rete collegherà i punti di ingresso dell’energia nel Mezzogiorno con le aree industriali del Centro e del Nord Italia. Un ruolo importante sarà svolto dagli approdi energetici del Sud, già oggi utilizzati per il gas naturale proveniente dal Mediterraneo, e dai grandi distretti produttivi della Pianura Padana.

 

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L’obiettivo non è soltanto trasportare idrogeno tra diverse regioni, ma creare una rete capace di collegare poli industriali, impianti di produzione da fonti rinnovabili, aree portuali e futuri hub logistici. In questo modo l’infrastruttura potrebbe diventare una delle colonne portanti della futura economia dell’idrogeno italiana.

Quanto vale l’investimento

Nel Piano Strategico 2026-2030 il progetto rappresenta una delle principali iniziative dedicate alle nuove molecole energetiche.

L’investimento iniziale annunciato da Snam ammonta a 200 milioni di euro, mentre l’intero piano industriale prevede 14 miliardi di euro di investimenti entro il 2030. Accanto all’idrogeno trovano spazio anche biometano, digitalizzazione delle infrastrutture, efficienza energetica e sistemi per la cattura e lo stoccaggio della CO₂.

A supporto dell’iniziativa è arrivato anche il sostegno europeo. La Commissione europea ha approvato un cofinanziamento da 24 milioni di euro destinato alle attività preparatorie e agli studi necessari per lo sviluppo della rete italiana dell’idrogeno.

Perché l’idrogeno interessa soprattutto l’industria

L’idrogeno non è destinato a sostituire il gas nelle abitazioni. Le principali applicazioni riguardano infatti l’industria pesante, dove l’elettrificazione presenta maggiori difficoltà.

 

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Acciaierie, chimica, fertilizzanti, raffinerie e trasporto pesante sono alcuni dei settori considerati prioritari. In questi comparti l’idrogeno viene visto come uno dei possibili strumenti per ridurre le emissioni senza compromettere la continuità produttiva.

La creazione di una rete nazionale dedicata consentirebbe di trasportare grandi volumi di energia tra i luoghi di produzione e quelli di consumo, svolgendo per l’idrogeno un ruolo simile a quello che i gasdotti hanno avuto per il metano negli ultimi decenni.

Il ruolo dell’Italia nel progetto europeo

La rete italiana non nasce, però, come un’infrastruttura isolata. L’Italian H2 Backbone è parte del più ampio SoutH2 Corridor, il corridoio energetico che punta a collegare il Mediterraneo con i principali distretti industriali dell’Europa centrale.

In questo scenario l’Italia potrebbe assumere una posizione strategica come piattaforma di transito e distribuzione dell’idrogeno verso il resto del continente.

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