San Marino, quali tasse pagano i frontalieri italiani e come funzionano i contributi

I frontalieri italiani che lavorano a San Marino devono pagare le imposte due volte. Ma ci sono delle soluzioni per abbattere i costi

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Pierpaolo Molinengo

Giornalista

Giornalista specializzato in fisco, tasse ed economia. Muove i primi passi nel mondo immobiliare, nel occupandosi di norme e tributi, per poi appassionarsi di fisco, diritto, economia e finanza.

Quando si visita la Repubblica di San Marino non sembra di essere all’estero: si supera il confine senza enormi barriere, come se si passasse da un comune all’altro. Ma da un punto di vista strettamente fiscale, chi vi dovesse lavorare è soggetto a una tassazione concorrente in entrambi i Paesi, che viene in parte mitigata da una serie di meccanismi per evitare la doppia imposizione.

I frontalieri, sulla busta paga sammarinese, si vedono addebitare l’Igr, che corrisponde all’Irpef nostrano. Questa imposta, però, non esonera dall’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi in Italia e dal pagare le tasse anche qua.

Come funzionano le tasse a San Marino

A regolamentare la tassazione per le persone fisiche a San Marino è l’Imposta generale sui redditi (Igr), che il datore di lavoro trattiene direttamente dalla busta paga. Con una recente riforma – nello specifico attraverso la Legge 141/25 – il sistema è stato riformato. Le novità sono entrate in vigore proprio nel 2026.

L’Igr prevede un’imposta progressiva. Funziona, in altre parole, nello stesso modo dell’Irpef italiana, anche se gli scaglioni sono completamente differenti. Nella tabella sono riportate le aliquote e i relativi scaglioni.

Reddito imponibile Aliquota Igr
Fino a 10.000 euro 9%
Da 10.000 a 18.000 euro 13%
Da 18.000 a 28.000 euro 17%
Da 28.000 a 38.000 euro 21%
Da 38.000 a 50.000 euro 25%

Il ruolo della Smac Card

La riforma è andata a impattare anche sul meccanismo di funzionamento della San Marino Card (Smac): fino allo scorso anno era un onere deducibile e serviva a ridurre l’imponibile. Adesso è diventata una detrazione d’imposta, che, in altre parole, taglia le imposte da pagare.

La Smac è una carta prepagata e di sconti che è stata promossa dalla Segreteria di Stato per le Finanze della Repubblica di San Marino, il cui scopo è quello di incentivare i consumi interni al territorio sammarinese.

Permette di accumulare degli sconti presso gli esercizi convenzionati che variano dal 2% al 10%. Per chi risiede o lavora in loco questo strumento ha un valore fiscale fondamentale, proprio perché permette di ridurre l’imposta generale sui redditi.

Quali tasse si pagano in Italia lavorando a San Marino

Per i frontalieri residenti in Italia che lavorano a San Marino le regole che disciplinano la tassazione sono disciplinate dal Tuir, il Testo Unico delle Imposte sui Redditi e dagli accordi bilaterali che sono stati sottoscritti tra i due Paesi per evitare le doppie imposizioni.

Franchigia Irpef

L’agevolazione principale a cui può accedere un frontaliere che lavora a San Marino è la franchigia Irpef: una parte del reddito lordo sammarinese non viene tassato in Italia. A partire dal 2024, fino ad un importo pari a 10.000 euro, non si pagano le imposte (in precedenza era 8.000 euro).

Questo significa che, a fronte di un reddito maturato a San Marino pari a 30.000 euro, l’Agenzia delle Entrate calcolerà l’Irpef solo su 20.000 euro, ossia 30.000 – 10.000.

Il credito d’imposta

Il fisco italiano riconosce un credito sulle imposte pagate all’estero per evitare che lo stipendio percepito a San Marino venga tassato due volte. In altre parole è necessario calcolare l’Irpef dovuta in Italia sul reddito ridotto della franchigia: da questo importo è necessario sottrarre l’Igr che è stata versata a San Marino.

Il credito, però, non può superare la quota di imposta italiana da corrispondere sul reddito maturato: nel caso in cui quanto versato oltre frontiera dovesse essere più alto di quanto si deve in Italia, la differenza non viene rimborsata.

Addizionali regionali e comunali

I contribuenti residenti in Italia oltre all’Irpef ordinaria devono versare anche le addizionali regionali e comunali: queste devono essere calcolate sulla base imponibile italiana (che, come abbiamo visto, è al netto della franchigia da 10.000 euro).

Obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi è un obbligo

Essere un lavoratore frontaliere a San Marino e vedersi trattenere le imposte direttamente dalla busta paga non esonera dall’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi anche in Italia.

Nel Modello 730 o nel Redditi Pf, infatti, è necessario indicare il reddito maturato oltre frontiera (generalmente vanno utilizzato il quadro C del 730 o il quadro RC del Modello Redditi).

Quando lo stipendio viene accreditato su un conto sammarinese è necessario dichiararlo nel quadro RW per il monitoraggio delle attività estere, a meno che non sia un rapporto bancario d’appoggio e non vengano superate alcune soglie di giacenza media annua.

Nel caso in cui questa dovesse essere superiore a 5.000 euro deve essere pagata l’Ivafe, l’imposta sul valore delle attività all’estero, che corrisponde all’equivalente dell’imposta di bollo italiana sui conti correnti (pari a 34,20 euro).

Quali sono gli obblighi previdenziali

A regolamentare il regime previdenziale e pensionistico dei frontalieri, che prestano servizio a San Marino, è una Convenzione Bilaterale di Sicurezza Sociale.

I contributi versati all’Istituto per la Sicurezza Sociale (Iss) di San Marino (è il loro istituto di previdenza) e quelli versati all’Inps in Italia non si perdono, ma vengono sommati per raggiungere il diritto alla pensione tramite la totalizzazione internazionale.

Perché la convenzione venga attivata è necessario aver maturato almeno un anno di contributi sia a San Marino che in Italia.

Ogni Stato erogherà la propria quota di pensione in proporzione ai periodi assicurativi effettivamente maturati nel proprio territorio. Al termine della carriera, il lavoratore riceverà quindi due assegni previdenziali: uno sammarinese e l’altro italiano.

Lavoratori frontalieri in smart working

Al momento non esiste un accordo bilaterale permanente tra Italia e San Marino che permetta il telelavoro strutturale senza impatti sulla residenza fiscale o sulle agevolazioni (come la franchigia).

Mentre l’Italia ha ratificato, con la Legge 217/2025, la possibilità per i frontalieri svizzeri di lavorare da remoto fino al 25% del tempo, per San Marino si è ancora in una fase di trattativa diplomatica.

Senza un accordo specifico, lo smart working prolungato dall’Italia può causare la perdita dello status di frontaliere. In tal caso, il reddito potrebbe essere tassato interamente in Italia secondo il principio della residenza fisica, perdendo il diritto alla franchigia dei 10.000 euro prevista per chi lavora quotidianamente all’estero Fiscomania.

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